Formula 1 e incidenti – È stato un weekend all’insegna della spettacolarità e dell’agonismo quello che abbiamo appena vissuto. Tra botti clamorosi e inseguimenti senza tregua, il Gran Premio dell’Arabia Saudita è riuscito, a modo suo, a far parlare di sé.

Purtroppo, però, come successo qualche mese fa, lo show visto in pista è stato la diretta conseguenza di alcune situazioni quanto meno rivedibili.



L’incidente occorso a Mick Schumacher durante le qualifiche di sabato non deve passare inosservato.
È sotto gli occhi di tutti come il Jeddah

Corniche Circuit sia un tracciato altamente pericoloso, ricco di curve cieche e sequenze che non permettono il minimo errore, pena il disintegrare la macchina. Il crash di sabato pomeriggio ne è una perfetta dimostrazione: Schumacher sale sul cordolo con troppa veemenza, perde il controllo della vettura, e senza nemmeno avere il tempo di realizzarlo si ritrova scaraventato contro il muro ad una velocità ben superiore ai 200 km/h.


I circuiti cittadini esistono da sempre in Formula 1, e da sempre aggiungono quella variabile impazzita di gara pazza nel calendario. Oltre a ciò, però, costituiscono anche la più complicata sfida che un pilota possa affrontare: il confronto non con gli avversari, bensì con la pista stessa.
Ecco, Jeddah di tutto ciò ha poco o nulla: priva del fascino di Montecarlo e di un layout degno di poter prendere parte ad un mondiale di Formula 1, l’unico elemento che questo tracciato aggiunge al circus è l’elevato rischio di Safety Car e di potenziali gravi incidenti (già accaduti in Formula 2).
La scelta di correre in un circuito così rasenta il ridicolo. Soprattutto in un momento storico in cui la sicurezza costituisce uno dei cavalli di battaglia del nuovo corso intrapreso da FIA e Formula 1 stessa. Quante volte negli ultimi anni abbiamo visto vecchi e gloriosi circuiti venire ritoccati o messi in discussione per l’”estrema” quantità di rischio che comportavano? Appare evidente come la scelta di correre in Arabia Saudita sia in palese contrasto con tutto questo.
E tutto ciò ai tifosi non è piaciuto affatto.
Se oltre alla sicurezza in pista, poi, vogliamo aggiungere quanto accaduto venerdì durante le libere… Una situazione a dir poco surreale, in cui piloti e addetti ai lavori sono sembrati più prigionieri di un contratto (e non solo) che protagonisti di una manifestazione sportiva.
Insomma, l’odore dei dollari provenienti dal Medio Oriente è forte e quanto mai presente, ma è tempo che la FIA faccia pace con sé stessa e col suo concetto di sicurezza. Paradossi come quello Arabo, francamente, potremmo benissimo risparmiarceli.

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