Il 2021, tra gare pazze, vittorie inaspettate ed un duello mondiale straordinario, è stato un anno incredibile per la F1.

In attesa di scoprire nei prossimi giorni gli esiti dell’appello contro le decisioni dei commissari sui convulsi giri finali della stagione, il GP di Abu Dhabi ha incoronato Max Verstappen campione del mondo della F1 per la prima volta in carriera. Un titolo meritatissimo per un fuoriclasse ormai da anni ai vertici di questo sport, e che alla prima occasione utile è riuscito a conquistare il mondiale sfruttando al massimo le qualità della sua velocissima RB16B. La stagione dell’olandese è stata scandita dell’epico duello con Lewis Hamilton, sconfitto in maniera quasi tragica all’ultimo giro dell’ultimo Gran Premio dell’anno ma dimostratosi comunque un esempio di sportività al termine delle ostilità. Nell’ultima gara stagionale è successo tutto ciò che ha caratterizzato l’intero campionato: decisioni contestabili, controversie regolamentari, lotte continue sia in vetta sia a centro gruppo, prestazioni sorprendenti e grandi delusioni. Ma cosa ci lascia questo mondiale così emozionante ora che (forse) tutto è finito?

Se c’è una cosa che tutti gli appassionati ricorderanno del 2021, è il piacere di aver finalmente ritrovato un duello fino all’ultima gara per la conquista del titolo mondiale. Il fatto che abbia visto protagonisti due campioni di due team diversi, Red Bull e Mercedes, rappresenta un bonus. Il fatto che questi campioni si chiamino Max Verstappen e Lewis Hamilton ha completato l’opera. I due hanno dato vita ad una rivalità perfetta: da un lato un giovane fenomeno aggressivo, diretto, poco propenso a mostrare le sue emozioni ed estremamente riservato nella vita privata; dall’altro, un sette volte campione del mondo astuto, riflessivo, emotivo ed una star planetaria. Aggiungendo a questi ingredienti il modo differente d’interpretare la F1 delle due scuderie (la Red Bull spregiudicata e provocatoria come Christian Horner, la Mercedes pacata e cinica come Toto Wolff) questa rivalità non poteva che dar vita ad uno scontro epico, in cui solo occasionalmente Valtteri Bottas e Sergio Pérez sono riusciti a svolgere il ruolo di protagonisti.

Sin dalla prima gara in Bahrein, i due non hanno potuto fare a meno di dar vita ad una lotta feroce, spingendosi a vicenda ad un livello forse mai visto nella storia della F1. Ben presto la competitività dei due rivali si è tuttavia trasformata, forse inevitabilmente viste le premesse, in una guerra senza quartiere. Dopo le correttissime sfide sul filo dei regolamenti e delle strategie di Sakhir, Imola, Portimao, Barcellona e Le Castellet, l’incidente causato da Hamilton a Silverstone e l’immediato dopo gara del GP di Gran Bretagna hanno generato una tensione quasi insostenibile. Da quel momento, i duelli tra l’olandese e l’inglese non sono stati più gli stessi, soprattutto per il cambio d’approccio di Verstappen: l’incidente di Monza, la difesa di Interlagos e le penalità di Gedda hanno rappresentato momenti decisivi e controversi della stagione. Tutto ciò non deve tuttavia distrarre dalle grandi imprese dei due piloti: dalle gare dominate da Verstappen in Austria alla rimonta leggendaria di Hamilton in Brasile, passando per lo storico successo dell’olandese nella gara di casa e per la centesima vittoria in carriera dell’inglese a Sochi.

hamilton Verstappen

Questo mondiale, tuttavia, è stato molto più di una lotta tra due fuoriclasse generazionali. Il gruppo dietro ai due dominatori ha regalato momenti da ricordare, tra cui il ritorno alla vittoria di due team storici come la McLaren e la Alpine, che mancavano dal gradino più alto rispettivamente dal 2012 e dal 2013. Dopo sette anni d’immeritata assenza, la scuderia anglo-francese ha anche riportato sul podio Fernando Alonso nel GP del Qatar, trovando anche una grande armonia tra lo spagnolo ed Esteban Ocon, vincitore del GP d’Ungheria. In McLaren, invece, si è assistito al ritorno di Daniel Ricciardo, che dopo le enormi difficoltà di inizio stagione ha riportato la vittoria a Woking nel GP d’Italia, e alla definitiva esplosione del talento di Lando Norris, ormai pilota di punta del team inglese e protagonista di una prima parte di stagione ai limiti della perfezione.

