Sebastian Vettel, quarto in una gara anonima. Raikkonen ritirato vittima di un problema piccolo ma subdolo, un dato spanato. Per il finlandese è fatale l’ultimo pit stop del Gran Premio degli Stati Uniti, ma per la Ferrari è solo l’ennesimo episodio sfortunato di una stagione iniziata benino (con la quasi vittoria in Australia) e proseguita peggio. Gara dopo gara infatti la sensazione è che non si veda l’ora di vedere la bandiera a scacchi di Abu Dhabi per terminare una stagione fatta di difficoltà e delusioni.

Dal sabato alla domenica la Ferrari, come spesso accade, è riuscita a mostrare un passo avanti, che la porta però solo a fare da comprimaria e a fermasi ai piedi del podio. Che invece la Red Bull, forte di una struttura aziendale e tecnica solida e mai in discussione, riesce a raggiungere ormai con regolarità e con entrambi i piloti. Il team austriaco è capace, seppur ancora in ritardo dalla Mercedes, a non limitarsi a un ruolo di semplice comprimaria ma anzi ad essere quasi protagonista.

Come confermato dallo stesso Maurizio Arrivabene la mancanza di carico lamentata dai piloti fin dal venerdì, è stata un problema costante per tutto il fine settimana. Presentatosi non del tutto inaspettatamente esso è figlio della complessa interconnessione che esiste fra aerodinamica, gomme, temperatura e messa a punto. Quello che aveva funzionato bene a Suzuka qui ha in parte deluso. Il rammarico più grosso di questo weekend è però sostanzialmente duplice: da un lato non essere riusciti a raccogliere un risultato migliore pagando la brutta qualifica e non essere riusciti a recuperare quei punti alla Red Bull che in classifica costruttori approfittando del ritiro di Verstappen. Il rendimento delle gomme è stato peraltro indecifrabile, con Raikkonen che ha patito moltissimo il passaggio dalla Soupersoft a quella Soft, che apparentemente non funzionava a dovere.

A tre gare dalla fine, sebbene la matematica ancora non condanni la Ferrari al ruolo di terza forza del campionato l’obiettivo, come dichiarato dal team principal, rimane ancora il secondo posto, per chiudere con un mezzo sorriso l’annus horribilis

di Stefano De Nicolo’  (@stefanodenicolo)