Il prossimo appuntamento dell’anno è dietro l’angolo: l’Arabia Saudita è pronta ad accogliere il secondo gran premio della sua storia, dopo l’incredibile primo episodio dello scorso dicembre nel quale successe veramente di tutto.
La Ferrari si prepara, forse per la prima volta negli ultimi tre anni in F1, ad approcciare un weekend da assoluta favorita, responsabilità importante ed inevitabile dopo la straordinaria doppietta maturata in Bahrain domenica scorsa.
Con gli avversari costretti ad inseguire, il Cavallino dovrà riabituarsi a convivere con la pressione di chi è lepre, più che cacciatore. La scuderia di Mattia Binotto è passata in pochi mesi dall’essere sbeffeggiata dalla diretta concorrenza, al poter contare sulla miglior vettura del circus, accattivante e veloce, in grado di infliggere un distacco siderale al team campione in carica.
Ma andiamo a vedere nello specifico come il Jeddah Corniche Circuit potrà rendere la vita difficile a tutte le squadre.


Il circuito dista circa dodici chilometri dal centro città, ed è stato costruito in meno di dodici mesi (partendo da zero) lo scorso anno. Gli ideatori e i designer di tale circuito sono Hermann e Carsten Tilke, rispettivamente padre e figlio, già autori di numerosi tracciati presenti oggi nel calendario di Formula 1.
È un circuito cittadino temporaneo e totalmente atipico, che rappresenta la pista con la più alta media di velocità dell’intero mondiale: 27 curve distribuite su 6174 chilometri di lunghezza da percorrere quasi interamente a gas spalancato, sfiorando ripetutamente le pericolosissime barriere che delimitano il tracciato.

Sono ben tre le zone DRS presenti: sul rettilineo principale (il cui detection point è stato teatro del tamponamento Hamilton-Verstappen lo scorso anno), tra le curve 20 e 22, e tra le curve 25 e 27.
Dopo Spa-Francorchamps è il circuito più lungo in assoluto. Gli oltre sei chilometri di pista, dove incidenti e conseguenti safety car sono all’ordine del giorno, sono recintati da 3000 pareti protettive Tecpro.
Per ottenere il miglior assetto possibile gli ingegneri saranno chiamati a scaricare ulteriormente le ali delle vetture per poter raggiungere le velocità di punta più alte possibili. Sono poche, infatti, le curve lente presenti a Jeddah (fattore che per altro ha premiato la Ferrari in Bahrain, specialmente nel secondo settore).
Considerato che su questo tracciato la Formula 1 ha corso solo una volta, e considerato che in quell’unica occasione le vetture erano totalmente diverse da quelle di oggi, per ottenere informazioni le scuderie potranno affidarsi quasi esclusivamente al proprio simulatore, nella speranza che, una volta scesi in pista, si possa apprendere il più possibile nelle poche ore di prove libere a disposizione.
Questo processo di apprendimento della vettura pare destinato a diventare il leitmotiv della stagione 2022, con tecnici e piloti chiamati ad un super lavoro di messa a punto della monoposto weekend dopo weekend.
Le mescole portate da Pirelli per questo fine settimana saranno di uno step più morbide rispetto a quelle utilizzate in Bahrain: C2 diventerà la gomma dura, C3 la media e C4 la morbida. Scelte dettate dall’ottima qualità dell’asfalto arabo, decisamente meno abrasivo rispetto a quello di Sakhir.
Sul fronte tecnico, invece, non paiono esserci grosse novità in vista, coi team che sembrano orientati a riproporre in pista le medesime vetture che hanno gareggiato la scorsa domenica. Ferrari nello specifico ha fatto sapere di aver ancora un grande potenziale inesplorato per quanto riguarda la propria monoposto, e che i principali sforzi dei suoi uomini nei prossimi gran premi saranno volti a scoprire quanto ancora questa F1-75 può offrire in termini di efficienza. È comunque probabile che il motore superfast venga portato a regimi leggermente più alti rispetto a quelli visti in Bahrain.
Se Ferrari ha tanto di cui poter essere soddisfatta, lo stesso non si può dire per gli altri team. Sarà interessante, infatti, scoprire come scuderie quali Red Bull, McLaren o Mercedes, avranno risolto gli ingombranti problemi che ne avevano tarpato le prestazioni solamente qualche giorno fa.
Da Milton Keynes si aspettano importanti progressi sul fronte affidabilità, nella speranza di poter tornare ad essere i primi competitor della Ferrari in una pista che, almeno sulla carta, pare perfino strizzare l’occhio al team di Christian Horner.


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