L’accordo con Cadillac ha rafforzato le credenziali della candidatura di Andretti, ma bisognerà convincere un circus ostruzionista.

Michael Andretti ha fatto tutto quello che poteva. Da più di un anno il figlio di Mario sta cercando di convincere la FIA e la F1 ad ammettere il suo leggendario team nella categoria regina, fin qui con risultati modesti. Adesso, però, il momento propizio sembra essere arrivato: la Federazione ha avviato la procedura di valutazione delle scuderie interessate ad unirsi al circus, e la candidatura americana è divenuta più forte che mai in questi giorni. L’annuncio della partnership con General Motors, arrivato non a caso solo tre giorni dopo l’avvio della procedura della FIA, ha scioccato gli appassionati, esaltati dalla prospettiva di trovare marchi prestigiosi come Andretti e Cadillac sulla griglia. Da soli, però, non bastano i nomi: bisogna dimostrare di possedere infrastrutture moderne, uno staff ampio, partner di livello e finanze stabili. E, stando alle parole di Michael Andretti, le basi sono solidissime.

“Uno dei grandi quesiti…” – ha dichiarato l’americano alla stampa – “…riguardava che cosa un nostro eventuale ingresso avrebbe portato alla F1. Beh, stiamo proponendo una delle più importanti case automobilistiche al mondo, General Motors, con il marchio Cadillac. Questa era una delle cose che ci mancavano, e adesso ce l’abbiamo. Abbiamo accumulato un enorme supporto finanziario in vista dell’approdo in F1, questo è innegabile. […] Abbiamo assunto molte persone che già lavorano per noi, tra cui degli ingegneri, e abbiamo già trovato un Direttore Tecnico, di cui riveleremo l’identità più avanti, quindi siamo in linea anche su questo fronte. Il piano è, ovviamente, di schierare almeno un pilota statunitense, e penso che si sappia chi è il principale candidato. Colton Herta ha un contratto in Indycar, ma vogliamo far sì che questo progetto tutto americano comprenda almeno un pilota a stelle e strisce”.

Il progetto, dunque, sembra davvero ben avviato, tanto che è difficile trovarne i punti deboli. Con un sostegno economico enorme proveniente da General Motors e un reparto tecnico già operativo nel quartier generale di Indianapolis, l’ossatura principale è pronta. Come suggerito dal comunicato, il team sembra inoltre aver individuato l’imprescindibile sede europea nel Regno Unito. Ma non è tutto: la scuderia ha già trovato un accordo di base per la fornitura delle Power Unit, che non saranno, almeno nei primi anni, realizzate da General Motors. Le principali indiziate sono Renault, con cui Andretti aveva trovato un accordo prima dell’unione con GM, e Honda, che ha già diverse partnership attive con Cadillac e fornisce i propulsori alla scuderia guidata dal figlio di Mario in Indycar.

Viste le basi, solo una sciagura improvvisa sembra poter impedire il tanto desiderato ingresso in F1 al team americano, la cui provenienza geografica rappresenta certamente un ulteriore punto a favore. La FIA, generalmente molto distaccata in queste circostanze, ha accolto calorosamente la candidatura ufficiale di Andretti attraverso un comunicato del Presidente Mohammed ben Sulayem: “Ho ricevuto di buon grado la notizia della partnership tra Cadillac e Andretti e la FIA non vede l’ora di intrattenere ulteriori discussioni durante il procedimento di ‘Manifestazione d’Interesse'”. Una risposta ben più calorosa del glaciale comunicato diramato da Liberty Media, che negli ultimi mesi, attraverso le parole di Stefano Domenicali, ha sempre declinato la possibilità di aggiungere un undicesimo team alla griglia.

Foto: Alessandro Martellotta per newsf1.it

“C’è molto interesse verso la F1 in questo momento…” – recita la nota“…dato che stanno avendo luogo diverse trattative con entità meno esposte pubblicamente rispetto ad altre. Vogliamo far sì che il campionato resti credibile e stabile, quindi ogni richiesta di partecipazione sarà valutata secondo dei criteri che dovrà soddisfare per essere accettata da tutte le parti in causa. Per accedere al campionato, ogni richiedente deve ottenere il via libera sia dalla F1 che dalla FIA. Dal comunicato del circus emerge chiaramente quale sia la preoccupazione di Liberty Media: con una F1 perfettamente in salute anche con dieci scuderie in griglia, non si può rischiare di ammettere frettolosamente una nuova squadra senza la certezza che questa sopravviva a lungo e garantisca un valore aggiunto. La memoria, in questo caso, rimanda alle ridicole esperienze dei tre team (HRT, Caterham e Marussia) nati nel 2010 e scomparsi entro fine 2016.

La questione più delicata è tuttavia l’opposizione di alcune delle scuderie più potenti della F1. Se da un lato spetta alla FOM e alla FIA confermare o rifiutare le candidature e stipulare gli accordi commerciali e sportivi, i team dal maggiore potere politico possono comunque far sentire la propria voce. Prima dell’accordo con General Motors, una delle figure maggiormente contrarie al progetto Andretti era Toto Wolff, che la scorsa estate aveva affermato che la F1 avrebbe dovuto cercare di attirare marchi più appetibili a livello globale. Nessuno, inoltre, desiderava che i pagamenti elargiti ai team dalla F1 venissero divisi per undici piuttosto che per dieci. Ora, però, la situazione è cambiata e la candidatura americana non può più essere ignorata, anche se i team si metteranno di traverso. Viste le solide basi del progetto, proprio loro rappresentano i principali ostacoli all’approdo del sodalizio Andretti-Cadillac in F1.

Foto copertina: https://twitter.com/Ben_Sulayem

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