Nel giovedì di Gedda Lewis Hamilton ha affermato che vincere il mondiale contro Verstappen rappresenterebbe la sua impresa più significativa.

L’approdo della F1 sul nuovissimo circuito di Gedda significa una cosa sola: siamo finalmente arrivati alle battute finali del campionato 2021, uno dei più combattuti ed emozionanti della storia recente del circus. Inevitabilmente, durante i GP dell’Arabia Saudita e di Abu Dhabi a catalizzare l’attenzione saranno i due contendenti al titolo mondiale, Max Verstappen e Lewis Hamilton, separati da appena otto punti in classifica. Per questo weekend le alte velocità del circuito saudita sembrano favorire, almeno sulla carta, la Mercedes piuttosto che la Red Bull, ma in questa stagione le due scuderie e i rispettivi piloti hanno ribaltato troppe volte i pronostici per poter fare delle previsioni. E di ciò è consapevole anche il sette volte campione del mondo, che ha sottolineato come un’eventuale vittoria del titolo contro l’olandese e il team anglo-austriaco rappresenterebbe la sua più grande impresa in carriera.

“Questa lotta è diversa dalle altre…” – ha detto Hamilton durante la conferenza stampa del giovedì – “…prima di tutto perché i due team sono vicinissimi, poi perché noi stiamo cercando di ottenere qualcosa di storico, dato che nessuno ha mai vinto otto titoli di fila. Allo stesso tempo sono più tranquillo che mai, dato che sono qua da molti anni e ne ho già vissute altre. Ricordo le notti insonni prima dei miei primi due o tre titoli, ma ora sono molto più sicuro di me stesso e mi sto impegnando come non mai. […] Se il titolo di quest’anno sarebbe il più importante della mia carriera? Sì, lo sarebbe, perché nessuno ha mai fatto qualcosa del genere prima e perché arriverebbe dopo una delle battaglie più combattute e dure che la F1 abbia vissuto in parecchio tempo. Sarebbe la vittoria più significativa, considerando anche che ci troviamo in mezzo ad una pandemia che ci ha costretto ad affrontare nuove sfide”.

Hamilton

L’inglese ha poi sottolineato il grande lavoro svolto dalla Mercedes per permettergli di rientrare in lotta per il mondiale: “Il team dice che ho alzato l’asticella? Onestamente, non so se sono d’accordo. Non credo di aver raggiunto un livello superiore, penso di star fornendo buone prestazioni in generale. Forse in Brasile ho trovato qualcosa di diverso, ma che sicuramente ho già fatto prima, perché nella mia carriera ho rimontato molte volte dal fondo. Però mi piace pensare di essermi comportato bene nell’arco del campionato, anche se non si smette mai di imparare cose nuove riguardo alla macchina e al lavoro con il team. Questo discorso non riguarda solo me, ma anche gli ingegneri, i meccanici e ogni singolo membro del team: tutti hanno alzato l’asticella, e questo è ciò che serve per migliorare le performance, la concentrazione, la nostra forza collettiva e il lavoro di squadra. Sono il lavoro del team e la mia preparazione diversa che mi permettono di raggiungere quel livello”.

Hamilton si è infine schierato apertamente contro le frequenti violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita: “La F1 ha l’obbligo di sensibilizzare riguardo ai problemi che riguardano il rispetto dei diritti umani nei paesi che visitiamo. Devo dire che sono stato accolto calorosamente e che non posso far finta di conoscere tutto ciò che accade nel paese meglio di chi è cresciuto in questa comunità ed ha subito in prima persona determinate leggi e il regime, ma non mi sento molto a mio agio a correre qui. Però non è una mia scelta, ha deciso la F1 e, giusto o sbagliato che sia, penso che mentre siamo qui sia importante sensibilizzare. Indosserò lo stesso casco del Qatar sia qui che alla prossima gara, perché ci sono dei problemi e bisogna che le cose cambino: alcune donne incarcerate molti anni fa per aver guidato una macchina sono ancora in prigione”.

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