Ad una settimana da Melbourne valutiamo lo stato di forma dei top team. La Mercedes resta la favorita ma Ferrari e Red Bull vogliono essere della partita.

Il mondiale di Formula 1 targato 2020 è ormai alle porte. Tra una settimana esatta avrà luogo la conferenza stampa del Gran Premio d’Australia, mentre nella notte tra giovedì e venerdì per noi italiani scatteranno le prime due sessioni di prove libere. Da quel momento in poi inizieremo a capire i valori in campo, nell’attesa che le power unit vengano spinte al massimo nel Q3 di sabato mattina. E da allora non sarà più ammesso nascondersi per nessuno. I test di Barcellona ci hanno offerto uno scenario poco chiaro, con tutte le squadre che si sono nascoste molto più che nel passato. La favorita è ovviamente la Mercedes con Red Bull targata Honda e Ferrari pronte a battersi per il primato.

La nostra analisi sugli stati di forma dei top team parte ovviamente dal team campione del mondo, che ha dominato dal 2014 portando a casa sei mondiali piloti consecutivi ed altrettanti costruttori. Lewis Hamilton scenderà in pista con una motivazione ancor maggiore, in quanto un nuovo titolo potrebbe portarlo ad eguagliare i sette allori di Michael Schumacher. Valtteri Bottas ha disputato un 2019 in crescendo e vuole continuare la propria ascesa, si tratta dunque di una coppia di piloti collaudata ma dalle chiare gerarchie. La W11 ha estremizzato i concetti già vincenti della sua antenata, ”dimagrendo” ulteriormente al posteriore con delle pance strettissime ed una nuova power unit con annesso sistema di raffreddamento totalmente ridisegnato. Se dal punto di vista velocistico appare chiaro che sia l’auto da battere, qualche grattacapo è arrivato dall’affidabilità. Nella seconda settimana Hamilton ha avuto una perdita d’olio nel corso della sua simulazione di gara, dovendo cambiare l’intera unità. Un problema identico ha colpito le Williams, sia con George Russell che con Nicholas Latifi. Un guasto ha portato al cambio di motore anche sulla monoposto di Bottas nel corso dei primi giorni, per cui la situazione non appare rosea come nelle scorse stagioni. La freccia d’argento parte con certezze ben note sul fronte della performance, ma non è detto che tutto il potenziale possa venir fuori sin da Melbourne, a patto di rischiare un doppio ko. A far discutere durante i test invernali è stato il sistema DAS, giudicato legale dalla FIA e che potrebbe dare importanti vantaggi alla Stella. Il sistema non sarà sfruttato in ogni gara, per cui è interessante valutare la differenza di rendimento che la W11 avrà grazie alla genialata di James Allison.

Passando alla Red Bull si evince che il team di Milton Keynes sarà un avversario durissimo per Mercedes e Ferrari. La punta di diamante è ovviamente Max Verstappen, fenomeno giunto alla sua maturazione definitiva e che pare aver già trovato un discreto feeling con la RB16. Il nuovo gioiello di Adrian Newey si è subito fatta notare per il grande lavoro di rastremazione al posteriore e al musetto anteriore, dove spuntano due canali che hanno catturato l’attenzione di esperti e tecnici. A Barcellona si è vista una vettura in grado di portare una velocità spaventosa in curva e di mantenerla in percorrenza, ma spesso l’abbiamo vista fuori pista. Sia Max che Alexander Albon si sono spinti oltre i limiti della monoposto, finendo per insabbiarsi nella ghiaia. La sensazione è che il potenziale sia elevatissimo ma che il team stia lavorando molto sodo per estrarlo, anche a rischio di fare qualche danno di troppo. Le parole dei vertici Christian Horner ed Helmut Marko non lasciano dubbi, la Red Bull va in Australia per lanciare la sfida a Mercedes e Ferrari e lottare per la vittoria.

Passando proprio al Cavallino, i dubbi sono obiettivamente tanti. La SF1000 è apparsa come una vettura solida per quanto riguarda l’affidabilità, avendo percorso il maggior numero di chilometri nel corso della seconda settimana. Un piccolo guasto ha colpito Sebastian Vettel nel secondo giorno di test, ma si trattava di una fascetta che ha portato alla sostituzione preventiva della power unit. Passando al lato prestazione, la Ferrari non ha mai cercato chiaramente la prestazione, limitandosi alla simulazione del passo gara pur calzando spesso le gomme Soft e tentando qualche time attack con carico di benzina. La velocità nelle curve lente sembra sensibilmente migliorata, segno che il lavoro sul carico aerodinamico ha avuto i suoi frutti. La mancanza maggiore è relativa alle top speed, dove la rossa ha pagato dazio dai rivali. La nuova monoposto crea un’eccessiva resistenza all’avanzamento, anche se va sottolineato che la power unit non è mai stata spinta al massimo e che l’Alfa Romeo Racing è stata di circa 20 km/h più rapida a parità di motore. Pura fantascienza. Charles Leclerc ha dichiarato che molti problemi della passata stagione sono stati risolti, ma non è sicuro che questo basterà. Lapidario il commento di Mattia Binotto, secondo il quale nelle prime gare non si lotterà per la vittoria. Bleuff o triste verità? Solo l’Australia toglierà ogni dubbio, con una nuova stagione di Formula 1 che è pronta a spegnere i semafori. E le sorprese non mancheranno.

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