Ferrari, Vasseur e il fattore tempo: quanto serve davvero per costruire una squadra vincente?

Francesco Maria Pedicini
9 Min Read
ferrari f1 Vasseur

Vasseur ha già avuto abbastanza tempo? La storia della Ferrari dice di aspettare prima di giudicare

C’è una domanda che torna puntualmente ogni volta che la Ferrari attraversa un weekend difficile o una stagione lontana dalle aspettative: quanto tempo bisogna ancora concedere a Frédéric Vasseur?

Dal suo arrivo a Maranello all’inizio del 2023, il team principal francese è diventato il punto di riferimento di ogni discussione sul futuro della Scuderia. Quando i risultati non arrivano, la conclusione sembra sempre la stessa: ha avuto tempo, non ha ancora vinto e quindi ha fallito.

È una reazione comprensibile in un ambiente come quello Ferrari, dove il secondo posto viene spesso vissuto come una sconfitta. Ma è anche una conclusione che rischia di ignorare una delle lezioni più importanti della Formula 1 moderna: le grandi squadre non diventano vincenti in pochi mesi. Costruiscono prima un’organizzazione capace di vincere.

Ed è proprio la storia della Ferrari a suggerire prudenza.

Il precedente che tutti dimenticano: Jean Todt

Negli ultimi mesi qualcuno ha perfino soprannominato Vasseur “Napoleone”. Un paragone curioso, perché un piccolo francese a Maranello c’è già stato: Jean Todt.

Quando arrivò nel luglio del 1993 trovò una Ferrari lontanissima dai vertici. La squadra era instabile, reduce da anni complicati e senza un titolo mondiale da tempo.

I risultati non arrivarono subito.

  • Arrivo a Maranello: 1993.
  • Primo titolo Costruttori: 1999.
  • Primo titolo Piloti con Michael Schumacher: 2000.

Sei anni per riportare Ferrari campione tra i costruttori. Sette anni per riportare il Mondiale Piloti a Maranello.

Il titolo conquistato a Suzuka nel 2000 non nacque in una sola stagione. Era iniziato molti anni prima.

F1 News Schumacher Hamilton
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Todt non costruì una macchina: costruì un sistema

Il merito di Jean Todt non fu trovare improvvisamente la monoposto perfetta.

Costruì una struttura.

Portò Michael Schumacher, Ross Brawn e Rory Byrne. Creò una catena decisionale chiara, un reparto tecnico stabile e una cultura nella quale ogni sconfitta diventava materiale per migliorare.

Quella Ferrari perse prima di vincere. Molto.

Ma ogni stagione lasciava qualcosa di diverso rispetto alla precedente.

È questa la differenza tra una ricostruzione e un semplice cambio di gestione.

vasseiur Newey

Red Bull: cinque anni prima del primo titolo

La Formula 1 offre molti esempi simili.

Red Bull debuttò nel 2005, ma il primo Mondiale arrivò soltanto nel 2010.

Nel mezzo ci furono stagioni molto complicate, compreso un 2008 concluso al settimo posto nel Mondiale Costruttori.

Eppure proprio in quegli anni stava crescendo il progetto che avrebbe dominato il decennio successivo.

L’arrivo di Adrian Newey, la crescita del reparto tecnico e Sebastian Vettel furono tasselli di un percorso iniziato molto prima dei trofei.

Se Red Bull fosse stata giudicata soltanto dai risultati del 2008, probabilmente quel progetto sarebbe stato considerato un fallimento.

Mercedes: il dominio del 2014 è nato anni prima

Anche Mercedes dovette aspettare.

Dopo aver rilevato Brawn GP alla fine del 2009, la squadra tedesca rimase lontana dal titolo per diverse stagioni.

  • 2010: quarto posto.
  • 2011: quarto posto.
  • 2012: una sola vittoria.
  • 2013: secondo posto Costruttori.

Poi arrivò il 2014 e iniziò uno dei cicli più dominanti della storia della Formula 1.

Da fuori sembrò un salto improvviso.

In realtà era il risultato di investimenti, infrastrutture, uomini e decisioni prese molti anni prima.

McLaren dimostra quanto il lavoro invisibile conti più dei risultati immediati

McLaren rappresenta forse l’esempio più vicino alla Formula 1 di oggi.

All’inizio del 2023 sembrava una squadra completamente fuori dai giochi.

