Anche i più grandi vengono sconfitti prima o poi, è la vita, è la storia, ed in questo inseguimento della Rossa alla Mercedes mi è venuta in mente la grande caccia che la FORZA Britannica denominata ‘H’ (portaerei Ark Royal, incrociatore Renown e incrociatore Sheffield) diede alla Corazzata Tedesca Bismarck durante la II Guerra Mondiale,  riuscendo a bloccarla con dei siluri decretandone così la fine ‘operativa’. Certo qui siamo di fronte ad altro tipo di corazzata, e la battaglia si gioca sull’asfalto e senza siluri, ma quella ‘H’ finale presente nel nome della nuova monoposto di Maranello è quantomeno di buon auspicio; tuttavia abbiamo anche altro a cui pensare dopo che è andato in scena il primo giorno di test. Ora voglio subito puntualizzare un concetto, i tempi di questi giorni non sono indicativi, però bisogna pur fare pace col proprio cervello e non mettersi necessariamente da una parte o dall’altra, mi spiego, quando la Rossa faceva tante tornate senza problemi, ci si lamentava che non segnava tempi di rilevo, oggi che stacca il miglior tempo ci si lamenta che non ha girato molto; non so voi ma io preferisco che sia comunque la più veloce in pista, tra l’altro lo è stata (e lo sarà credetemi…) subito al primo approccio con l’asfalto di Barcellona e non è cosa da poco se consideriamo tantissimi aspetti di una macchina che non ha quasi niente in comune con quella del 2015, ed ecco un piccolo elenco delle macro-aree e di quanto si deve testare in pista con tutte le incognite del caso.

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Innazitutto la Ferrari ha delle sospensioni completamente nuove all’avantreno le tanto desiderate PUSH-ROD, per settare e collaudare le quali c’è bisogno di raccogliere un’immensità di dati, immaginate che tutto l’archivio della Ferrari degli ultimi anni è basato sulle PULL-ROD, potete capire quanto lavoro dovrà fare tutto il Team solo considerando questo unico aspetto, mettendolo poi in relazione con le prestazioni delle gomme Pirelli.

Il collaudo del nuovo propulsore cambiato radicalmente nella disposizione degli ‘accessori’, anche questo fattore va sottolineato con forza, perché è facile avere problemi quando si cambia disposizione praticamente a tutto, si adottano nuovi sistemi di raffreddamento, si devono collaudare dei pezzi completamente nuovi, tra cui il cambio che è stato riprogettato.

L’aerodinamica completamente diversa da quella vecchia, col muso corto ed un retrotreno molto affilato che di certo ha bisogno di immane lavoro per essere ottimizzato nei flussi soprattutto intorno alle ruote posteriori, nel sottoscocca ed estrattore.

Ultimo e più importante di tutti, il propulsore, ma soprattutto la camera di combustione, il così detto sistema HCCI (homogeneus charge compression ignition) col quale in pratica l’accensione del carburante non avviene per la scintilla della candela, ma per effetto della compressione, come i motori diesel per fare un esempio, di fatto questo tipo di accensione della miscela combustibile/aria è una via intermedia tra un motore 8 (accensione comandata) ed un diesel (accensione per compressione), il punto è che il sistema ha bisogno di altissime pressioni di immissione ed un controllo perfetto della combustione da parte della centralina coadiuvata dai sensori, anche perché il motore ritorna alla fase di ‘accensione comandata’ quando si è ad un dato numero di giri, perché sembra che la finestra di utilizzo sia (per ora…) ad un regime molto ristretto di giri.

Comunque sia, senza troppo scendere nel tecnico, la giornata di oggi è stata molto positiva per una macchina che è una vera rottura col passato, per tecnica e per filosofia costruttiva e segnare il miglior tempo è segno che la vettura è nata bene e si è fatto non un gran lavoro ma un lavoro superlativo, e a memoria, ricordo a tutti quanto di buono e di quasi miracoloso si ottenne nell’inverno passato quando si ricucì un GAP che era intorno agli 1,8 secondi portandolo a 6-7 centesimi in un solo inverno, con Allison che si trovò a recitare un ruolo ben diverso da quello attuale, chiamato a modificare e cercare di rendere competitiva una creatura non sua e che si portava dietro tutta una serie di difetti diventati quasi una ‘tradizione’ in casa Ferrari…

Insomma lo ripeto, la CACCIA E’ COMINCIATA e iniziare a mettere subito sotto pressione i Tedeschi è un buon viatico non solo per ottenere risultati ma soprattutto per costringere a sbagliare chi non è mai stato sotto pressione in questi anni…

Marco Asfalto

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