A tre gare dal termine regna la pace tra Vettel e Leclerc che (forse) si sono seduti ai banchi della scuola di fratellanza.

binomio Vettel Leclerc

Il primo giorno di scuola è un sempre un emozione sia per genitori che figli. Volti nuovi, facce nuove, incertezze. Qui non siamo in una scuola vera e propria, ma le emozioni che stanno vivendo forse sono simili: se Vettel e Leclerc si sono seduti ai banchi della scuola di fratellanza è una cosa che fa emozionare forse più noi tifosi che non loro.

Il bollito contro il predestinato: mai frase può essere più spiacevole di questa! E i motivi sono tanti.

Vettel non è bollito: il pilota tedesco ha vissuto il suo anno più buio tra Monza e Monza. L’edizione 2018 lo ha visto diventare lo spin-man, come piace a molti definirlo per via dei suoi corpo a corpo quasi mai decisivi: lì, detto sincero sincero, si è giocato il mondiale non tanto a livello di punti quanto a livello psicologico contro un Hamilton sempre sul pezzo. L’edizione 2019 è stata l’ultima entrata in scena dello “spin-man”, con una girata in solitaria degna di Carolina Kostner e tante polemiche al seguito dovute anche alla manovra killer che ha quasi eliminato Stroll.

Prima di Monza 2018, la spettacolare vittoria a Spa; dopo Monza 2019, l’impressionante vittoria a Singapore. In mezzo, il suo anno più duro.

GP di Singapore

Senza darlo mai a vedere ha sempre dovuto mantenere il pesantissimo fardello di un nome, Michael Schumacher, che gli suonava nelle orecchie molto più del suono dei suoi V6. Sempre li a ricordargli quanto il suo connazionale avesse fatto per la Ferrari, sempre li a confrontare vita e prestazioni di due uomini totalmente diversi in tutto e per tutto; dal primo giorno in Ferrari nessuno si è mai risparmiato, parlando sempre a livello di tifoseria e giornalismo. Non si sa quanto questo abbia influito, ma è vero che tra follie di testa (Baku 2017 ad esempio) e sfortune varie, Vettel non ha mai potuto alzare il titolo più ambito come il suo connazionale ha fatto diverse volte con la stessa tuta.

Peccato, mi vien da pensare; più per lui che non per noi. Non venitemi a dire che un Mondiale in rosso non l’avrebbe meritato: prima di Monza e dopo Monza, Vettel è stato spesso al livello di Hamilton se non a volte superiore, quando la Scuderia (macchina+strategia) glielo ha consentito.

Domenica (Mexico 2019) se non ci fosse stato Vettel al volante, chi altro avrebbe potuto contestare il suo ingegnere di pista che gli chiedeva di rientrare? La Ferrari avrebbe perso anche il secondo posto e questo è un fatto. La cosa che più ha impressionato è stata la rapidità con cui ha agito e ha deciso, senza importarsene di chi ci fosse in cuffia. Al volante c’era lui, lui sapeva cosa stava accadendo, lui sapeva cosa fare. Vi ricorda qualcuno?

L’altro banco della scuola di fratellanza è occupato da Charles Leclerc, il predestinato diventato realtà.

Quando Leclerc è entrato in F1 è stato un pò come quando Valentino Rossi è entrato nella classe regina. Un pilota che nelle serie “minori” non ha soltanto vinto, ha convinto su ogni lato e sfaccettatura del suo comportamento in pista e fuori, al volante o no. Leclerc è uno di quei piloti destinato a grandi cose, predestinato come tanti di noi lo conoscono. Leclerc è uno dei tanti ragazzi che ha sofferto la perdita del padre in giovane età e la perdita di amici cari che facevano il suo stesso lavoro. Da queste sofferenze ne ha sempre tratto la forza per andare avanti.

Leclerc Vittoria

Il suo modo di guidare, la voglia di dimostrare di poter essere il più forte di tutti, è figlia del suo passato e di ciò che ha perso, a cui lui sente il bisogno di dimostrare qualcosa.

In verità vi dico che a mio parere Leclerc ha già dimostrato qualcosa: ha dimostrato che si può essere forti anche quando ogni cosa intorno a te vuole farti cadere. Se a Singapore ha chiesto “tutto” alla sua vettura è perchè vuole dimostrare che può vincere ovunque; se in Russia ha aperto il canale per chiedere spiegazioni è perchè vuole dimostrare che nessuno può prenderlo in giro. Leclerc è un pilota capace già di ammettere i propri errori come a Suzuka e in Messico, a differenza di qualche suo coetaneo che fa dell’arroganza la sua arma più grande.

Ma la cosa più bella che ha detto da quando si è affermato tra i top driver, è stata quando in Messico ha ammesso di avere molto da imparare, specialmente dal suo compagno di squadra.

Perciò, è giusto dire che Vettel e Leclerc andranno l’uno contro l’altro? E’ giusto rendere conflittuoso un rapporto che forse può essere di esempio per tutti i piloti che hanno voglia di dimostrare qualcosa, sia che abbiano vinto quattro mondiali o solo due gare? Se loro inizieranno ad andare d’accordo, se dimostreranno che posso essere “compagni vincenti”, nessuno li fermerà dallo scrivere nuove pagine della storia della F1. Vettel e Leclerc a scuola di fratellanza non è solo un idea, forse è qualcosa che già sta accadendo.

Credo che loro sentano che è la cosa giusta da fare. Con la lealtà e l’abilità di sentirsi entrambi numeri uno senza pestarsi i piedi a vicenda ma proteggendosi come fratelli.

Un pò come ha fatto Vettel in Messico: dietro la volontà di prendere la scia del compagno, forse si cela una volontà ancora maggiore di proteggerlo da quel Hamilton che voleva aggredirlo. Un vero uomo di squadra. Che in barba a tutti quelli che lo davano per bollito, da dopo Monza 2019 non ha sbagliato (quasi) più nulla; per spezzare una lancia in suo favore, Schumacher non ha avuto un compagno forte almeno quanto lui, ne tantomeno un predestinato.

Formula 1 Qualifiche Canada Vettel

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