F1- La FIA ha richiesto a Pirelli per il 2022 pneumatici anche più lenti quando invecchiano ma che consentano una guida veloce


L’inizio del nuovo “rivoluzionario” campionato di Formula 1 è, ormai, vicinissimo. Tubi venturi, effetto suolo, curve sinuose, carburante E10…. Guarda il video sul regolamento 2022 ma tra i protagonisti assoluti ci saranno anche i nuovi pneumatici Pirelli da 18 pollici con l’obiettivo di portare maggiore azione in pista; come sottolineato dal manager Mario Isola: “I piloti hanno richiesto meno surriscaldamento in modo da poter spingere di più in gara. Quindi, abbiamo seguito questa direzione creando una nuova gamma di mescole”.



Negli ultimi anni la Formula 1 ci ha abituato a ritmi gara più lenti rispetto al potenziale delle monoposto. I piloti non possono forzare troppo se vogliono ottenere la durata dello stint richiesto dal team per il minor tempo possibile in gara. Il limite è rappresentato dal degrado termico degli pneumatici, soprattutto quelli posteriori. Quando il pilota guida al limite in gara, come se fosse in qualifica, le temperature degli pneumatici salgono ben oltre il punto di non ritorno in circa tre giri. Una volta raggiunto questo livello di surriscaldamento, la gomma si indurisce, diventando irrimediabilmente priva di aderenza, indipendentemente dalla quantità di battistrada ancora rimasta. Quindi i piloti sono costretti a correre costantemente sull’orlo di quella soglia, cercando il ritmo più veloce ma senza danneggiare la copertura.
In alcune piste, invece, il compromesso tra ritmo e durata va ricercato sulle gomme anteriori; ma in questo caso si tratta di una limite di usura piuttosto che di calore.

Per avere un’idea su come il degrado possa influire sul passo gara, il sito the-race.com ha raccolto e analizzato i tempi di Max Verstappen nel primo Gran Premio di Formula 1 della scorsa stagione in Bahrain. Il tempo con cui il neo campione del mondo ha ottenuto la pole position è stato di 1’28”917, effettuato con gomme morbide. Mentre in gara la sua strategia prevedeva due soste: il primo stint con le medie, quello intermedio con le dure e l’ultimo con le medie.
Prima di analizzare i tempi sul giro dobbiamo considerare alcuni fattori. Il tasso di degrado dello pneumatico stimato da Pirelli è di circa 0”15 al giro con la intermedia e di 0”10 con la dura. Il peso del carburante influisce di circa 0”32 secondi per giro per ogni 10 kg. Ultimo, ma non meno importante, la differenza di utilizzo della parte elettrica; l’utilizzo più equilibrato in gara fa perdere circa 0”30 sul giro.

Considerando tutte queste variabili otteniamo:
Giro medio del primo stint: 1’36”364 → 7”45 più lento della pole

Dove: 2”70 sono dipesi dal carico di carburante, 0”60 dal tipo di mescola, 1”65 dal degrado dello pneumatico e 0”30 dall’assetto della PU.
I restanti 2”20 sono l’equivalente della gestione del pilota che deve effettuare se vuole evitare il surriscaldamento delle gomme.
La storia si ripete negli altri stint…

Il Bahrain è particolarmente impegnativo sulle gomme posteriori e la differenza di passo tra qualifiche e gara non è sempre così elevata. Ma è indubbio che con le regole degli ultimi anni nessun pilota si avvicinava al massimo del potenziale nel giorno della gara.
Anche in passato, soprattutto prima del 2006, con vetture più leggere, meno potenti e con minor carico aerodinamico si arrivava al degrado per usura ma senza surriscaldamento. Questo permetteva al pilota di guidare molto vicino al limite.
L’obiettivo richiesto a Pirelli da parte della FIA è di innovarsi guardando al passato. Arrivare a gomme anche più lente quando “invecchiano” ma che consentano una guida veloce, con piloti meno calcolatori e più veloci. Tornare a vincere guidando il più veloce possibile.
I feedback raccolti dopo gli ultimi test di Abu Dhabi effettuati sulle coperture da 18 pollici sono incoraggianti. Ancora poche settimane e vedremo se l’obiettivo sarà raggiunto con le vetture ad effetto suolo di nuova generazione.

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