Mick Schumacher. Solo nel leggere queste due parole l’anima di un qualsiasi tifoso che ha ammirato le gesta del padre, si scalda e come per magia, inizia a battere il cuore all’impazzata. Un emozione intensa.

Ebbene questo vale anche per il giovane Mick, il cui peso del cognome è sia un sogno che una dura convivenza. Portare in eredità dal papà ben 7 titoli mondiali è un fardello difficile da sostenere e come qualunque figlio d’arte Mick avrebbe potuto scegliere la strada “facile” e proiettarsi immediatamente in Formula 1.

Il 21enne tedesco,invece, grazie al sostegno della sua famiglia,di tutto l’entourage e con sulle spalle anche il dolore per le condizioni fisiche di papà Michael, ha scelto di percorrere gradino per gradino il suo percorso verso la meta più ambita ma anche il più faticosa da raggiungere: la Formula 1

Classe 1999, stesso anno nel quale ricorderemo il tragico incidente del padre a Silverstone, nel periodo più buio vissuto da Schumi senior in Ferrari. Ragazzo dolcissimo e sensibile, carattere ereditato da mamma Corinna ma dal talento, forse non ancora esploso, del padre Michael.

Un paragone assai azzardato, ma che il cognome per motivi differenti porta tutti noi a voler a tutti i costi rivedere quanto visto nel padre, nel figlio. Severo e duro nel proteggere la propria famiglia, papà Michael aveva persino deciso di iscrivere ai Kart il piccolo Mick con il cognome della madre e moglie, Corinna Betsch: un modo per proteggere e far crescere nella totale tranquillità il figlio, consapevole che anche nelle sue vene scorreva il DNA per le corse.

Come si dice, buon sangue non mente. Mick ha vinto la sua prima gara in Formula 2 lo scorsa domenica all’Hungaroring. Quasi una coincidenza visto che il suolo ungherese è stato il lungo dove, nel 2004, papà Michael trinfò e si garantiì il match point per la vittoria del suo ultimo titolo mondiale con la Ferrari (vinto matematicamente la gara successiva in Belgio).

Mick Schumacher

I gesti e l’esultanza di Mick appena sceso dalla sua monoposto targata Prema, erano talmente simili da permettere a molti tifosi di fare un salto nel passato e ricordarne la somiglianza con papà Michael. L’abbraccio con mamma Corinna,un punto di riferimento insostituibile ,visibilmente commossa ai piedi del podio, è stato un momento di estrema emozione e ha fatto stringere il cuore a tanti tifosi.

Anche Sabine Kehm, che assiste in modo scrupoloso Michael dal quel “maledetto” incidente sugli sci targato dicembre 2013, rimane un faro importante nel percorso di Schumi jr , convinta che il giovane tedesco abbia la necessità di fare progressi “step by step”.

“Aver vinto la mia prima gara è una buona cosa. Sono felice che mia mamma, mia sorella e mia nonna fossero qui a vedermi. Devono venire più spesso… La Formula 1? Non so se sarà tra un anno, tra due o chissà. So solo che devo lavorare ancora molto su me stesso e avere anche fortuna”.

Mick Schumacher dopo la vittoria in Ungheria 

Sono davvero rari i casi in cui una vittoria in una Formula minore ha riscosso tanta attenzione come quanto successo con la vittoria di Mick in Formula 2 domenica all’Hungaroring. Per Schumi Jr non è cosa nuova: accadde già quando in tenera età correva e vinceva nei Kart (protetto dal cognome della madre Corinna) oppure nei primi anni in Formula 4 e Formula 3.

In quei periodi aleggiava sempre un eccessivo entusiasmo accompagnato di molti dubbi verso il giovane Mick da parte di molti che non lo ritenevano un talento cristallino come il padre e nemmeno confrontato a Max Verstappen o Charles Leclerc.

L’arma in più di Mick in questi anni è stata la pazienza e la capacità di assorbire quanta più esperienza possibile passo per passo: infatti dopo un anno e mezzo è riuscito a conquistare la sua prima vittoria e il titolo continentale in Formula 3 nel 2018. Stesso percorso intrapreso anche in Formula 2 quest’anno: dopo 8 gare è riuscito a portare a casa il primo trionfo nella seconda serie.

La gara 2 (o Sprint race) vinta da Mick Schumacher è stata gestita in modo intelligente e sopratutto impeccabile: il tedesco partito in Pole (poiché arrivato ottavo in gara 1 o Feature race) ha gestito il primato per tutti i 28 giri di gara, non commettendo errori e inseguito per tutto l’arco della gara dall’esperto pilota Matsushita del team Carlin Racing.

Il passo successivo per Mick si chiama Formula 1 ed è il più impervio. La vittoria in Ungheria potrebbe essere un punto di svolta per la carriera del giovane tedesco, ma le porte per la Formula 1 difficilmente di aprirebbero per lui prima del 2021.

Per i più nostalgici, nel 2021 si ricorderebbero i 30 anni dal debutto di Michael Schumacher in Formula 1, un pilota che ancora vive nelle anime dei tifosi ferraristi, speranzosi di rivedere ancora il suo sorriso dopo 6 anni dal terribile incidente sulle nevi e dove la famiglia continua a tenere segrete con puntigliosa riservatezza, le sue condizioni di salute.

Pare quasi un segno, un dono del destino: la settimana antecedente il trionfo in Ungheria, Mick aveva portatato in pista ad Hockenheim la F2004 di papà Michael, che ha emozionato il pubblico sugli spalti, lo era persino lo stesso Mick, senza farlo notare troppo, impegnato a portare in pista, con orgoglio, l’iridata Ferrari del papà che gli regalò il settimo titolo iridato, entrando nella storia come pilota più vincente della Formula 1.

Mick Schumacher

Siamo troppo nostalgici o è un chiaro segno del destino?

Credere nel destino è quasi paragonabile a credere nelle favole. Il segreto per Schumi jr, ora, è quello di cercare di evitare che la pressione di un nome lo allontani dagli obiettivi del suo percorso di crescita nella sua carriera ma sopratutto il duro lavoro,parlando di favole, è la migliore delle “pozioni”.

Una “seconda mamma” è pronta ad accogliere il giovane Mick: la Ferrari. Far parte del programma giovani (Ferrari Driver Academy) è stato un toccasana ed è una delle tante dimostrazioni del grande e stretto legame tra la scuderia del Cavallino e la famiglia Schumacher.

E in tutto ciò, si dice che Mick racconti ogni particolare, ogni dettaglio delle sue esperienze in pista a papà Michael e che lui senta le sue parole….

Giuly Bellani