Sembra quasi che quella che sto per scrivere sia una lettera d’amore, ma come altro potrei definirla?
Vi racconto passo per passo la mia esperienza, le mie emozioni, piccoli pezzi di un sogno che spero non finisca mai.

 

Direi che il rombo delle monoposto di Formula 1 mi accompagna da sempre. Ogni Domenica papà era davanti alla tv, a guardare la gara, e col passare degli anni questa passione è diventata anche mia, sempre di più. Ricordo perfettamente la sensazione che ho provato l’anno scorso, a Monza, quando ho assistito per la prima volta ad un Gran Premio dal vivo. Un sorriso enorme spuntava sul mio viso ogni volta che una monoposto passava sulla linea del traguardo a 300 Km/h, subito dopo la Parabolica.

Il mio sogno era far parte di questo mondo. Guardarlo non più da una tribuna, ma dall’interno. Raccontarlo, passo per passo, come i giornalisti in tv. E’ incredibile: l’anno scorso continuavo a ripetere a mio padre che un giorno ci sarei stata io, in tv, a raccontare la F1, e pochi mesi dopo, ho cominciato a scrivere qui su NewsF1.it. Mai avrei immaginato di avere una opportunità del genere, entrare nel Paddock, raccontare l’intero weekend, viverla osservando questi 20 ragazzi che vivono a 300 km/h e che sono, poi, umani come noi. Quando ho avuto la conferma che sarei stata al Red Bull Ring quasi non ci credevo, anzi, ogni giorno di più mi sembrava impossibile e mi ripetevo “Fa’ che diventi reale”. Non avevo poi tutti i torti a ripetermelo, perché la mia lettera di accredito FIA è arrivata esattamente 5 minuti prima che io uscissi di casa, per affrontare un viaggio di 12 ore in compagnia della mia famiglia, direzione Spielberg. Come se non bastasse, il mio pass non c’era. Ho passato un’ora a guardare giornalisti e fotografi ritirare i propri pass, mentre io mi disperavo sempre di più. Alla fine, un omone in casco arriva e finalmente mi consegna il pass: ho la collana più bella del mondo, sono eccitatissima e la mia avventura sta per cominciare per davvero!

Il Red Bull Ring è bellissimo: potrà non essere il più elaborato dei circuiti, ma è circondato da un panorama mozzafiato. E bellissima è anche l’entrata per la sala stampa e il Paddock. Scelgo la mia postazione in sala stampa accanto alla finestra, e sotto i miei occhi c’è proprio il box Ferrari.

Accanto a me ci sono giornalisti navigati, grandi nomi della Formula 1 e io mi sento piccola e spaesata. Decido di armarmi di una Red Bull, per restare in tema, e di scendere nel Paddock ed esplorare.
Percorro le scale che portano al lungo corridoio della “Walk Of Fame” della F1, e dopo aver visto le foto di grandi come Senna, Prost, Lauda e Schumacher, arrivo ai tornelli e passo il mio badge. Sono nel Paddock!
Al giovedì il Paddock è tranquillo. I meccanici cominciano a lavorare, le telecamere cominciano ad arrivare e riesco a scorgere i primi piloti. All’inizio ti passano accanto e tu resti quasi impietrita: sono comunque quelle persone che segui a distanza, per cui fai il tifo, quelle persone che sembrano quasi irreali e improvvisamente sono davanti a te in carne ed ossa. Poco a poco cominci ad ambientarti, ma la sensazione del tuo idolo che ti passa accanto, beh, quella non credo cambierà mai.

Tra giri in Pit Lane, dove i meccanici Ferrari fanno ginnastica e si esercitano con i Pit Stop, la mattinata vola e arrivano le 15:00. Decido di andare a seguire “dal vivo” la conferenza stampa: la sala è gremita di fotografi e giornalisti e io mi faccio piccola in un angolo mentre Lewis Hamilton e Sebastian Vettel fanno ancora finta di essere amici davanti ai microfoni. Dopo di che inizia la seconda parte: la sala si svuota e io prendo posto in fondo. Le domande si susseguono e proprio quando Matteo Bonciani dice “Last question” decido di alzare la mano e fare la mia domanda a Carlos Sainz Jr. e Max Verstappen: avevo il cuore che batteva fortissimo, l’emozione a mille, e credo che sia uno di quei momenti che non dimenticherò mai.

