F1 – Città del Messico: quello che accade ha del surreale in qualifica e del solito in gara, in un GP avvincente e seguito. Le 5 verità del GP del Messico?

1) Le libere di venerdì

Rappresentano il momento in cui si può fare un pò di tutto, tranne che andare a sbattere. Lo sanno bene i team cosa significa avere un programma di lavoro giornaliero che però ti servirà per fare qualcosa 2 giorni dopo. Il venerdì è sempre fondamentale per tutti soprattutto per capire come far funzionare le gomme e che strategia di gara utilizzare. La variabile sono le condizioni ambientali: la differenza di temperatura tra venerdì e domenica sull’asfalto di Città del Messico era notevole, tant’è vero che le gomme sono durate molto più del previsto a tutti. La Mercedes, durante le libere lo ha previsto: ha previsto che con diverse temperature, il graining che tutti lamentavano dopo pochi giri non ci sarebbe stato, cosi ha provato la hard. Risultato? Vittoria “agile”. La Ferrari dov’è in questo? Avessero anche solo pensato alle eventualità, probabilmente Leclerc avrebbe avuto la sua terza vittoria.

2) La Ferrari va veloce sul veloce, ma troppo lenta nel lento!

Che il motore Ferrari fosse in gran forma lo si sapeva, che anche con il DRS aperto la Mercedes non si riesce nemmeno ad avvicinare anche. Il Messico conferma questo dato che rende felici i tifosi Ferrari ma al tempo stesso pone quesiti: quanto può essere indietro il telaio di Maranello rispetto a Red Bull e Mercedes, se nel tratto guidato si fa mangiare tutto il tempo guadagnato in un solo rettilineo? Molto, ed è su questo che dovrà lavorare alla grande la Ferrari se vorrà avere delle chance nel 2020. Basta guardare i vari camera-car per rendersi conto di quanto i piloti Ferrari devono lottare con la monoposto per avere una buona velocità nelle curve lente rispetto agli avversari. Troppa fatica.

3) Il calore dei messicani

Due settimane fa, a Suzuka, c’è stato un Gran Premio tra i più amati per la qualità della pista e del tifo. Qui non siamo certo da meno: 346 mila spettatori in tutto il weekend, spettacolo a non finire sia da parte dei partecipanti e dei protagonisti, che da tutto quello che è girato intorno prima e dopo la gara. Il tifo messicano è caloroso, in particolar modo per Verstappen c’è da dirlo, meno osannato soltanto nei confronti di “Checo” Perez, l’idolo di tutti da queste parti. La tribuna dello stadio è splendida e possiamo solo immaginare cosa significhi affrontare quelle curve a velocità praticamente ridotta con tutti in piedi a guardarti. Chissà cosa avrà sentito Verstappen quando proprio li, dove non si passa, ha superato Bottas. Ci ha rimesso una gomma, ma ha lasciato tutti senza fiato.

4) Hammertime & Mercedes

Delle 5 verità del GP del Messico, è la meno ovvia se avete guardato tutto fino al sabato. Non c’è nulla da fare, l’unico e solo dominatore della F1 moderna è senza dubbio Lewis Hamilton. Probabilmente già aveva pregustato al venerdì che sarebbe salito sul gradino più alto del podio, insieme alla sua vettura nel modo più hollywoodiano (e quindi a lui consono) che la F1 conosca. Non si perde d’animo quando Vettel gli rifila un bel colpo, ne quando Verstappen gli da il bis. Sapeva che la corsa non si sarebbe giocata tutta in partenza. Cosi si è affidato alla vera dominatrice di tutto il decennio, la Mercedes. Entrambi hanno controllato senza patemi d’animo tutto il circuito dal momento in cui sono andati in testa. Hanno dimostrato di essere in “energy mode” per lunghi tratti della gara e quando c’è stato da tirare, l’hanno fatto di brutto. Complimenti.

5) Bully Bull Max

Max Verstappen, idolo dei tifosi messicani, 2 volte vincitore qui e autore di prestazioni superbe, talento indiscusso del futuro della F1, uomo già a 21 anni cosa fa? Non rispetta le regole? Considerando di chi parliamo non dovremmo essere più di tanto sorpresi. Se però questa volta non solo ha ignorato una regola, ma lo ha fatto in un modo pericolosissimo e per giunta sfacciato, la palma nera per la peggior gara buttata va proprio a lui. Decisivo su tutti i fronti e con tutti i piloti, non c’è anno in cui Max non lasci il segno qui. Stavolta un brutto segno, ma lezione gli servirà (speriamo).

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