Esiste un circuito nel quale le qualifiche valgono più di tutte le altre. Questo circuito è Monaco. Partire più avanti degli altri piloti è una garanzia perché su questo circuito è difficile superare, le strategie dei pit-stop sono un azzardo ed il vantaggio accumulato può sempre essere neutralizzato dall’ingresso della Safety Car. Sabato a Monaco esisteva una condizione supplementare per fare bene da parte della Ferrari: l’esordio sul circuito con la Rossa di Charles Leclerc. Unico pilota monegasco in Formula 1, uno dei pochi piloti che il Principato ha potuto mai schierare, insieme a Testut alla fine degli anni Cinquanta, Beretta nel 1994 e soprattutto Louis Chiron, pilota di grande successo per oltre un trentennio.

Le aspettative del Principato su Charles Leclerc erano molte, come noi stessi di quant4sport abbiamo avuto occasione di constatare personalmente già diversi mesi fa. In occasione del Gran Premio la tribuna K era foderata con la fotografia del pilota e la scritta #daghecharles (forza Charles) faceva capolino da molti balconi. Leclerc stesso sapeva di poter e di dover fare bene in questo weekend in casa, ed era certamente il pilota più atteso. Quindi essere escluso dai giochi di gloria nella sua Monaco è stato un prezzo molto alto da pagare.

Leclerc aveva già dimostrato nella mattinata di aver un passo molto buono, siglando un tempo di 1:11.265 ma manifestando un po’ di tensione in occasione della Virtual Safety Car, a regime dopo l’incidente di Vettel che invece nel weekend non si è fatto mancare nulla, compresi diversi contatti con le barriere in qualifica.

Poi nel pomeriggio, in occasione della Q1, nasce lo psicodramma. Neppure gli spettatori, anche quelli televisivi, si sono subito accorti di quanto stava accadendo. Dapprima Leclerc rovina le gomme per un bloccaggio alla Rascasse. Quindi rientra ai box mentre si trova in decima posizione, non si ferma alla pesatura, e deve essere riaccompagnato dal team. Poi scende dalla vettura. In quel momento il suo tempo era di 1:12.149, quasi un secondo in più del tempo della mattinata. Margini potevano essercene. Ma davvero il muretto poteva considerare blindato questo tempo? Davvero si poteva pensare necessario risparmiare un treno di gomme C5? La struttura complessa e piramidale del muretto implica diversi passaggi fra i tecnici, con l’ultima parola da parte di Inaki Rueda. Jock Clear probabilmente ha fatto ciò che poteva, si immagina dalla delicata pacca sulla spalla a Leclerc quando è andato a manifestare tutto il suo disappunto dopo l’esclusione.

Le parole del pilota ai microfoni di Sky sono inequivocabili: “Io ho chiesto fino a un certo punto per dire siete sicuri che ce la facciamo perché c’è solo un decimo e mezzo, non ho avuto risposta. A un minuto hanno scoperto che non era più buono per la Q2, era troppo tardi”. Non ha avuto risposta.

Quindi, al netto di questa indelicatezza comunicativa nei confronti di Charles, pare un errore di valutazione del muretto. Secondo Jacques Villeneuve la squadra era concentrata su Vettel fuori in quel momento. Quindi distrazione e sottovalutazione dei dati. I commentatori di Sky sono stati molto netti nel loro giudizio: “Si guarda sempre troppo spesso un po’ solo i dati e i numeri”, “meglio chiudere ogni tanto quei computer e andare a istinto”. Il dubbio è che i dati stessero dando la giusta informazione, e che proprio l’istinto abbia suggerito al muretto di concentrarsi su Vettel che tentava il tempo e che ogni tanto sbatteva sulle barriere. Il tempo per Leclerc per tornare in pista e migliorarsi c’era, considerando che anche la pista stava migliorando.

