UNA VETTURA PER UN SOLO PILOTA
Prima di tutto dobbiamo ricordare che questa vettura, la Ferrari SF90 è nata ed è stata sviluppata intorno alle esigenze di Vettel e non di Leclerc.

Un inizio di campionato che ha regalato delle certezze ai tifosi Ferrari ed anche a chi scrive; è infatti dall’estate 2018 che in molti invocavano l’ingaggio di un giovane a Maranello; il Monegasco era ovviamente il destinatario principale di tale scelta e come da copione è arrivato il suo inserimento in squadra.

Dobbiamo soffermarci qualche secondo su questa scelta, in passato era più difficile che una scuderia importante e soprattutto la Ferrari mettesse al volante un driver così giovane; le vetture erano diverse, andavano guidate in maniera anche ‘muscolare’ e l’ambiente si rivelava deleterio per chi non sapeva gestire la pressione mediatica e quella interiore. Oggi molte cose sono cambiate, alcuni ragazzi vengono cresciuti con un obiettivo, affiancati da preparatori esperti e qualche volta anche da psicologi, le macchine sono meno ‘fisiche’ e guidarle assomiglia sempre di più ad un gioco digitale; insomma i giovani sono maggiormente predisposti a trovarsi in un abitacolo da fantascienza.

IL MONEGASCO
Charles Leclerc da parte sua ha percorso tutti i gradi che lo separavano dal debutto in Ferrari; Kart, Formula Renault, Formula 3, GP3, Formula 2 ed infine la F1, dal 2016 ha fatto parte della Ferrari Driver Accademy ed è il primo pilota dell’accademia ad approdare alla guida della Rossa; questi ultimi anni sono stati importantissimi in quanto ha potuto usufruire di una ‘guida’ non solo tecnica ma anche emotiva che lo ha portato ad essere molto più maturo di quanto possa dire la sua carta d’identità ma non è tutto qui, ci sono caratteristiche che ogni Uomo possiede e sono uniche nel loro genere e fanno parte della personalità di ogni individuo; ebbene Leclerc ha dimostrato una freddezza unica per essere un debuttante sulla Ferrari, per nulla sotto pressione o emotivamente instabile; in Australia, nonostante le vetture non fossero al meglio, ha conquistato la 5° piazza ed ha rispettato l’ordine di non superare Vettel, mentre in Bahrain non solo è stato più veloce del compagno di squadra in qualifica ed in gara, ma ha dimostrato una freddezza unica sia nei momenti concitati del guasto della vettura, sia all’arrivo quando ha parlato ai microfoni. Tra l’altro è da sottolineare il fatto che senza il problema alla macchina avrebbe distanziato Vettel in classifica e la differenza non sarebbe stata di soli 4 punti, se poi gli fosse stato concesso di passare il Tedesco in Australia…

VETTEL, OVVERO L’EMOTIVITA’ AL VOLANTE
In Cina si cominceranno a tirare le prime somme di un avvio non proprio brillante per il Tedesco, con una vettura non in forma ha tenuto il 4° posto in Australia grazie agli ordini di scuderia ma poi in Bahrain è stato surclassato da Leclerc, troppo instabile ogni volta che deve far fronte ai duelli corpo a corpo con Hamilton, di fatto, tranne in un paio di occasioni, ne è uscito sempre con le ossa rotte, tanti i motivi di certi risultati, la macchina che ‘non era superiore’, problemi di assetto, guai meccanici, gomme, telaio; francamente non si sa più cosa cercare per giustificare un driver che ha vinto 4 titoli (alcuni con delle infinite polemiche…) mondiali; dovrebbe essere infatti un cannibale al volante visto il palmares, ed invece ci ritroviamo con un pilota esperto da mandare dallo psicologo già alla seconda gara il tutto condito dai dubbi sui suoi campionati in Red Bull e degli ultimi due in Ferrari. Una cosa è certa se non risorgerà nelle prossime 2-3 gare, non solo con i risultati ma con gare impeccabili, ci sarà un vero problema Vettel a Maranello proprio quello che nessuno si sarebbe aspettato nel 2019, tranne, forse, chi scrive perché di certe cose abbiamo già abbondantemente parlato in tempi non sospetti…

Marco Asfalto

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