Il Team Principal della Mercedes ha commentato le parole di Lewis Hamilton, che ha definito la F1 un “club di miliardari” poco accessibile per i non ricchi.

Uno dei mali peggiori che colpiscono la F1 e, in generale, il motorsport moderno sono gli altissimi costi necessari per poter arrivare a competere nelle categorie più importanti e prestigiose. Se da un lato l’automobilismo ha storicamente rappresentato uno degli sport più elitisti del panorama globale, dall’altro negli ultimi anni i costi necessari per competere nelle categorie propedeutiche sono aumentati vertiginosamente: basti pensare che, secondo stime generali, per disputare una stagione di F3 un pilota deve portare almeno un milione di Euro, mentre per la F2 si parla addirittura del doppio. La situazione si sta dunque facendo sempre più ardua per i ragazzi di origine più umile, per i quali pochi giorni fa ha speso un pensiero Lewis Hamilton, le cui difficoltà economiche negli anni del karting sono ben note.

Intervistato da AS, Il sette volte campione del mondo ha richiamato l’attenzione nei confronti del problema dell’inaccessibilità della F1, specialmente per chi non ha una famiglia ricchissima alle spalle: “Per me oggi viviamo in una situazione in cui la F1 è diventata un club di ragazzi miliardari. Tornando indietro e pensando alle mie origini di ragazzo della working class, oggi non riuscirei mai ad arrivare in F1. In nessun modo. Tutti i ragazzi contro cui dovrei correre avrebbero moltissimi soldi in più. Penso che per il futuro dello sport si debba lavorare per cambiare la situazione. Bisogna rendere lo sport più accessibile, sia per i ricchi che per coloro che provengono da una famiglia più umile”.

Le parole di Hamilton hanno sicuramente trovato molti sostenitori, tra cui anche Toto Wolff. Il Team Principal della Mercedes, citato da Autosport, ha detto al riguardo che: “Ciò che rende questo sport così interessante è il fatto che, anche quando non si corre, riesce a creare delle storie. Da sempre i piloti provengono da background diversi, e penso che tutti abbiano una storia personale e problemi da affrontare. Dubito che per i ragazzi più privilegiati sia sempre tutto più semplice, perché anche loro devono affrontare i propri demoni. Ciò che credo si possa fare è assicurarsi di rendere le categorie propedeutiche meno costose, così che chi non ha un sostegno economico possa avere successo in esse. Serve che tutte le grandi scuderie di F1 identifichino questi ragazzi, piuttosto che assistere ai costi che vediamo oggi nel karting, dove una buona stagione costa 250.000 Euro, o in F4 – 500.000 Euro a stagione – o in F3, dove si raggiunge il milione di Euro. Tutto ciò è assurdo e deve fermarsi, perché vogliamo che lo sport sia accessibile per i bambini interessati ai kart e vogliamo dar loro l’opportunità di correre con budget molto inferiori”.

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