Lewis Hamilton ha eguagliato Michael Schumacher a quota 91 vittorie, ma in molti ancora attribuiscono i successi del britannico alla superiorità delle monoposto guidate. Qual è il vero valore dei successi dell’inglese?

Il GP dell’Eifel tenutosi ieri sul tracciato del Nurburgring sarà ricordato come un evento storico per la F1 e per Lewis Hamilton. Dopo il sorpasso ai danni di Valtteri Bottas, poi ritiratosi, il campione di Stevenage ha dominato la gara e conquistato la vittoria numero 91 in carriera, eguagliando il record stabilito nel 2006 da Michael Schumacher. Un traguardo eccezionale per un’indiscussa leggenda di questo sport, i cui successi, tuttavia, vengono spesso sviliti a causa della netta superiorità della Mercedes. Un’affermazione senza dubbio vera, ma che allo stesso tempo non può sminuire minimamente l’effettiva qualità del pilota: nessuno, da Fangio a Schumacher, da Senna a Clark, ha mai vinto un campionato con una vettura nettamente inferiore alla concorrenza. Qual è dunque il valore delle vittorie di Hamilton in rapporto alla qualità della sua vettura?

Non c’è alcun dubbio che la Mercedes sia la miglior vettura del lotto dal lontano 2014, anno della rivoluzione ibrida. Il team di Brackley ha sfruttato al meglio il cambio regolamentare, ottenendo sin dall’inizio della nuova era un vantaggio enorme nei confronti degli inseguitori. Un vantaggio sul quale il team anglo-tedesco ha costruito la prima parte della sua epopea, quella che va dal 2014 al 2016, con Lewis Hamilton e Nico Rosberg alla guida. Nonostante una vettura nettamente superiore a quella del resto della griglia, i due mondiali dominati in questo periodo dall’inglese assumono un discreto valore in relazione alla qualità del tedesco, che tutti hanno imparato ad apprezzare solo dopo il ritiro. Rosberg, che dal 2010 al 2012 aveva costantemente battuto un Michael Schumacher a fine carriera, riuscì nel 2016 a sconfiggere anche Hamilton, anche se è indubbio che la scarsa affidabilità della vettura dell’inglese giocò un ruolo fondamentale.

Le stagioni 2017 e 2018 rappresentano invece due successi eccezionali per Hamilton, più che per la Mercedes. Il nuovo cambio regolamentare riportò in lotta per il titolo la Ferrari e Sebastian Vettel, che in molte circostanze si dimostrarono più veloci delle Frecce d’Argento sia in qualifica sia in gara. Un dato in particolare rende l’idea della vicinanza tra i due team: il distacco medio, in termini di percentuale, fu rispettivamente dello 0.178% e dello 0.118% in favore della Mercedes (Fonte: The Race), che significa in media un vantaggio di poco più di un decimo sulla Ferrari in un giro di 100 secondi. Fu proprio Hamilton a dare quel qualcosa in più alla sua Mercedes (soprattutto nel 2018), mantenendo una grandissima costanza di prestazioni e risultati, mentre i rivali si perdevano tra problemi di affidabilità ed incidenti. L’inglese ha inoltre dato più volte prova del suo talento con guizzi fenomenali, come la pole di Singapore nel 2018, una delle migliori annate della carriera del britannico.

Insieme a quello 2015, il mondiale 2019 (e molto probabilmente anche 2020) rappresenta invece il più “facile” per il campione di Stevenage. Lo scorso anno Mercedes si dimostrò imbattibile ad inizio stagione, permettendo a Lewis di accumulare un notevole vantaggio su Bottas, un compagno di squadra decisamente meno ingombrante rispetto a Rosberg. Un copione che si sta ripetendo in questa stagione, con una piccola differenza: Hamilton sta correndo ad un livello insostenibile per il compagno di squadra. Dopo undici gare, infatti, il distacco tra l’inglese ed il finlandese è di ben 69 punti, contro i 41 del 2019, i 66 del 2018 e i 19 del 2017. Anche per questo motivo, il 2020 rappresenta uno dei migliori anni della carriera del sei volte campione del mondo.

Uno dei capolavori della carriera di Lewis Hamilton è invece rappresentato dal mondiale vinto nel 2008 con la McLaren. Dopo aver sfiorato un clamoroso titolo nella stagione d’esordio in F1, la stagione successiva vide l’anglo-caraibico in lotta con le due Ferrari di Massa e Raikkonen e la BMW Sauber di Kubica. A bordo di una McLaren lievemente più lenta della Ferrari nell’arco della stagione (0.059% il deficit, fonte: The Race), Hamilton riuscì a conquistare all’ultima curva dell’ultima gara il titolo. Nonostante il britannico sia stato piuttosto incostante durante l’anno, il 2008 racchiude tre delle migliori singole prestazioni della carriera di Hamilton: le vittorie nei Gran Premi di Monaco, Gran Bretagna e Germania, tanto spettacolari quanto fondamentali per il primo titolo in carriera.

Altro grande record del britannico è quello di essere riuscito a vincere almeno una gara in ogni stagione di F1 disputata. Nonostante i tantissimi successi, anche il sei volte campione del mondo si è trovato tra le mani vetture poco competitive in ottica titolo, come la McLaren MP4-24 del 2009 o la Mercedes W04 del 2013, riuscendo a portare entrambe al successo almeno una volta. Nel 2010 e nel 2012, nonostante qualche errore e diversi problemi di affidabilità delle sue McLaren, Hamilton vinse diverse gare e fu un contendente per il mondiale, ma Vettel e la Red Bull si dimostrarono semplicemente più forti. Il 2011 rappresenta invece l’anno peggiore della carriera dell’inglese in F1: nonostante tre successi, l’anglo-caraibico uscì per la prima e unica volta sconfitto dal confronto con Jenson Button, in una stagione ricca di errori e contatti con i rivali.

In conclusione, possiamo dividere in tre categorie i successi di Hamilton: i più recenti, 2019 e presto 2020, vinti sbaragliando la concorrenza a bordo di una vettura nettamente superiore; i titoli 2014 e 2015, vinti a bordo di una macchina mostruosa ma contro un compagno di squadra temibile; i mondiali 2008, 2017 e 2018, conquistati grazie anche a colpi di classe degni dei più grandi. Come tutti i pluricampioni del mondo, anche Hamilton ha generalmente avuto a disposizione la vettura più forte nel momento giusto. Come tutti, ha sia dovuto lottare fino all’ultima gara sia conquistato il mondiale con largo anticipo. Come tutti, ha costruito intorno a sé una squadra vincente, spingendo ogni singolo membro a migliorare ogni giorno. Al di là dei meriti delle vetture e dei colori delle tute, chiunque raggiunga traguardi così eccezionali merita soprattutto un grande applauso.

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