600 e 850, 127, Uno, Punto, Grande Punto: ecco la “genealogia di successo” delle auto del segmento di mercato B (compatte) di casa Fiat (ora FCA). La vera e propria “spina dorsale” che ha permesso alla Casa torinese di arrivare fino a qui (e di motorizzare l’italiano medio dal “boom” economico in poi), quella che generava introiti (grazie agli, allora, grandi volumi di vendita piuttosto che con l’alta redditività, che per le vetture del segmento è sempre, giocoforza, limitata rispetto agli investimenti). Ambito in cui Fiat era riconosciuta da tutti maestra, e che la portò (grazie al successo della Uno prima serie, autentica rivoluzione per il segmento e costata all’epoca un investimento di ben 1000 miliardi di lire) ad essere, sul finire degli anni ’80, il primo costruttore europeo. Una vera e propria “stirpe” che da 11 anni, con la presentazione della Grande Punto giunta, attraverso vari “facelift” e “rebranding”, fino ai giorni nostri, non ha più trovato nuovi eredi (se non in forme molto differenti, come quelle della “multispazio” 500L, piuttosto che da“mini-SUV” della 500X, o da “segmento A-Large” come quelle dell’ultima Panda). Auto semplici, robuste, affidabili, abbastanza piccole fuori (sotto alla soglia “psicologica” dei 4 metri di lunghezza, Grande Punto esclusa) e con una grande abitabilità (compreso bagagliaio) rispetto alle dimensioni esterne, che fungeva tranquillamente da prima o unica auto di famiglia: questo DNA, seppur in un mercato profondamente cambiato e rigorosamente regolamentato da severe norme sia sulla sicurezza (crash test sempre più impegnativi che han fatto lievitare dimensioni, peso e costi delle vetture) che sulle emissioni inquinanti (vedi sempre al capitolo costi, con motorizzazioni sempre più complesse e con affidabilità e manutenzioni ancor più “delicate”), è ancora un qualcosa che “incontra” la domanda degli acquirenti? Sicuramente sì, vista anche l’epoca economica “congiunturale” che stiamo attraversando: ma a far propendere una Casa per la fattibilità o meno di un simile progetto intervengono anche altri fattori. E di sicuro la redditività, il “margine” ricavabile al fronte dell’investimento da ogni singola unità venduta (in un mercato che, con la presenza di tanti competitors ad alti livelli, rende complicatissimo espandere il proprio “spazio vitale” come accadeva in passato), è uno dei più fondamentali. Va detto comunque che tutti i principali Costruttori europei e orientali credono ancora nel segmento (e in Europa Volkswagen Polo e Ford Fiesta la fanno da padrone), perseguendo strategie diverse per arrivare al risultato. C’è chi, infatti, cerca di dare connotazioni “premium” (con annessa più elevata collocazione in termini di prezzo) ai loro modelli (strada a cui anche Ford, con la prossima Fiesta, sembra essersi accodata, andando a “colmare” la fascia inferiore di prezzo con una “made in India&Brasil” come la Ka+), oppure cerca di risolvere l’equazione “poca spesa tanta resa” (badando magari più al sodo che alla finitura “premium”) producendo e ingegnerizzando in paesi dove il costo della manodopera è inferiore (come le coreane, che comunque stanno sempre più “salendo di livello” nelle finiture e nei contenuti, così come nei prezzi, oppure la stessa Fiat, nel segmento C, con la recente Tipo completamente concepita in Turchia). Fiat sembra più propensa alla “seconda via”, realizzando l’ipotetica Nuova Punto con una “stretta derivazione” da un modello di prossima uscita in Brasile (e che usufruirà dei recentemente presentati nuovi propulsori FireFly che, pur non presentando un grado di sofisticazione analoga, in rapporto all’epoca in cui furono presentati, rispetto a quei Fire di cui cercheranno, almeno nei propositi di semplicità e attenzione ai consumi, di raccogliere il testimone). Va detto che il compito per il Costruttore diretto da Sergio Marchionne sarà molto delicato, vista la “pesante eredità” dei modelli precedentemente citati, e (si spera) che non si risolva nella presentazione di un modello “tutto risparmio”, dal costo sì abbordabile ma “scevro” di quei concetti innovativi che resero le celebri antenate pietre miliari della motorizzazione di massa (e che, come l’ottimizzazione del peso e dello sfruttamento dello spazio interno, necessita di investimenti importanti e “difficili” da ammortizzare con le sole vendite nel suddetto segmento). E una strategia di promozione potrebbe essere, magari, un “ritorno in pompa magna” nel Mondiale Rally WRC, che quest’anno sarà proprio il “campo di battaglia” di tutte le protagoniste del segmento B (Toyota Yaris, Citroën C3, Hyundai i20, Ford Fiesta. E della partita avrebbe dovuto far parte anche la “campionessa in carica” Volkswagen Polo, già approntata in versione 2017, ma “ritirata” ufficialmente dalla Casa di Wolfsburg per le note vicissitudini legate allo scandalo del DieselGate), e in cui il Gruppo sfoggia ancora un palmarès di tutto rispetto. Ma, viste le strategie d’investimento, anche sportive, di Fiat/FCA, queste ipotesi sono destinate a rimanere soltanto “sogni nel cassetto” di tutti gli appassionati.

di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)

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