Leggendo i commenti arrivati da più parti ci siamo sentiti in dovere di metterci alla tastiera e scrivere il nostro pensiero sulla prima sessione di test che si è svolta in Spagna.

I test sono stati influenzati da una condizione meteo che a memoria non era mai capitata nella pista Spagnola, pioggia, vento e neve hanno reso il lavoro complesso  e difficile da interpretare per gli stessi team.

Ciò che ha sconvolto tecnici, giornalisti e il pubblico è stato il tempo di Hamilton della 4° giornata, quando con gomme Medium ( che adesso sono High Working Range) ha fermato il cronometro sul 1:19.333 mentre Vettel si fermava sul 1:20.241 su gomme Soft; in pratica un distacco di oltre 1 sec. e con una mescola di svantaggio. Tuttavia bisogna fare chiarezza su questa prima sessione di test. La Ferrari aveva bisogno di conoscere bene ancora la vettura dopo un leggero allungamento del passo come dichiarato dalla stesso Mattia Binotto (la differenza tra le due vetture dovrebbe oscillare tra i 9 e gli 11 cm), e quanto questo potesse influire sul carico aerodinamico della vettura e soprattutto sulla ricerca del giusto set-up; da non dimenticare che la vettura è stata completamente rifatta nel 2017 e che quindi i dati a disposizione della Ferrari sono relativi ad 1 anno di lavoro mentre la Mercedes è stata una continua evoluzione della vettura che fu presentata nel 2014. Di fatto gli Anglo-Tedeschi hanno un bagaglio di dati maggiore rispetto alla Rossa. Ma ciò che bisogna andare ad osservare è quanto accaduto nel giorno 2 dei test; con temperatura asfalto di soli 9 gradi Vettel ha fermato il crono su 1.19.673 dimostrando una gran capacità di mandare in temperatura gli pneumatici e di sfruttarli al meglio; nella stessa giornata Bottas ha realizzato 1:19.976 con gomme Medium. Cosa è accaduto nel 4° giorno? La Mercedes ha portato un pacchetto che aveva tutta l’aria di essere quello che dovrà essere montato in Australia, insomma un’evoluzione già all’interno della prima sessione di test; qualcosa che in genere si porta nei giorni successivi, anticipando così il lavoro. Sembra quasi ovvio dire che sono più avanti almeno con i dati di simulazione e che, soprattutto, abbiano trovato subito il giusto set-up.

La Ferrari quindi non è indietro, ha semplicemente svolto il lavoro che era in programma, tempo permettendo, e che vedeva come primo step quello di testare la Power Unit che quest’anno sarà limitata a n. 3 esemplari per tutto il campionato; sotto quel punto di vista a Maranello sono tranquilli in quanto i dati al banco sono ottimi, tanta cavalleria e un propulsore che ha superato di molto i chilometri che dovrebbe percorrere. Dal punto di vista aerodinamico ed anche meccanico, mi riferisco soprattutto alle sospensioni ed all’assetto, c’è ancora da lavorare e ciò che è risultato anomalo è stato il comportamento della F71-H in rettilineo nell’ultima giornata di test, quando, a vista, il posteriore sembrava rimanere alto

Sebastian Vettel Ferrari

(assetto rake) invece di coricarsi sotto la spinta del carico aerodinamico, eppure le velocità massime sono state ottime, mentre la Mercedes è parsa abbastanza ‘piatta’ come è sua consuetudine; anche la Red Bull in rettilineo si appiattiva come del resto nel 2017. La Ferrari sta cercando di ottenere un alto carico ma con un basso drag così da essere molto veloce anche in rettilineo e questo è ciò che in genere sognano tutti gli Ingegneri ma difficile da realizzare al meglio con la vettura definitiva, con quella appena scesa in pista per i test è ancora più difficoltoso.

Da tenere conto anche i test del 2017, quando la Ferrari sembrava la più in forma in tutte le giornate ma che ha avuto delle noie alla Power Unit, con lo stesso ragionamento avrebbe dovuto surclassare, sul giro secco, la Mercedes in Australia, ed invece Hamilton realizzò la pole staccando Vettel di 2,68 decimi anche se poi il pilota Ferrari vinse la gara proprio sfruttando al meglio le gomme Soft.

Di fatto quanto ottenuto da Hamilton nella 4° giornata è il risultato di una sorta di ‘prova di forza’, la Mercedes ha cercato il tempo mentre la Ferrari svolgeva un altro tipo di lavoro. La prossima sessione potrà sicuramente dare dei dati maggiori per confrontare le due vetture e poi c’è da ricordare che la stagione è lunghissima ed in qualche caso è forse meglio partire con una vettura che ha margini di sviluppo molto ampi e non giocarsi tutte le carte subito; il 2017 dovrebbe insegnare. Una cosa è certa, il vero valore delle vetture lo conosceremo solo dopo 4-5 gare.

Marco Asfalto

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