Il nuovo carburante sembra voler promettere di tutto e di più, ma c’è una grande differenza di prestazione dall’E10 all’E85.

Prima di addentrarci in un paio di specifiche tecniche, vediamo insieme alcune caratteristiche di questo carburante innovativo e cosi benvoluto.

Il bioetanolo è l’etanolo (o alcol etilico) ricavato dalla biomassa e dalla parte biodegradabile dei rifiuti. La sua classificazione come biocarburante di prima/seconda generazione è basata esclusivamente sulle materie prime impiegate, poiché le caratteristiche del prodotto finale sono le medesime.

Il vantaggio principale è l’abbattimento della CO2 in fase di produzione del carburante.

Il bioetanolo può sostituire la benzina nei motori, grazie alle sue proprietà fisico-chimiche; alcune sono migliorative, altre un pò meno.

Il biocarburante presenta un numero di ottano elevato, cosa che si traduce in una capacità antidetonante maggiore di quella della benzina: in sostanza, è più difficile avere i fenomeni di detonazione all’accensione della miscela (accensione e avviamento sono due cose separate), malvoluti dai progettisti di motori in quanto creano delle condizioni di irregolarità all’interno del cilindro che possono facilmente portare a delle rotture improvvise.

Non solo: ciò implica la possibilità di lavorare con rapporti di compressione più spinti, anticipo di accensione maggiore e una pressione di sovralimentazione più elevata.

La volatilità del bioetanolo, espressa dalla temperatura di ebollizione e dalla tensione di vapore, è superiore a quella della benzina.

Ne consegue una miscelazione con l’aria veloce e omogenea, migliorando la combustione, l’avviamento a freddo del motore e le prestazioni in accelerazione.

A livello prestazionale, terminate le gioie arrivano le brutte notizie: la principale caratteristica che rende il bioetanolo un carburante “inferiore” rispetto a quello della benzina è la densità energetica.

Il potere calorifico è la quantità di calore sprigionata dalla combustione dell’unità di massa del combustibile: il rapporto tra il valore della benzina e quello del bioetanolo è di 0,6.

Quindi?

Se a livello prestazionale, le caratteristiche possono compensare un utilizzo o un altro, a livello ambientale e commerciale è tutta un altra storia.

Il bioetanolo produce una bassissima quantità di CO2 e il suo processo produttivo coinvolge materie di scarto, a differenza della benzina.

Dal 2007 in Indycar si utilizza bioetanolo in forma E85, ovvero una miscela di carburante all’85% di bioetanolo e al 15% da benzina. L’E85 è il carburante più disponibile negli Stati Uniti e in Brasile.

L’E10 sarà il carburante usato in F1 dal 2022, presenta solo il 10% di bioetanolo nella miscela quindi, ancora un pò poco. In Europa, solo alcuni paesi hanno a disposizione bioetanolo alla pompa (Francia al 210%, Gran Bretagna al 5%), ma in sostanza percentuali maggiori richiedono modifiche al motore.

L’Italia, invece, non ha ancora intrapreso questa strada per non minare certi equilibri con i produttori di petrolio che vedrebbero scendere in percentuale le loro vendite.

Sicuramente, passare dall’E10 all’E85 non sarà facile, specialmente per le modifiche sui motori.

Ma da qui al 2025 c’è un sacco di tempo.

 

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