I piloti che sono stati causa dell’esclusione diretta di Charles, possiamo dire quelli fra l’undicesima e la quindicesima posizione, hanno effettuato il loro tempo all’undicesimo o al dodicesimo giro, quindi tre/quattro giri dopo il tempo di Leclerc ovvero, guardando il timing ufficiale della FIA, fra le 15:15 e le 15:18. Cioè da nove a dodici minuti dopo il giro di Leclerc che è stato fatto alle 15:06. Questo è un lasso di tempo elevatissimo in rapporto al totale della sessione Q1, che dura complessivamente diciotto minuti.

Lo stesso lasso di tempo che si riscontra per i piloti che nella classifica seguono Leclerc e che hanno tutti provato a migliorarsi fra le 15:14 e le 15:16. Le condizioni meteo erano stabili e non esiste un motivo apparente per uno stop come quello di Charles.

In poche parole, Leclerc è uscito per la sua sessione alle 15:01:19, ha fatto il suo tempo alle 15:06:41, dopo otto giri è rientrato ai box alle 15:10:49. In quei sette minuti abbondanti che separavano il pilota dalla fine della Q1 alle 15:18:00 pare che i computer del muretto abbiano escluso la necessità di uscire nuovamente, in poche parole che abbiano sbagliato il calcolo del “cut off time”. Probabile, stando alle dichiarazioni di Mattia Binotto. I dati solo solamente dei dati se non diventano informazione mediante un’interpretazione. L’interpretazione avviene mediante un ragionamento che può effettuare l’uomo oppure un algoritmo di intelligenza artificiale presente all’interno o a fianco del software. Solo in quel momento l’insieme dei dati diventa un modello, uno scenario plausibile. Cosa sia mancato di preciso in quel momento al muretto della Ferrari per sbagliare il “cut off time” difficile dirlo. Magari l’errore va ricercato nella mancanza di concentrazione dovuta alla necessità di guardare a Vettel che in quel momento stava tentando con un po’ di affanno di tirarsi fuori dal guado e guadagnare la Q2 con un tempo salvezza che è stato ottenuto al tredicesimo giro.

Leclerc Monaco

Il “cut off time” viene determinato come tempo medio relativo all’andamento dei tempi di tutti i piloti, e viene stimato dall’algoritmo il valore di threshold, di soglia, che divide l’insuccesso dal successo. Questo è un valore altamente dinamico, non solo perché si adatta velocemente al risultati in pista, ma perché dovrebbe tenere conto del correttivo prospettico, il delta di miglioramento o peggioramento dell’andamento generale. Questo correttivo è composto da una serie di fattori sia quantitativi (elementi tecnici) che qualitativi (elementi psico-fisici). Fra i primi sono la gommatura, la temperatura della pista, la situazione climatica. I secondi sono più difficili da determinare e per questi l’intervento umano può essere decisivo.
Si tratta di fattori relativi alla presa di fiducia da parte del pilota col progredire dei giri, dall’adattamento progressivo della condizione fisica, dell’adattamento psicologico sulla base dell’andamento generale. Queste variabili sono attese dall’algoritmo ma richiedono un benestare sulla valutazione. Se i fattori qualitativi sono sbagliati, se il muretto è distratto da altro, sarà sbagliato anche il risultato finale della previsione.

Da tenere in considerazione ancora un paio di dati che possono essere utili per completare il quadro: Verstappen ha fatto il suo miglior tempo alle 15:08 al suo quinto giro (tempo 1:11.597), Magnussen sempre alle 15:08 al suo settimo giro (tempo 1:11.865), Gasly alle 15:11 anche lui al suo settimo giro (tempo 1:11.740).

Di Gianluca Rosso e Luca Malfatti (quant4sport) per Newsf1.it

Quant4Sport (www.quant4sport.com) sviluppa e divulga metodi quantitativi per l’analisi statistica descrittiva delle performance e modelli avanzati a supporto delle strategie di gara; applica strumenti statistici anche all’analisi delle dimensioni economiche e sociali dello sport.

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