Carlos Sainz ha parlato a lungo della sua prima parte carriera in F1 e del suo futuro a Maranello in un’intervista ad AS.

Nella stagione 2021 di F1 saranno ben sette le line-up di piloti inedite al via del mondiale. Tra esse, una delle più forti ed intriganti è certamente quella della Ferrari, che schiererà il confermatissimo Charles Leclerc e il neo arrivato Carlos Sainz. Il madrileno è stato scelto dalla Scuderia di Maranello grazie alle grandi qualità mostrate negli ultimi due anni in McLaren, team che ha contribuito a rilanciare, e si è mostrato carico per la sua nuova avventura. Intervistato da AS, Sainz si è espresso a lungo proprio sul suo futuro con il Cavallino Rampante, analizzando anche le sue prime stagioni in F1.

Lo spagnolo ha iniziato ripercorrendo il suo esordio in McLaren, dove ha sorpreso tutti dopo una 2018 difficile: “Dopo un anno difficile con Renault, nessuno si aspettava granché da me. In Toro Rosso avevo disputato delle buone prime stagioni ed ero cresciuto molto, ma dopo in Renault non posso negare di aver faticato. Ritrovarmi in una scuderia con stabilità, fiducia ed un progetto a medio termine mi ha permesso di salire di livello nella mia guida e nel mio modo di correre in F1. E’ possibile che Zak Brown e Andreas Seidl siano stati colti di sorpresa, ma ero consapevole delle mie abilità. In questo sport è importante trovare stabilità: ambientarsi bene in una squadra, nella stessa cerchia di persone, ti permette di correre al meglio”.

Sainz crede che il merito dei suoi miglioramenti sia dovuto alla stabilità trovata in McLaren e non ad una svolta improvvisa: “Non c’è un momento particolare, per me la F1 si basa sulla costanza. E’ importante mandare segnali, però è fondamentale stare dove si deve in tutte le gare. La McLaren mi ha permesso di rendere ad alto livello tutte le domeniche, e questo ti dà costanza e fiducia in te stesso e nel team che ti circonda. Però non è successo solo a me, basta prendere ad esempio Hamilton in Mercedes. L’Hamilton di oggi, dopo sette anni nella stessa squadra, non ha niente a che vedere con quello del 2013. Lo stesso Verstappen in Red Bull per come estrae il massimo dalla vettura, o anche Pérez in Force India e Ricciardo in Renault. Solo con l’esperienza si riesce a conoscere la macchina e ad estrarre gli ultimi due decimi”.

Lo spagnolo ha spiegato perché ha preferito la Ferrari alla McLaren per il 2021: “Se avessi dovuto scegliere nel 2007, quando le due squadre si sfidavano per il mondiale, sarebbe stato più difficile. Ma, tornando a marzo 2020, la Ferrari aveva vinto gare l’anno prima, mentre la McLaren si trovava ancora in risalita. Poiché si tratta di una squadra che vince gare, conquista pole e che soprattutto si chiama Ferrari, nessuno nel paddock avrebbe scelto diversamente. Con tutto il rispetto e l’ammirazione per la McLaren, che è la seconda miglior scuderia della storia, quando la Ferrari bussa alla tua porta non hai dubbi. Soprattutto se nel 2019 vinceva gare”.

Il madrileno crede di poter trasferire la bella atmosfera respirata in McLaren in un mondo più austero come quello Ferrari: “Se sono riuscito a creare una bella squadra e una bella atmosfera in McLaren, perché potrei non fare lo stesso in Ferrari? Posso farlo. Mi piace la gente che c’è, mi piace Mattia Binotto e mi piace quello che vedo e ciò di cui abbiamo parlato. Non ho avuto alcun dubbio al momento della firma sul contratto. Nella mia testa non esiste la possibilità che non si possa creare lo stesso ambiente che si è generato in McLaren”.

La mancata conquista di titoli in Ferrari da parte di Vettel e Alonso non spaventa Sainz: “Vista la quantità di podi e vittorie che hanno ottenuto, non parlerei di fallimento totale… Io ho solo due podi. E’ vero che se ne sono andati senza il mondiale, ma negli ultimi dieci anni, in cui hanno dominato Mercedes e Red Bull, è successo lo stesso a diciannove piloti. Ogni anno diciannove piloti sono rimasti con il cerino in mano, ma non includo quelli che hanno corso per la Ferrari. Non si rimane mai a mani vuote quando si corre in Ferrari”.

“Ancora non saprei cosa cambiare in Ferrari.” – continua il madrileno parlando dell’apporto che può dare alla Scuderia e sulle prospettive per il 2021 – “Devo analizzare la situazione e poi far valere le mie conoscenze ed il mio metodo. Una squadra è composta da mille persone e il pilota può solo metterci il talento, la velocità e una direzione per gli sviluppi. Tuttavia, la prestazione della macchina non dipende solo dal pilota. Per quanto riguarda il prossimo anno, so solo ciò che Mattia ha detto ai media. E’ stato molto aperto, ponendo obiettivi realistici e non troppo ottimistici. A me ha dato qualche dettaglio in più, ma non c’è nient’altro”.

Lo spagnolo ha concluso l’intervista con una riflessione sul 2020 e con un augurio per un 2021 migliore: “Penso a tutte le persone che hanno perso la vita e che sono state colpite da questa pandemia. Nel 2020 è cambiata la nostra vita e prima di celebrare il nuovo anno bisogna pensare a loro. Si è concluso un anno molto diverso, dal GP di Spagna ho indossato un casco in onore di tutte le vittime e ho corso per loro tutto l’anno. Spero che il mondo sia migliore nel 2021. Dato che non mi piace essere egoista, non chiedo niente per me: continuerò a lavorare duramente, dato che il lavoro e il sacrificio sono le uniche cose che portano risultati. Desidero che si possa fare una vita normale, che si recuperi. In sostanza, come tutti desidero che nel 2021 il mondo sia migliore”.

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