di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, le numerose voci che volevano James Allison lontano dalla Ferrari hanno trovato conferma nel comunicato stampa odierno del Cavallino, che annuncia la separazione come una decisione presa “di comune accordo” (significa che il tecnico inglese non osserverà alcun periodo di “gardening leave” prima d’approdare nel prossimo team dove lavorerà? Staremo a vedere…).

Fulcro del tutto è stato, sicuramente, il gravissimo lutto subìto da Allison all’indomani del primo Gran Premio della stagione, quello australiano, che lo ha visto perdere la moglie (e madre dei suoi tre figli) a causa di una meningite fulminante.
Alcuni “sussurrano” che gli attriti con l’ormai ex dt fossero iniziati anche prima di questa tragica evenienza, ma le facce serene, sorridenti e al contempo determinate durante la presentazione della SF16-H, prima vera “creatura” concepita interamente sotto la sua direzione, fanno pensare che in quel momento l’intesa e l’unità d’intenti con i vertici del Cavallino (leggasi Marchionne e Arrivabene) fosse assoluta.
Come successore al difficile posto di Chief Technical Officier della Scuderia è stato così nominato Mattia Binotto, fino ad ora responsabile delle Power Unit, settore che, in questi due anni di sua direzione, è quello che ha compiuto i passi in avanti più decisi, arrivando, ad oggi, molto vicino alle soglie dell’eccellenza tecnica dettata, con l’introduzione delle motorizzazioni ibride nel 2014, dalla Mercedes AMG di Brixworth.
Ma proprio qui iniziano i “però”: nonostante il livello assoluto del tecnico italiano, la sua provenienza dal settore “motori” fa sì che a Maranello abbiano attualmente una “scopertura d’organico” in quello dei “telaisti”, col solo Simone Resta come capo-disegnatore e Dirk De Beer e Loic Bigois come responsabili aerodinamici.
Urge quindi per il Cavallino una “campagna acquisti” in tempi ristrettissimi, visto che ad oggi, mentre tutti gli altri team si dedicano già a piene forze ai progetti delle loro monoposto per la rivoluzione regolamentare del 2017, probabilmente si è già molto in ritardo con le tempistiche. Ritardo che potrebbe ulteriormente dilatarsi, diventando “drammatico”, se non verrà trovata una figura valida a breve.
I nomi dei “papabili” circolano già da tempo: da James Key (tecnico di valore in forza alla Toro Rosso ma legato da un contratto “forte” con Red Bull, che lo vorrebbe per il dopo-Newey) all’ex Porsche Alex Hitzinger (responsabile del progetto trionfante nel WEC della 919 Hybrid), da Aldo Costa (già a Maranello fino al 2011, che difficilmente verrà lasciato andar via dalla Mercedes) a Bob Bell, proveniente dalla Renault (team probabile destinazione di Allison assieme alla McLaren), dove ha realizzato le monoposto “iridate” di Fernando Alonso.
Il suo nome è ritenuto come uno dei più probabili, visto che, avendo coi transalpini un semplice contratto di consulenza, potrebbe aggirare quel “gardening” che, salvo accordi diversi, dovrebbero osservare tutti gli altri nomi citati.
Ma a complicare i piani della Ferrari ci sono stati, parrebbe, anche i “no” di vari tecnici, non ultimo quello di Ross Brawn, che non si ritiene più in condizione (viste età e problemi di natura cardiaca) per un impegno così impegnativo come quello della Formula Uno.
Al netto di tutto ciò, quelli futuri saranno per la Ferrari mesi “di fuoco”, dove la fretta di raggiungere subito i risultati di vertice potrà scontrarsi pesantemente con i ritardi accusati ed il gap da recuperare: occorre quindi, per non perdere irrimediabilmente la “bussola”, che il vertice supremo del Cavallino, quel Sergio Marchionne che già in passato mostrò segni d’ “insofferenza” verso i risultati non eccellenti delle Rosse, apprenda la “virtù”  della pazienza, visto che da oggi, probabilmente, si dovrà ripartire da “ground zero”.
Unica prerogativa per ritornare vincenti in tempi ragionevoli (che potranno essere giorni come anni, ma con propensione, viste le esperienze passate, più per la seconda) è che a Maranello intraprendano quel percorso di “pianificazione a lungo termine” da sempre prerogativa dei progetti di successo (come quelli dell’epoca Todt-Brawn-Schumacher), dove, oltre a cercare tecnici già affermati, d’indubbia genialità ma “giovani” (che poi sarebbe il profilo esatto di James Key…), venga costruito tra le mura della Gestione Sportiva quel “vivaio” necessario a creare una cultura tecnica d’avanguardia, vincente e duratura.
Ma le Borse dei mercati azionari avranno la pazienza necessaria per attendere i risultati del duro lavoro di anni? La Ferrari, d’ora in avanti, dovrà far fronte anche a ciò…

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