Una dozzina d’anni fa sul circuito dell’Hungaroring la Ferrari conquistava l’ultimo titolo costruttori dell’era Schumacher con molte gare d’anticipo. Oggi le cose sono molto diverse. E’ la Mercedes ad aver già virtualmente conquistato il mondiale costruttori, mentre solo la lotta interna tra i due piloti e le loro sportellate in pista hanno permesso al mondiale di mantenere ancora un minimo di incertezza e aperta competizione.

La Ferrari invece annaspa. Se in quella mitica gara del 2004 Schumacher conquistò la sua settima vittoria consecutiva in un campionato (record condiviso con Ascari), quest’anno la squadra arriva in Ungheria con un altro record, ben più negativo. In 10 gran premi disputati finora non si è raccolta neanche una vittoria e l’ottimismo, dopo la gara di Silverstone, non è certo ai massimi livelli. Si giunge qui a Budapest peraltro con il peso di dover difendere la vittoria dello scorso anno, annata ugualmente negativa, ma meno fallimentare dell’attuale. Quella dell’Hungaroring fu la vittoria (delle tre del 2015) in cui la Ferrari, confermando il buon feeling con le alte temperature, più nettamente sconfisse la Mercedes in pista. Vettel, in cima al podio con Kvyat e Ricciardo, inflisse una lezione ai due piloti del team tedesco che chiusero 6° e 8°. Quest’anno le temperature giocheranno un ruolo più marginale. Le rosse affrontano problemi bel più profondi del solo connubio macchina- gomme.

Il Gran Premio di d’Ungheria che si correrà domenica segnerà peraltro il 30° anniversario della corsa magiara che Ecclestone portò qui nel 1986, in piena guerra fredda e con il paese ancora costretto dietro la cortina di ferro. Fu un evento straordinario per l’epoca, sia per il pubblico occidentale che per gli spettatori locali, che si riversarono al circuito in una folla oceanica.

Non molto è cambiato da quella prima edizione; il tracciato rimane stretto e angusto, i sorpassi sono difficili ed è fondamentale un’ottima qualifica per partire davanti. Una penalità, come quella rimediata da Vettel sulla griglia nelle ultime due gare sarebbe fatale per ogni ambizione di podio.

Frenate

La pista è stata completamente riasfaltata, dunque questa incognita si sommerà a quella della temperatura, normalmente molto alta, quest’anno attesa però al di sotto della media. Perfino della pioggia è prevista tra venerdì e sabato, ma non dovrebbe influenzare la gara di domenica. Pirelli ha portato le gomme più morbide a disposizione con l’ormai rodato trittico Soft, Supersoft ed Ultrasoft per una gara che si annuncia di due soste visto lo scarso degrado che i pneumatici mostrano quest’anno. Il circuito ungherese è inoltre di scarso consumo vista la bassa velocità media di percorrenza, per cui il risparmio di carburante non sarà una preoccupazione.

Quattro le vittorie di Lewis Hamilton su questa pista, che con tutta probabilità si giocherà nuovamente la vittoria con il compagno di squadra. Attenzione però alla Red Bull, apparsa in gran forma in Gran Bretagna e che lotterà qui probabilmente quasi ad armi pari con la Mercedes. La potenza del motore sarà meno importante su questa pista rispetto alla performance di telaio e aerodinamica, doti in cui il team austriaco eccelle. In difficoltà appare la Ferrari, che ha forse superato le difficoltà di trazione mostrate a Barcellona e Montecarlo, ma rimane carente in termini di carico aerodinamico e rettività del telaio, le aree che Maurizio Arrivabene continua ad indicare come le più urgenti da sviluppare.

 

L’appuntamento è per giovedi, in pista con il nostro inviato @stefanodenicolo per le nostre consuete interviste esclusive del giovedì. Questa settimana saremo ospiti di Red Bull e Williams per incontrare Daniel Ricciardo e Valtteri Bottas.

Di Stefano De Nicolo’

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