Dopo la gara odierna in quel di Suzuka, Vettel e la Ferrari hanno detto “Sayōnara” al sogno del titolo mondiale anche se la matematica dice il contrario,ma la testa di tutti gli uomini il rosso sembra già essersi proiettata al 2019, con l’imminente inverno che dovrà fungere da “reset” a tutta la squadra.

Quella di Suzuka, sulla carta, doveva essere uno dei terreni di caccia di Sebastian Vettel per tenere vive le le ultime speranze iridate, vista la particolare preferenza del tedesco del tracciato giapponese e della conformazione della pista stessa congeniale con le caratteristiche della SF71H, ma la realtà di oggi ci racconta un’altra storia: Suzuka rappresenta la (quasi) resa di Seb davanti alla corazzata argentata che invola Lewis Hamilton a raggiungere l’agognato quinto iride in carriera come Fangio.

Vettel oggi ha corso seguendo lo spirito del samurai, con quella rabbia in corpo che lo ha spinto a fare una partenza da leone e ad azzardare quel sorpasso alla Spoon ad un Max Verstappen dei giorni migliori: l’azzardo del tedesco non ha pagato ma in una gara in cui non aveva nulla da perdere era un azzardo che ci poteva stare. Ragionando sull’accaduto, è ovvio pensare che Seb potesse aspettare di tentare il sorpasso sulla 130R o all’ultima chicane, visto il momento di difficoltà che stava incontrando Verstappen con la mancata ricarica delle batterie della sua RB14, ma col senno di poi…

Ferrari:la chiave della stagione

Uno dei simboli più apprezzabili presente attorno al circuito di Suzuka è la ruota panoramica, una ruota che per i ferraristi e per la Ferrari sembra essersi fermata circa 3 mesi fa, a Hockenheim in quella “maledetta” domenica estiva dove una nuvola “fantozziana” ha tradito e mandato a muro Sebastian Vettel privandolo di una vittoria, che allora avrebbe minato più di una certezza agli uomini di argento vestiti. Da allora, gara dopo gara, un crepa sempre più profonda sembra aver colpito la corazzata del Cavallino, con l’ultimo acuto arrivato nelle Ardenne un mese fa e alla doppietta in qualifica di Monza.

riAd ora sembra di rivedere un remake della seconda parte di stagione dell’anno scorso, con l’unica differenza che allora la Rossa fu “demolita” a causa del “harakiri” in quel di Singapore e dei problemi di affidabilità accorsi alla PU evo tra il gp di Suzuka e e quello malese, mentre quest’anno la PU Ferrari ha dimostrato grande solidità. La SF71H ha dimostrato fin da inizio anno di essere una monoposto che avrebbe dato del filo da torcere alle Frecce d’argento, ma la mancanza di continuità di risultati e sopratutto l’incapacità di raccogliere il massimo possibile in ogni gp. vuoi per errori o per strategia, non ha permesso alla Ferrari di raccogliere i frutti dell’eccellente lavoro svolto dei ragazzi in fabbrica a Maranello. Tutto ciò ha favorito Lewis “formichina”.

Nessuno sa in quale situazione sarebbe ad ora il Mondiale con qualche errore in meno da parte di Vettel o alla gestione differente di alcune situazioni scomode (vedasi partenza in prima fila a Monza), ma la sensazione è che dalla scomparsa di Sergio Marchionne, la squadra abbia subito un tracollo importante.L’italo-canadese fu colui che 4 anni fa prese in mano le redini di un team che lottava per la zona punti e con scelte, da molti discutibili, ha riportato il team a lottare per le posizioni di vertice promuovendo le stesse risorse interne che hanno dato alla luce la competitiva SF71H.

Come spiegarsi il “passo del gambero” della SF71H?

L’aspetto positivo della SF71H era il suo adattarsi ad ogni tipologia di circuito, con i tecnici del Cavallino pronti a portare ad ogni Gp novità su novità, alcune delle quali bocciate dalla Federazione (vedasi gli specchietti introdotti a Baku) ed alcune messe sotto esame su spinta di “qualche” team  come il monitoraggio tramite un secondo sensore alle batterie Ferrari: di tale monitoraggio erano a conoscenza solo Fia e Ferrari ma in qualche modo sembra che queste informazioni siano arrivate ad orecchie indiscrete…

Nessuno vuole fare complottismo, trovando in questo ulteriore controllo, l’involuzione che Ferrari ha avuto dalla gara di Monza ad oggi, ma non serve essere dei geni per capire come una tale involuzione sia a livello di motore (lo speed trap vede nuovamente Mercedes davanti) sia a livello di meccanica, con la strana perdita di trazione e di carico al posteriore (a Sochi Ferrari è stata costretta ad usare ali da alto carico per non perdere troppo tempo nel T3) che erano tra i punti di forza della monoposto del Cavallino quest’anno, sia alquanto strana.Ora la Sf71H patisce strani problemi di bilanciamento, andando in crisi con le gomme più morbide (vedasi blistering sulle SS nelle prove libere di venerdì con Vettel) ma tenendo un buon passo con le mescole più dure. Tuttora è difficile dare una spiegazione a tutto ciò.

In questo momento solo una vittoria potrebbe dare morale ad una squadra a tratti demoralizzata e vincere darebbe la giusta motivazione e tranquillità sia ai piloti ma anche a tutto lo staff rosso di riprendere quella retta via che da qualche mese, è stata persa e ci sono ancora 4 Gp per centrare questo obiettivo. Sebastian Vettel è consapevole che la serie di errori che ha commesso negli ultimi mesi sono in parte causa della situazionedi svantaggio in classifica, ma sono tutti errori figli di poca tranquillità, di un pilota costantemente sotto pressione e oggetto di critica da ogni fronte. Con la giusta serenità e fiducia il tedesco mostrerà nuovamente la stoffa del 4 volte campione del mondo quale è ma per questo serve un team coeso e che abbia la stessa unità di intenti che la caratterizzava nell’era Marchionne.

Ci terrei solo a sottolineare un particolare di estrema importanza: per chi sostiene che questa Ferrari sia una “vergogna”, vorrei ricordare come la scuderia di Maranello sia stata l’unica in questi anni a dare del filo da torcere al dominio della Mercedes. Se ciò non fosse avvenuto staremmo parlando già di una F1 morta e sepolta.

di Giuly Bellani

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