Ma il tempo vola, e devo riprendermi in fretta e correre nel Paddock perché, dopo qualche minuto, ho la mia prima intervista: si tratta proprio di Carlos Sainz Jr., che mi concede qualche minuto del suo tempo, ignaro del caos che si scatenerà attorno a lui proprio dopo le sue dichiarazioni in conferenza stampa.

Dopo quest’altra grande emozione torno in Pit Lane, scatto ancora alcune foto alle monoposto che vanno alle verifiche, ed è fantastico poterle vedere così da vicino. A tratti sembrano giocattoli, con quei componenti così sottili ma così resistenti. Tante le gomme rain, invece, che vengono preparate tra il box e i Motorhome, poiché è prevista pioggia. È incredibile vederle impilate non una sopra l’altra: un intero treno di pneumatici forma una colonna alta quasi quanto me. Questa prima giornata finisce così, e il venerdì mi aspetta un’altra giornata frenetica: prime sessioni di libere, tanta attività in pista, l’atmosfera è ancora tranquilla nel Paddock. Ciò che mi stupisce ancora è che il Paddock è letteralmente diviso in due: alla mia sinistra ci sono le Hospitality Sauber, Renault, Haas, McLaren, Force India, Williams e Pirelli e tutto è molto tranquillo. Alla mia destra, invece, ci sono le Hospitality Ferrari, Mercedes e la “Energy Station”, cioè l’hospitality Red Bull – Toro Rosso, l’unica a porte costantemente aperte, sempre piena di gente, sempre rumorosa. Raccolgo gli orari delle Media Session e, subito dopo le FP2 è il momento di ascoltare i piloti nelle varie Hospitality, per poi fare ancora un salto alla conferenza stampa dei team principal.

La seconda giornata va decisamente meglio: comincio ad orientarmi meglio, ad essere più sicura di me, ad incontrare persone importanti nel Paddock. L’atmosfera è ancora tranquilla, e si riesce ancora a fermare qualche pilota. Quelli della “parte sinistra” del Paddock passeggiano tranquilli, quasi inosservati. Quelli che più si vedono in giro sono i due Toro Rosso, a causa del tragitto dalla Energy Station al loro Motor Home. Introvabili i due Mercedes, così come Kimi Raikkonen. Sporadiche le apparizioni invece di Max Verstappen, mentre per vedere, finalmente, Sebastian Vettel, bisogna aspettare il sabato mattina, quando arriva in bicicletta.

Al Sabato il Paddock improvvisamente si anima, è pieno di fotografi, gente e telecamere e, grazie all’entrata dei piloti dall’entrata principale del circuito, dove si fermano per autografi e foto con i fans, è possibile vederli entrare nel Paddock insieme ai loro PR o fisioterapisti. Sono tutti molto rilassati, Hamilton compreso, che alle qualifiche scenderà dal Motorhome Mercedes solo alle 13:59. I fotografi sono li, solo per lui, mentre tutti gli altri piloti hanno via libera dai media. Anche dopo le qualifiche mi divido tra le Media Session, alcune più lunghe, altre meno, ma i piloti sono sempre disponibili, sorridenti, e rispondono a tutte le domande, Daniel Ricciardo compreso, che anche in queste occasioni con le sue battute fa ridere tutta la Energy Station.

Alla domenica i piloti sembrano stranamente rilassati. Corrono ancora nei Motorhome, come al sabato, soprattutto i due ferraristi e i due piloti Mercedes. Nessuno si sottrae comunque alle richieste dei fan per fotografie e autografi. Anzi, sorridono a tutti e sono sempre molto disponibili.

Il protagonista assoluto della Domenica mattina, però, è Sergio Marchionne: barricato in Motorhome Ferrari per quelle che sembrano ore, mentre i giornalisti pazienti lo aspettano per qualche domanda. Anche i due piloti arrivano e finalmente, dopo ore, Marchionne esce per dedicarsi ai media.

Verso le 12 l’atmosfera si riscalda, soprattutto, adesso, davanti alla Energy Station: si sa che la Red Bull è la scuderia che più di tutte ha iniziative, coinvolge i fan e fa spettacolo non solo in pista. I giornalisti sono tutti li, ad aspettare piloti e team principals che, per la Drivers Parade, indossano il tradizionale completo austriaco, il lederhosen.

