In qualsiasi parte del mondo o a qualsiasi persona si voglia, grandi e piccini, basta pronunciare un nome che è come la Coca Cola, impresso nella conoscenza di tutti e scritto nel tempo.

Basta proferire la parola Ferrari per avere di ritorno una affermazione da parte di chicchessia.

Ferrai è l’automobilismo, le corse, la storia. Io spesso penso come molti del resto ” come sarebbe il mondo delle corse senza la  Ferrari? “.

Ebbene, il mondo sarebbe stato sicuramente differente, la storia si sarebbe scritta in maniera diversa e molte aziende o nomi celebri che attualmente sono personaggi grazie alla ferrari non sarebbero esistiti.  In molti devono qualcosa alla Ferrari e quindi al suo creatore, Enzo Ferrari che con caparbia

e passione ha permesso tutto ciò. Ma potrebbe essere possibile che la Ferrari debba a sua volta qualcosa a qualcuno?

Beh questo non lo possiamo stabilire con certezza, ma possiamo sicuramente fare delle analisi sulla collaborazione di determinati personaggi che hanno fortemente contribuito e favorito la proliferazione di questo mito.

Che Ferrari sarebbe stata, a questo punto la domanda nasce spontanea, senza ad esempio, L’ingegner Mauro Forghieri?

Mauro Forghieri brillante ingegnere progettista che comincia la sua carriera proprio con Ferrari, che lo vedrà tra i suoi uomini più validi e lo apprezzerà per le innovazioni apportate al reparto corse,

innovazioni atte a scrivere la storia della formula uno e la leggenda della Ferrari.

Mauro Forghieri nasce a Modena il 13 Gennaio 1935, figlio di un bravissimo tornitore che poi diverrà un uomo di Enzo Ferrari che lo vorrà tra i primi tecnici motoristi del reparto corse, al fianco di personaggi del calibro di Bazzi e Giberti, le due icone della storia della Ferrari.

Il momento storico dell’inizio di Forghieri fu molto importante, soprattutto perchè la Ferrari era già molto affermata e puntava sempre più in alto.

Mauro Forghieri per via della stretta collaborazione e convivenza del padre nell’ambiente delle corse, fin da piccolo ha un trasporto verso la creatività, oltre ad avere una grande passione che è tradizione di famiglia. Si laurea nel 1959 e subito dopo viene chiamato da Enzo Ferrari, per essere assunto e dedicarsi al reparto corse, dopo il licenziamento di diversi tecnici che operavano in Ferrari.

Forghieri ricorda nelle sue interviste che all’epoca del suo inizio non vi erano, per la progettazione, risorse tecnologiche come quelle attuali, si disegnava a mano libera con la matita e si calcolavano le misure dei prototipi col regolo. I progettisti e disegnatori erano talmente abili che eseguivano dei calcoli col regolo ad una velocità impressionante. Ai giorni nostri quasi vien da ridere a pensare a questi strumenti elementari, ma allora era realtà ed era necessaria tanta abilità per ottenere un lavoro finito

Da quel momento cominciò la sua avventura nel reparto corse Ferrari che lo fece crescere professionalmente e al quale si dedicò anima e corpo, collaborando al fianco del padre negli sviluppi delle leggendarie macchine da corsa del cavallino rampante. Mauro Forghieri portò molte innovazioni, quali l’utilizzo dell’alettone posteriore sulle macchine da gran pemio che prima di allora non era presente, e che cambiò radicalmente l’aerodinamica e il design delle monoposto. Si dedicò alla progettazione ed allo sviluppo delle macchine che parteciparono alle gare di durata,  come la 24 ore di Daytona , con importanti successi che hanno scritto la storia. Nel 1970 circa, progettò la leggendaria serie T, la monoposto dodici cilindri che portò la Ferrari alle vette più alte grazie ai successi, vincendo tra il 1975 ed il 1979 ben quattro titoli mondiali costruttori e altrettanti titoli piloti. La 312 T fu la monoposto più imbattibile della storia Ferrari: innovativa, veloce, stabile, e come lui stesso ha sempre dichiarato: Era un passo avanti rispetto le altre.

