La Ferrari rialzerà la china, difficilmente potrebbe far peggio nel 2021, ma tante cose andrebbero rivalutate per tornare al top in Formula 1. Hamilton ha eguagliato in Germania il record di vittorie di Schumi sfilando su un tappeto rosso steso dalla Rossa.

Innumerevoli sportivi ci ricordano con frasi ad effetto che i record sono fatti per essere battuti, ma la Scuderia Ferrari avrebbe potuto e dovuto lottare anche per difendere i primati conquistati da Michael Schumacher. Da oltre un decennio la Scuderia si è aggrappata al passato e al ciclo storico di vittorie targato Schumi quasi per alleviare un dolore.
Un ricordo felice, un pensiero costante nei cuori ferraristi a riscaldare un presente fatto di delusioni e terribili bastonate. Dodici lunghi anni di proclami senza la forza di riaprire una striscia di successi che tenesse alto nel mondo il nome del Cavallino Rampante e dei record siglati da Michael. Il passato glorioso della Ferrari non lo cancellerà nessuno, ma ora che sono la Mercedes ed Hamilton a riscrivere la storia, è tempo di volgere lo sguardo al futuro.

Insaziabile Lewis

Il successo di Hamilton in terra tedesca era già scritto nella pietra e non solo per la enorme superiorità della sua Mercedes W11. Superato il trauma Rosberg nel 2016, Lewis si è trasformato in un cannibale capace di lasciare solo le briciole agli avversari. Dopo il ritiro del compagno di squadra tedesco, non ha più avuto concorrenti all’altezza di una corona mondiale. Bottas è e sarà solo un buon secondo pilota, troppo discontinuo per infastidire il perfezionista Lewis.

La sfida si è accesa alle spalle del re nero, tra giovanissimi talenti che oggi esultano per un giro veloce o una seconda fila al sabato. Ad Hamilton va riconosciuto ogni merito, ma la scarsissima competitività di Ferrari in primis, ma anche di Red Bull, McLaren, Williams etc. ha permesso a Lewis di vincere senza pressioni, sfruttando solo una parte del suo grande talento.

Il chiaro obiettivo della Scuderia Ferrari è vincere il campionato del mondo di Formula 1 2022. A Maranello, meglio tardi che mai, hanno iniziato a migliorare la vettura attuale nel tentativo di ridurre il gap con la concorrenza, che si stava sempre più dilatando. In occasione del GP dell’Eifel la SF1000 ha presentato degli aggiornamenti che hanno dato l’opportunità a Charles Leclerc di partire in quarta posizione.
In gara, con una vettura carica di benzina, la Ferrari ha mostrato tutti i suoi limiti, ma a preoccupare è stata anche la gestione dei momenti topici della corsa. Il risultato? Sei miseri punti totali, nonostante i tanti ritiri. A dispetto di una Renault tornata sul podio dopo 9 lunghi anni (applausi al buon Ricciardo) in Ferrari sembra regnare ancora il caos manageriale.

Binotto è l’uomo giusto per la rinascita?

Il team principal della Ferrari continua a scaricare le responsabilità del fallimento 2020 a fattori esterni alla squadra. Binotto ha l’indubbia capacità di trovare sempre un capro espiatorio diverso ogni domenica. Questa volta l’ingegnere di Losanna ha puntato il dito sulle basse temperature del Nürburgring e su Sebastian Vettel, sempre più emarginato e corpo estraneo del team. In queste condizioni, nessun lieto fine avrebbe potuto essere più irreale.

Binotto non perde mai occasione per dimostrare scarsa leadership in momenti delicati e l’accordo segreto con la FIA non può rappresentare che un’aggravante nella sua esperienza al vertice del team Ferrari. La SF1000 è un disastro ingegneristico e il muretto non fa che complicare la vita ai piloti con strategie errate e pit-stop lenti. Servirà tanto lavoro per fermare l’uomo dei record Hamilton e la macchina perfetta teutonica, nella speranza che l’ideale “essere Ferrari” non sia diventato solo uno slogan e un # per i social.

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