Dopo i 4 giorni di prove fallimentari per la Renault e per la Red Bull, vorrei poter spiegare la débacle tecnica subìta a Jerez analizzando il fattore psicologico insito nell’essere umano che per lungo tempo ha dominato nelle sue attività e che si trova di fronte ad una nuova e diversa competizione.

Per natura il vincente, soprattutto se lo è da lungo tempo, tende a sottovalutare una nuova sfida, non perché non sia preparato tecnicamente, e neppure perché non sia motivato, di fatto egli affronta gli eventi con grande motivazione e con grande impegno, ma il cervello, si sa, spesso  inganna, dandogli delle risposte positive che deformano la realtà, facendogli credere di aver fatto il massimo e di aver scelto la strada giusta, come mai accade questo?

In molte attività, sport compreso, quando un vincente non riesce più ad essere protagonista, sentiamo dire spesso la frase ‘non ha più fame’ oppure ‘oramai è sazio di successi’, in realtà il vincente deve confrontarsi non solo con la nuova e diversa sfida, ma soprattutto con avversari che per anni hanno inseguito, questi ultimi dovendo sempre recuperare acquistano una naturale aggressività e ingegnosità che li porterà prima o poi a dei risultati, del resto tutti iniziano in questo modo, dovendo sempre inseguire il successo di qualcun altro.

Ora riferendoci alla Formula Uno dobbiamo ricordare che nonostante l’alto livello tecnologico, dietro ci sono sempre degli esseri umani, con il loro genio certo, ma anche con le loro debolezze, le loro emozioni, e gli esseri umani  in quanto tali possono sbagliare, i motoristi della Renault dopo aver vinto tutto, consapevoli della loro forza, hanno inconsciamente commesso degli errori, come, del resto, i progettisti della Red Bull, sentirsi forti ed imbattibili può far diventare presuntuosi, come pure la voglia di dominare di nuovo e vincere  a mani basse (come accaduto spesso nelle ultime 4 stagioni) anche di fronte a nuove regole, a nuovi motori, a nuove macchine molto diverse dalle precedenti, ed ecco che spuntano progetti portati al limite e tecnologie rischiose ed inaffidabili.

Forse è mancata della semplice umiltà, la consapevolezza che per poter aprire un altro ciclo c’è bisogno di partire dalle cose più semplici per poi poterle affinare ed evolverle nel tempo, certo c’è ancora spazio per recuperare ma i 4 giorni di prove se ne sono comunque andati e questi non ritorneranno, se non nei sogni notturni di più di qualche ingegnere…

Marco Asfalto

Twitter : @marcoasfalto