Torno in Pit Lane, per vedere prima la Drivers Parade e poi per guardare  gli ultimi preparativi nei box prima della gara, come le ultime prove di pit stop. La Legends Parade comincia subito dopo la Drivers Parade e poco dopo la Pit Lane è chiusa: la gara sta per cominciare.

Guardo la partenza dalle tribune e la gara nella Hospitality Mercedes, che offre anche uno schermo con tutti i dati tecnici dei tempi, circondata da giornalisti e fotografi. Il Paddock durante la gara è davvero deserto, ed è davvero triste veder passare i ritirati, come Sainz o Fernando Alonso, che stavolta si è ritirato a causa di Kvyat.

La gara va avanti, quasi noiosa a tratti, ma con quei distacchi, Bottas- Vettel e Ricciardo- Hamilton che si accorciano insieme, a fotocopia. Ma nella Hospitality si esulta solo per Valtteri: Ricciardo si tiene la terza posizione sappiamo tutti cosa vuol dire, Shoey!

Corriamo sotto il podio, per vedere prima l’arrivo delle monoposto e poi le celebrazioni sul podio. La pista è piena di tifosi, così come la Pit Lane. La folla esulta per Vettel, ma ancora di più per Daniel. I tifosi aspettano il momento e un altro boato si avverte quando l’australiano lancia la scarpa che qualche “fortunato” fan riesce ad accaparrarsi.

La Pit Lane comincia lentamente a svuotarsi, mentre le monoposto sono impilate una accanto all’altra per i controlli: ho così la possibilità di poterle guardare da vicino, a pochi centimetri di distanza. Ho il privilegio di guardare da vicino quei dettagli che non si riescono a guardare su uno schermo, quelle differenze tra le varie monoposto, quei dettagli che le rendono così veloci ed imbattibili. Rimarrei tutto il pomeriggio a guardarle, ma so che le interviste sono dall’altra parte, nel Paddock.

Al ring le interviste vanno avanti e finalmente arrivano i primi tre: indimenticabile nella mia memoria Daniel Ricciardo che arriva al ring completamente scalzo, sorridente e felice. Insieme ai tre, arriva anche la tanto attesa pioggia, ma dura pochissimo, e ritorna il sole.

Il Gran Premio è finito da pochi minuti e si comincia già a smontare tutto: il Paddock è in partenza diretta per Silverstone e non c’è un minuto da perdere. Mi godo gli ultimi momenti, saluto le persone che sono state così carine e gentili con me, e che vorrei ancora ringraziare.

Riesco a scorgere il dietro le quinte di un lavoro immenso che sembra così facile in televisione, ma in realtà non lo è. Mi sembra quasi difficile, adesso, ricordare perfettamente tutto ciò che ho vissuto in questi quattro giorni e probabilmente ho dimenticato, in questa mia lettera alla Formula 1, un sacco di dettagli importanti.

Ho passato per l’ultima volta il mio pass ai tornelli, mi sono voltata verso il Paddock, verso la sala stampa e pensavo che sarei stata molto più triste. Ma sono felice: sono felice perché ho vissuto una esperienza incredibile, ho avuto la possibilità di vivere tutto questo da privilegiata, e sono felice perché a questo punto so che questa potrebbe non essere l’unica volta in cui avrò questa possibilità. Non sarà facile, e ho avuto solo un assaggio del duro lavoro all’interno del Paddock, ma non voglio fermarmi qui.

Ho incontrato tante persone, ho ricevuto soffiate, ho atteso, ho corso, e sono rimasta a bocca aperta per un sacco di volte. E ringrazio chiunque ho incontrato li in Austria e chi mi ha dato la possibilità di essere li, e quindi la redazione di NewsF1 e la mia famiglia.

Sono passate meno di 48h da quando ero li a Spielberg. Ho lasciato un pezzo di cuore in Austria, nel Paddock, ma spero di ritrovarlo, quando ci rientrerò.

Grazie per le emozioni, Formula 1, grazie per aver realizzato i miei sogni: spero di reincontrarti presto.

 

di Marika Laselva
Twitter: @MarikaLaselva

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