Vettel ha ammesso che i rapporti con la scuderia nell’ultimo anno si sono deteriorati e ha svelato altri retroscena sul suo presente e futuro in un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Zeit.

“La storia d’amore è ormai finita”. Parole dure, quelle di Sebastian Vettel , ma non inaspettate, in cui è racchiusa tutta l’amarezza di una stagione trascorsa all’insegna della crisi. Crisi di prestazioni e di relazioni. Gli attriti erano già cominciati dopo l’annuncio, prima dell’effettivo inizio del campionato, che il rapporto tra il pilota quattro volte campione del mondo e la Scuderia di Maranello sarebbe terminato alla fine del 2020, in concomitanza con la scadenza del contratto del tedesco. Un fulmine a ciel sereno sia per i tifosi che per il diretto interessato, che aveva subodorato un atmosfera poco propizia negli strascichi della stagione 2019, ma non credeva che la società si sarebbe rivalsa su quella che era stata la sua punta di diamante nei cinque campionati precedenti. E che per poco non portava pure a casa un titolo contro le imbattibili Mercedes.

Ma l’arrivo di Leclerc in Ferrari e le sue prestazioni fenomenali hanno sconvolto tutti gli equilibri. Già nella seconda parte del 2019 non era ben chiaro a chi spettasse il titolo di prima guida, complici anche delle performance non eccezionali di Vettel, al punto che sempre più spesso durante le gare si optava per strategie che favorissero il monegasco. In Russia Vettel, in testa al Gran Premio, si è rifiutato di lasciar passare il compagno di squadra a cui aveva soffiato la prima posizione alla partenza; a Singapore ha preteso l’undercut che gli ha permesso di guadagnare la posizione su Leclerc, in una serie di tensioni che sono culminate nel fatidico GP del Brasile, dove in una lotta d’orgoglio i due piloti Ferrari si sono scontrati ponendo fine alle rispettive gare. E forse anche alla carriera di Vettel sulla rossa. La mancanza di fiducia percepita dal pilota tedesco è stata confermata dall’ufficializzazione della rottura a inizio 2020, che ha posto le basi per una stagione da separati in casa, all’insegna dei conflitti. Questi non hanno intaccato il rapporto tra compagni di squadra, che si sono scambiati vicendevoli parole di stima in diverse occasioni pubbliche, ma hanno compromesso irrimediabilmente le relazioni, già poco serene, con la dirigenza, in particolare con Mattia Binotto. Il Team Principal Ferrari è stato al centro di un ping pong di dichiarazioni al vetriolo a mezzo stampa con il tedesco, in cui le due parti si sono rinfacciate le colpe di un’annata così fallimentare. Già, perché le scarse prestazioni della SF1000 non hanno fatto che gettare benzina sul fuoco, aumentando la frustrazione di Vettel che in più di un’occasione si è dimostrato insofferente persino nei confronti del suo storico ingegnere di pista Riccardo Adami, con cui da anni ha un buon rapporto.

Vettel

“Il 2020 è stata una stagione difficile” ha confidato Vettel a Zeit. “E ammetto di aver avuto dei dubbi sulle mie capacità. Non ho ottenuto buoni risultati quest’anno e anche il rapporto con il team non è dei migliori.” Insomma, da queste dichiarazioni emerge un pilota che, nonostante l’esperienza, sembra aver patito molto i duri colpi all’autostima subiti negli ultimi due anni, che hanno intaccato profondamente la sua motivazione.

Tuttavia, il podio ottenuto magistralmente in Turchia ha riacceso la fiducia e le speranze per il futuro e Vettel non solo ha affermato di sentirsi motivato per le restanti tre gare della stagione, ma anche di essere entusiasta all’idea della nuova avventura in Aston Martin, che lo attende nel 2021. “Credo che il progetto Aston Martin apra molte possibilità” ha confessato il tedesco. “Non saremo da subito in vetta, ma sono certo che troverò tutto un altro ambiente con altri obiettivi, come quello di aiutare il team a migliorare.”

Il pilota trentatreenne, che ha ammesso di aver siglato un triennale con la casa britannica, pone dei limiti alla sua longevità sportiva e non si vede ancora al volante a 40 anni: “Sarò in pista per altri tre anni, ma non voglio ritrovarmi ancora a correre a 40 anni, perciò mi rimangono tra i tre e i sette anni in Formula 1”.

A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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