La scuderia di Woking ha dato vita ad una sfida entusiasmante contro la Ferrari per la terza posizione in Classifica Costruttori, andata poi alla Scuderia di Maranello. La Rossa si è parzialmente ripresa dopo un terribile 2020, mostrando netti progressi dal punto di vista delle strategie, dei pit stop e soprattutto delle prestazioni; i vari piccoli aggiornamenti portati nell’arco del campionato, tra cui la nuova parte ibrida della Power Unit, hanno migliorato la SF21; il reclutamento di Carlos Sainz si è dimostrato una scelta azzeccatissima, dato che lo spagnolo, contrariamente a molti altri piloti, si è adattato benissimo alla nuova vettura, mostrando una costanza, una velocità ed un impegno sul fronte tecnico eccezionali. In classifica, il madrileno ha addirittura battuto il compagno di squadra Charles Leclerc, anche molto sfortunato in quella che probabilmente è stata la sua stagione meno impressionante (ma comunque ottima) della carriera in F1. La stagione del Cavallino, condizionata dal 2020 e dalla totale concentrazione sul progetto 2022, è stata dunque positiva anche se manca il risultato altisonante ottenuto da altri team. Il dispiacere più grande è forse proprio il mancato ritorno alla vittoria, che non arriva ormai da più di due anni, visto soprattutto che la Pole Position di Leclerc a Monaco e che le tante gare pazze della stagione hanno rappresentato delle occasioni.

GP Russia

Il 2021 è stato anche l’anno della bella conferma della AlphaTauri e di Pierre Gasly, ancora una volta a podio e ormai affermatosi come uno dei migliori piloti della F1, della grande delusione Aston Martin dopo il bel mondiale 2020 e del difficile primo impatto con la realtà del circus per i rookie Tsunoda, Schumacher e Mazepin. Ad Abu Dhabi si sono anche chiusi dei capitoli importanti: Valtteri Bottas lascerà la Mercedes per approdare in Alfa Romeo Racing, dove sostituirà un Kimi Raikkonen destinato al meritato ritiro dalle corse dopo una carriera sensazionale; Antonio Giovinazzi, l’unico pilota italiano in griglia, abbandonerà purtroppo il circus per lasciare spazio al cinese Guanyu Zhou, terzo questa stagione in Formula 2; George Russell, il principale protagonista della risalita della Williams fino all’ottavo posto in Classifica Costruttori, occuperà il prestigioso sedile della Mercedes di fianco a Lewis Hamilton.

Ma in questo meraviglioso mondiale c’è comunque un importante sconfitto: la FIA. Una stagione spettacolare è stata parzialmente rovinata da decisioni spesso controverse o sbagliate del Direttore di Gara e dei commissari. Michael Masi ha più volte mostrato di non saper gestire le tante situazioni delicate che si sono presentate, optando in numerose circostanze per una lettura arbitraria dei regolamenti, mirata sempre a spettacolarizzare le gare anche nel modo più artificioso. Gli eventi controversi di Abu Dhabi, che hanno già fatto dimenticare il caos di Gedda e la figuraccia di Spa, hanno confermato una volta di più questo nuovo approccio della Federazione, che ha regalato agli appassionati un finale esaltante ma forzatamente caotico. Che il 2021, dunque, serva da lezione alla FIA: bisogna sia adottare una comunicazione più chiara, sia mantenere una linea coerente nelle decisioni, sia ritrovare un equilibrio tra la componente sportiva e quella dello spettacolo.

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