La 312 T fu il fiore all’occhiello, la creatura perfetta del connubio Forghieri/Ferrari, invidiata o odiata dai rivali, amata dai piloti e dai tifosi e soprattutto da Enzo Ferrari, guidata da grandi piloti che hanno contribuito a renderla unica, come: Niky Lauda, Clay Ragazzoni e Jody Scheckter, i quali correvano sulle rispettive serie T, T2, T4.

Forghieri durante la sua permanenza in Ferrari diede un contributo preziosissimo, quasi indispensabile perchè questa vincesse 54 Gran premi, 4 titoli mondiali piloti e 7 costruttori, risultati importantissimi per una scuderia altrettanto importante.

Nel 1984 la Ferrari godeva di una fama leggendaria in tutto il mondo ed esportava i suoi modelli di serie senza difficoltà apparente, ma in realtà, vista la mole dell’azienda Enzo Ferrari fu costretto a

cercare partner finanziari per poter avere quel supporto economico del quale necessitava. Vi fu una trattativa con la Ford, grande colosso americano, che non giunse a conclusione anche per volontà dello stesso Ferrari che, giocando di strategia si servì di Ford per affrettare le trattative che vi erano state con la famiglia Agnelli, interessata ad entrare nelle quote societarie. Era plausibile l’interesse di entrambi ad unire i due colossi dell’automobilismo, un connubio che poteva essere azzeccato visto che si trattava di due marchi storici italiani. Per Agnelli diventava anche una questione di identità nazionale.

Forghieri non accettò che Ferrari potesse in qualche maniera diventare della Fiat, dopo tutti quegli anni, quei successi, quelle lotte, le nottate insonni durante i gran premi. Non si poteva svendere una delle case più prestigiose al mondo, forse unica, che aveva fatto battere il cuore a milioni di persone, lanciato migliaia di piloti, esportato il tricolore in tutto il globo comprese le proprie vetture.

Forghieri non ce la fece a sopportare tutto questo, non volle lasciare spazio alla razionale legge dei numeri che sostituivano l’anima ed il cuore.

Diede le dimissioni con ferma convinzione passando alla Crysler e successivamente in Lamborghini, che lasciò nel 1992 per occuparsi di Bugatti, marchio che stava rinascendo dopo anni di oblio.

Nel 1994 venne convocato per esporre la sua teoria sul terribile incidente, avvenuto durante il Gran Premio di San Marino, nel quale perse la vita il grande Ayrton Senna.

Successivamente fonda un’azienda di progettazione insieme a dei soci, che attualmente esiste e segue, prende il nome di Oral Engineering Group.

Forghieri è stato il grande ingegnere che ha reso grande o più grande la Ferrari, che ha dato anima e corpo e che ha dimostrato di possedere grandissime qualità che vanno oltre la competenza tecnica. Possedeva grandi capacità di gestire il team anche, a volte, con mordente e tenacia, alzando anche la voce se fosse stato necessario per far si che tutto procedesse secondo le sue direttive, tanto è vero che nell’ambiente del team gli avevano appioppato il soprannome di ” Furia “, proprio perchè nella sua pacatezza professionale, poteva trasformarsi in una furia ove questa fosse necessaria.

Gestì per tanti anni i piloti che si susseguivano, il che non è così semplice come si possa pensare, anche perchè ogni pilota ha il proprio carattere ed un buon direttore tecnico deve possedere la capacità di capire soprattutto il metodo di comunicazione ideale.

E’ sicuramente un grande, un uomo,un personaggio che ha contribuito a scrivere la storia dell’automobilismo e delle corse. Penso che il mito Forghieri si sia realizzato grazie alla Ferrari.

Ma la Ferrari è più grande grazie a Forghieri.

di Salvatore Calabro’

Foto Tratta da Automotoi.it

 

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