Nel giro di pochi mesi iniziò una crescita impressionante fino a tornare stabilmente davanti e conquistare il titolo Costruttori nel 2024.

Ma quella trasformazione non nacque nell’estate del 2023.

Era stata preparata attraverso nuovi reparti tecnici, investimenti nella galleria del vento e una profonda riorganizzazione interna.

Il pubblico vede la macchina veloce.

Molto meno il lavoro che ha reso possibile quella macchina.

La stessa lezione arriva anche fuori dalla Formula 1

Questo principio non appartiene soltanto al motorsport.

Liverpool e Klopp

Jürgen Klopp arrivò nell’ottobre del 2015.

Perse finali, arrivò vicino ai trofei e venne criticato perché il progetto sembrava incompleto.

Poi arrivarono Champions League e Premier League.

Prima dei trofei era arrivata una squadra completamente trasformata.

Ducati e Dall’Igna

Anche Ducati impiegò anni per tornare campione del mondo in MotoGP.

Il titolo conquistato da Francesco Bagnaia nel 2022 era iniziato molto prima, con il lavoro tecnico guidato da Gigi Dall’Igna, le stagioni di crescita con Andrea Dovizioso e una struttura diventata sempre più competitiva.

La vittoria è spesso l’ultimo passaggio di un processo iniziato molto tempo prima.

Il tempo non è un alibi: deve lasciare tracce

Ed è qui che il discorso torna inevitabilmente a Frédéric Vasseur.

Dire che una squadra ha bisogno di tempo non significa trasformare il tempo in una giustificazione.

Esiste una differenza enorme tra impiegare cinque anni per costruire una squadra vincente e perdere cinque anni senza costruire nulla.

La domanda giusta, quindi, non è semplicemente:

Vasseur ha avuto abbastanza tempo?

La domanda dovrebbe essere un’altra.

Quali tracce ha lasciato il suo lavoro?

Bisogna osservare aspetti molto più profondi del semplice risultato della domenica.

  • Ferrari è oggi più organizzata rispetto al 2023?
  • Le responsabilità interne sono più chiare?
  • La struttura tecnica è cresciuta?
  • Maranello riesce ad attrarre tecnici di alto livello?
  • Gli errori vengono corretti oppure si ripetono?
  • Lo sviluppo della monoposto è diventato più efficace?

Sono questi gli indicatori che raccontano una ricostruzione.

Il titolo mondiale arriva soltanto alla fine.

La Ferrari vive un problema diverso da tutti gli altri

C’è però una caratteristica che rende Ferrari diversa.

A Maranello il tempo sembra scorrere più velocemente.

Ogni inverno deve essere quello della rinascita.

Ogni nuova monoposto deve essere quella buona.

Ogni stagione senza titolo produce immediatamente il dubbio che serva cambiare qualcuno.

È comprensibile, perché Ferrari non può ragionare come una squadra di metà classifica.

Ma esiste anche una contraddizione evidente.

Pretendere una ricostruzione e interromperla continuamente significa ricominciare ogni volta da zero.

Ogni nuovo team principal deve conoscere la struttura, modificarla, assumere persone, aspettare che quelle persone possano lavorare e trasformare le idee in prestazioni.

Cambiare continuamente leadership può dare la sensazione di reagire, ma spesso significa soltanto ripartire da capo.

Vasseur sarà l’uomo giusto? Oggi nessuno può saperlo

Oggi nessuno può dire con certezza se Frédéric Vasseur sarà il team principal che riporterà Ferrari al titolo mondiale.

È una possibilità, non una certezza.

Ma nemmeno il contrario può essere considerato un fatto.

L’errore sarebbe giudicare un progetto soltanto contando gli anni trascorsi senza osservare cosa è cambiato all’interno della squadra.

Editoriale NEWSF1: la domanda giusta non è “quanto tempo gli resta?”

Ferrari deve certamente essere giudicata sui risultati, perché vincere resta l’obiettivo di Maranello.

Ma la storia della Formula 1 racconta qualcosa di molto chiaro: quasi nessuna grande squadra ha iniziato a vincere prima di aver imparato, per anni, come diventare vincente.

Per questo il vero interrogativo non è “quanto tempo resta a Vasseur?”.

La domanda più importante è un’altra:

Ferrari, con il tempo avuto finora, sta davvero costruendo la squadra che potrà tornare a vincere?

È da questa risposta che dipenderà il giudizio sul progetto Vasseur molto più che dal calendario.

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