Ferrari, il vero problema si è visto in Ungheria: l’analisi tecnica che aveva anticipato tutto

Vito Defonseca
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Ferrari Ungheria Problemi gomme

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Dopo il Gran Premio d’Ungheria è emersa con maggiore chiarezza una delle criticità della Ferrari SF-26. Se prima del weekend molti indicavano la Rossa come una delle favorite per la vittoria, la gara ha invece evidenziato un limite che il team di Maranello non è ancora riuscito a eliminare completamente: la gestione delle gomme posteriori nelle condizioni più critiche.

Nella puntata di Undercut #13, registrata prima del weekend di Budapest, avevamo analizzato proprio questo aspetto, spiegando perché un circuito come l’Hungaroring avrebbe potuto mettere in difficoltà la SF-26 nonostante gli ottimi progressi mostrati nelle gare precedenti.

ferrari Ungheria Gomme
ferrari Ungheria Gomme

L’Hungaroring ha confermato il principale limite della Ferrari

Il circuito ungherese è uno dei tracciati più particolari del calendario.

Non richiede la massima velocità di punta, ma pretende una monoposto estremamente equilibrata, capace di generare molto carico aerodinamico senza compromettere la gestione degli pneumatici posteriori.

Proprio questo rappresentava il principale punto interrogativo della Ferrari.

Dopo gli aggiornamenti introdotti a Barcellona la SF-26 aveva compiuto un importante passo avanti sotto il profilo aerodinamico e della gestione energetica della Power Unit, ma rimanevano dubbi sulla capacità della vettura di mantenere sotto controllo la temperatura delle gomme posteriori nelle piste cosiddette rear limited.

Il Gran Premio d’Ungheria ha confermato che questo aspetto continua a rappresentare uno dei principali limiti della monoposto di Maranello.

ala Ferrari Macarena evo Ungheria
ala Ferrari Macarena evo Ungheria

Il problema non era la nuova ala posteriore

Durante il weekend ungherese si è parlato molto della nuova ala posteriore Ferrari, evoluzione della cosiddetta configurazione “Macarena”.

Un aggiornamento pensato per aumentare il carico e migliorare il comportamento della vettura nei tratti più guidati.

Tuttavia il vero tema non era tanto l’ala, quanto la capacità della SF-26 di trasformare quel carico in prestazione senza mettere eccessivamente in crisi gli pneumatici posteriori.

Quando il posteriore entra nella finestra di surriscaldamento, la vettura perde progressivamente stabilità in trazione e il degrado aumenta rapidamente, rendendo molto più difficile mantenere un passo competitivo durante gli stint.

Un limite già visto durante la stagione

L’Ungheria non rappresenta un caso isolato.

Nel corso del campionato Ferrari aveva già mostrato difficoltà simili su altri circuiti caratterizzati da elevato stress sull’asse posteriore.

Le modifiche introdotte negli ultimi Gran Premi hanno sicuramente migliorato la situazione, ma Budapest ha dimostrato che il lavoro da completare è ancora significativo.

ungheria mercedes sfogo sito
ungheria mercedes sfogo sito

Perché Mercedes e McLaren sono riuscite a sfruttare meglio il circuito

L’Hungaroring premia le monoposto che riescono a mantenere costante il bilanciamento durante tutto lo stint.

Mercedes e McLaren hanno mostrato una migliore capacità di gestire la temperatura degli pneumatici posteriori, riuscendo così a conservare più grip nelle fasi decisive della gara.

Ferrari, invece, pur disponendo di un ottimo livello di carico aerodinamico, ha pagato maggiormente il degrado, perdendo competitività con il passare dei giri.

Nel video anche il caso Russell e il Super Clipping

La puntata affronta inoltre un altro tema tecnico molto interessante: il cosiddetto Super Clipping osservato sulla Mercedes di George Russell.

Attraverso l’analisi della telemetria viene spiegato come lo stile di guida possa influenzare la gestione dell’energia della Power Unit e perché due piloti con la stessa vettura possano ottenere prestazioni molto differenti.

Conclusioni

A distanza di pochi giorni dal Gran Premio d’Ungheria, questa analisi assume un valore ancora maggiore.

Molti degli elementi discussi prima del weekend hanno trovato conferma in gara, dimostrando come il vero limite della Ferrari non fosse tanto rappresentato dagli aggiornamenti aerodinamici, quanto dalla capacità della SF-26 di gestire il posteriore nelle condizioni più severe.

Il percorso di crescita della monoposto è evidente, ma Budapest ha ricordato che esiste ancora un’area fondamentale sulla quale il team di Maranello dovrà lavorare nella seconda parte della stagione.

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