Semplicemente “dominante”. Basta quest’aggettivo per definire Nico Rosberg e la sua inarrestabile “cavalcata” odierna, che ha fruttato un inappellabile “Grand Chelèm” per il pilota della Mercedes.
In testa dall’inizio alla fine, autore di un giro più veloce in gara anni-luce davanti al migliore degli avversari, è stata per il leader del Mondiale (con il “filotto” di 100 punti) una “splendida noia”, dove s’è dovuto solo limitare a gestire il vantaggio sugli inseguitori.
E quando Lewis Hamilton (caparbiamente 2° dopo una gara complicata dalla partenza in decima posizione), che stava mettendo il “sale nella coda” al compagno di squadra, arrivando a poco meno di 8 secondi dal team-mate, è stato “richiamato all’ordine” dal box a causa di una perdita di pressione nel circuito di raffreddamento della Power Unit (che era, dopo la sostituzione, quella impiegata fin dal primo appuntamento stagionale in Australia), la gara s’è virtualmente “congelata” nelle posizioni che contano.
Terzo posto per la Ferrari di Kimi Raikkonen: il “minimo sindacale” per un pilota che oggi è sembrato completamente “abulico”, beffato alla ripartenza dalla safety-car sia da Bottas (4° al traguardo con la Williams, davanti al compagno Felipe Massa, dopo un inizio promettente, che lo ha visto anche al 2° posto, che ha però pagato il cronico problema d’usura pneumatici, dovuto allo scarso carico aerodinamico, della monoposto di Grove), che è riuscito a conquistare il podio grazie alla sosta ai box.
Safety-car intervenuta a seguito dell’incidente provocato dalla Red Bull di Kvyat,

che con due tamponamenti assolutamente evitabili, ha estromesso l’altra Ferrari di Sebastian Vettel. Manovra questa sanzionata con “soli” 10 secondi di penalità ai box (e -3 punti sulla patente FIA), e che avrebbe meritato una pena ben più severa, e che fa rivalutare anche le dinamiche del precedente episodio accaduto in Cina.
Probabilmente il russo sta dimostrando di non avere i nervi abbastanza saldi “da pilota di Formula Uno”, mostrando spocchia e poca umiltà nelle interviste con la stampa, conscio forse del fatto di aver perso il sedile della Red Bull a vantaggio del talento Max Verstappen (oggi ritiratosi quando si trovava in una buonissima 6^ posizione in classifica).
A punti, con entrambe le vetture, troviamo finalmente le due McLaren Honda di Alonso (6°) e Button (10°), bravi nello sfruttare le circostanze e nel regalare una boccata d’ossigeno importante al team anglo-nipponico, la Renault di Magnussen (7°, che regala così i primi punti dell’anno per il Costruttore francese), la Haas di Grosjean (8°) e la Force India di Perez (9°).
Disastrosa, oggi, la Red Bull, che dopo il “patatrac” di Kvyat s’è complicata il weekend impiegando gli pneumatici Medium White su un circuito dove non funzionavano assolutamente.
Alcuni “appunti” tecnici: in staccata si notava quanto la luce posteriore della Mercedes di Hamilton si accendesse di più rispetto agli avversari, segno che il pilota inglese “alzava il piede” per recuperare più energia dall’ERS, dimostrando come, su questo particolare aspetto, la “stella a tre punte” sia assolutamente davanti a tutti.
Si è continuata a vedere la cronica incapacità delle Ferrari nel mandare velocemente in temperatura, sfruttandole al meglio, le gomme Pirelli, nonostante la temperatura del tracciato più elevata del weekend (41°); è sembrata andare meglio con le gomme Soft Yellow rispetto alle SuperSoft Red, ma il distacco dalle “frecce d’argento” è sembrato, qui in Russia, ben più ampio rispetto alle ultime uscite.
Per il prossimo appuntamento Mondiale si ritorna in Europa, per il Gran Premio di Spagna: pista probante per le monoposto, dove si potranno vedere delle gerarchie di valori “più definiti”, e dove tanti team porteranno i primi, importanti, aggiornamenti.
E dove Ferrari ed Hamilton saranno chiamati ad una “prova d’appello” fondamentale per le loro ambizioni di successo.

Di Giuseppe Saba

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