Il 20 maggio di un anno fa scomparve il tre volte campione del mondo austriaco. Fu proprio Niki Lauda a volere fortemente Lewis Hamilton alla Mercedes nel 2013, mossa che aprirà ad un incredibile ciclo di vittorie.

Due nomi che resteranno per sempre legati a doppio filo nel mondo della Formula 1 sono quelli di Lewis Hamilton e Niki Lauda. Questo non solo perchè in due possono contare su ben nove titoli mondiali piloti, ma soprattutto per il rapporto di profonda amicizia che li legava. Il tutto è cominciato nel settembre 2012, quando il grande austriaco è stato eletto presidente non esecutivo della Mercedes ed ha cominciato ad apparire nel box vicino a Toto Wolff nel futuro successivo.

Hamilton in quel periodo era in forze alla McLaren, un team che sapeva ancora vincere le gare e che era in lotta per il campionato. La vettura 2012 era la velocissima MP4-27, che regalò ben quattro successi al britannico. Quel modello peccava però in affidabilità, con numerosi problemi specialmente alla trasmissione che ben presto tagliarono fuori Lewis dalla battaglia con Fernando Alonso e Sebastian Vettel. In occasione del Gran Premio di Singapore, ci fu il primo incontro tra Hamilton e Lauda, nel quale iniziarono a discutere del passaggio in Mercedes. Di lì a poco, si sarebbe materializzato l’annuncio e Lewis avrebbe ufficializzato il proprio passaggio al team di Brackley. Per gran parte, il merito fu proprio di Niki.

Per l’allora campione del mondo 2008 non poteva esserci scelta migliore: dal 2013 in poi, la McLaren iniziò un lento declino da cui solo ora sta tentando di rialzarsi, mentre la Mercedes avrebbe aperto di lì a poco il più grande ciclo di trionfi della storia. Il rapporto tra Lewis e Lauda fu da subito molto intenso, con telefonate piuttosto frequenti che legavano la coppia anche quando si trovavano distanti migliaia di chilometri.

Hamilton ha imparato moltissimo da Lauda, il quale ha totalmente modificato l’approccio alle corse di Lewis, come lo stesso britannico sottolinea al giorno d’oggi: ”Era una persona positiva divertente, aveva sempre le storie più belle da raccontare. Era un corridore nato naturale. Pensava sempre a come si può migliorare. Il suo segnale del lavoro ben fatto era lui che si toglieva il cappello alla fine di una corsa. Mi chiedeva sempre che cosa mi servisse per migliorare, era una fissazione, una lezione da ricordare. Il team va guidato, bisogna fare domande, spingere, anche se tutti stanno lo stanno già facendo. È come quando ti alleni in palestra da solo e pensi di fare dieci flessioni o dieci panche o qualunque cosa sia e arrivi a nove e non pensi di poter fare di più. Ma spesso quando hai qualcuno lì, può spingerti a dodici o tredici. Quando pensi che stai spingendo al massimo, puoi ancora spingere un po’. Questo mi ha insegnato Niki”.

Impossibile dimenticare la disperazione al box Mercedes in occasione del Gran Premio di Monaco dello scorso anno, corso pochi giorni dopo la scomparsa del grande Lauda. Le W10 vennero allestite per l’occasione con l’halo colorato di rosso, unito ad una stella dello stesso colore sul cofano motore e dalla firma dell’austriaco sulla parte iniziale del muso anteriore. Il week-end di gara fu perfetto, con Hamilton che fece segnare la pole e vinse la corsa, dedicandola in seguito al compianto mentore. Un fine settimana commovente ma che ha avuto il giusto finale, in una stagione dominata così come sarebbe piaciuto proprio al ”computer” viennese.

 

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: