Il porpoising è un fenomeno intrinseco all’aerodinamica delle vetture a effetto suolo di F1 . Se ne è parlato molto tra gli addetti ai lavori presenti ai test di Montmelò. “Porpoising” in inglese indica il movimento oscillatorio prodotto dai delfini. In Formula 1 è associato all’effetto di rimbalzo sulle monoposto, che avviene ad alte velocità in rettilineo. Proprio perché si verifica a velocità molto elevate, non è possibile studiarlo in galleria del vento dove per regolamento i venti non possono superare i 50 m/s, equivalenti a circa 180 km/h. Per questo motivo molti team hanno riscontrato il problema nonostante fosse emerso con la prima generazione di vetture a effetto suolo di fine anni 70. Il nostro team di esperti ha affrontato nel dettaglio il problema nella puntata di Formula 1 Garage 65.

La F1 ha postato su twitter un video che mostra la Ferrari F1-75 visibilmente rimbalzare in rettilineo, nella mattinata di giovedì. Mattia Binotto ha dichiarato a Motorsport.com: “per quel che riguarda il rimbalzo della vettura, penso che prima fosse un problema me adesso non lo sia più.” I tecnici della Ferrari infatti sembrerebbero aver ridotto sensibilmente il problema nel pomeriggio di giovedì. Binotto ha proseguito: “Se guardiamo la sessione di giovedì pomeriggio e di venerdì penso che abbiamo avuto molti meno problemi di porpoising. In qualche modo stiamo gestendo la situazione.

La Ferrari potrebbe aver arginato il problema alzando il posteriore della vettura o agendo sulle sospensioni, andando ipoteticamente a perdere qualcosa dal punto di vista prestazionale. Tuttavia quello che si perde in rettilineo alzando la vettura e riducendo quindi il carico aerodinamico potrebbe essere recuperato nei tratti di percorrenza lenti. Si tratta di un delicato equilibrio che va ricercato in pista non potendo essere studiato attraverso le simulazioni. Guenther Steiner ha dichiarato a Auto Motor und Sport: “L’arte consiste nel trovare il giusto bilanciamento su quanto carico aerodinamico si è disposti a perdere per risolvere il problema.

McLaren sembrerebbe essere il team che ha sofferto di meno di porpoising. Il team di Woking ha riscontrato il problema solo quando ha testato alcuni elementi specifici, come riportato dal direttore tecnico James Key. “Rimuovendoli abbiamo ridotto il fenomeno, perciò è risolvibile anche aerodinamicamente. Penso che per noi non sia un problema all’ordine del giorno, con questo non intendo dire che non porteremo in futuro sviluppi. Ne abbiamo sofferto ma non risulta essere una grande preoccupazione o una grande distrazione per i piloti.

Il direttore tecnico ha aggiunto alcuni dettagli riferendosi alle differenze strutturali delle varie macchine. “Riguarda la rigidità delle gomme e come la macchina si muove sull’asse verticale. Perché se il movimento è in sintonia con il telaio allora il fenomeno si attenua. Perciò non penso che sia tutta fortuna, la stabilità della macchina gioca un ruolo fondamentale. Tuttavia mentirei se dicessi che è stato tutto calcolato, penso che ci abitueremo a questo fenomeno col tempo e impareremo a ridurlo.

La F1 è da tempo a conoscenza del porpoising, Adrian Newey aveva lanciato un avvertimento nel momento in cui si stava elaborando il nuovo regolamento. “Il porpoising esisteva già nelle prime vetture a effetto suolo 40 anni fa.” Pat Symonds, che ha lavorato insieme a Ross Brown allo sviluppo delle nuove regole, ha riportato le sue osservazioni. “Abbiamo permesso alle squadre di implementare una piega sui bordi esterni di 25 mm. Questo probabilmente avrebbe alleviato il problema ma i team non hanno voluto sfruttarlo perché avrebbe stravolto la progettazione.

Binotto infine ha espresso il suo parere in merito: “Risolveremo tutti quanti questo problema. Chi riuscirà a farlo più velocemente avrà un vantaggio iniziale.” Anche James Key è parso ottimista: “C’è ancora molto da imparare in queste auto e questo fenomeno non potrà essere eliminato perché è un principio fisico. Però in termini di gestione non credo possa essere un problema, ma un punto di discussione e di lavoro.”

Come sappiamo i test prestagionali hanno anche lo scopo di far emergere problemi di questo tipo. I test in Bahrain saranno un’occasione per capire come le squadre reagiranno e potremo avere le idee più chiare sui progetti migliori per la stagione alle porte.

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