Le dimissioni dell’Amministratore Delegato di Ferrari potrebbero portare cambiamenti importanti anche nella Scuderia di F1.

La consueta tranquillità che caratterizza l’ultimo appuntamento della stagione di F1 è stata spezzata da una notizia inaspettata: le dimissioni di Louis Carey Camilleri dal ruolo di Amministratore Delegato di Ferrari. Il manager maltese, a capo dell’azienda di Maranello dal 2018, ha deciso di lasciare la carica per motivi personali non specificati. L’identità del successore di Camilleri, che è stato sostituito ad interim da John Elkann, sarà sicuramente rivelata nel prossimo futuro. Per quanto riguarda il reparto F1, il prescelto si troverà subito di fronte ad un bivio: continuare sulla linea sposata da Camilleri o chiudere un capitolo e iniziare l’ennesima rivoluzione.

Sin dall’inizio della sua esperienza come AD di Ferrari, il manager maltese ha cercato di dare un’impronta nuova alla Scuderia, garantendo la stabilità nei ruoli chiave del team. Lo stesso Camilleri, in una recente intervista al New York Times, ha affermato di aver messo fine alla politica delle “porte girevoli” che ha portato la Rossa ad avere moltissime guide sportive e tecniche diverse negli ultimi 10 anni. L’obiettivo del manager maltese era ben chiaro: aprire un nuovo ciclo vincente dando fiducia e stabilità a lungo termine all’attuale staff della Ferrari. Il modello da cui trarre ispirazione era, ovviamente, il team guidato da Jean Todt e Ross Brawn, che impiegò sei anni prima di aprire un lunghissimo filotto di vittorie. Il leader della Scuderia nel nuovo corso targato Camilleri fu identificato in Mattia Binotto, che dall’inizio della stagione 2019 sostituì Maurizio Arrivabene nel ruolo di Team Principal.

L’addio di Camilleri mette dunque in discussione, in primis, proprio la figura di Binotto. L’ingegnere italo-svizzero ha infatti perso uno dei suoi principali sostenitori, nonché l’uomo che aveva deciso di affidargli la direzione del team. Starà dunque al nuovo Amministratore Delegato, a John Elkann e al resto del board di Ferrari scegliere quale delle due strade intraprendere. Se decideranno di dare continuità alla linea Camilleri, la posizione di Binotto, almeno fino alla rivoluzione regolamentare del 2022, resterà salda. Qualora invece le alte sfere dovessero scegliere di tornare al passato e di attuare l’ennesima rivoluzione, il ruolo dell’attuale Team Principal e di alcuni leader dell’area tecnica potrebbe essere a rischio, visto il declino del Cavallino Rampante in termini di risultati negli ultimi due anni.

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