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Durante il Gran Premio del Belgio, il contatto tra Lewis Hamilton e George Russell ha provocato la perdita di uno degli elementi aerodinamici della Ferrari SF-26. Per molti spettatori si è trattato semplicemente di un pezzo di carbonio danneggiato, ma osservando con attenzione le immagini e analizzando il comportamento della monoposto emerge una realtà molto diversa.
Quel componente, chiamato bargeboard, svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio aerodinamico di una moderna Formula 1.
Il caso Hamilton rappresenta quindi un’occasione perfetta per capire perché elementi apparentemente piccoli possano avere un’influenza così importante sulle prestazioni.
Cos’è un bargeboard e perché è così importante?
Con l’introduzione delle monoposto a effetto suolo, il fondo vettura è diventato il principale generatore di carico aerodinamico.
Per funzionare correttamente, però, il fondo ha bisogno di ricevere un flusso d’aria il più possibile pulito e stabile.
È proprio qui che entra in gioco il bargeboard.
Questo componente, posizionato dietro la ruota anteriore, non genera direttamente deportanza, ma gestisce i flussi d’aria, limitando le turbolenze create dalla rotazione dello pneumatico e convogliando aria ad alta energia verso il fondo e il diffusore.
In altre parole, lavora affinché tutti gli altri elementi aerodinamici possano esprimere il loro massimo potenziale.

Un direttore d’orchestra dell’aerodinamica
Definire il bargeboard un semplice deflettore sarebbe riduttivo.
Il suo compito è quello di organizzare il comportamento dell’aria lungo tutta la fiancata della vettura.
I vortici generati in questa zona contribuiscono a:
- proteggere il fondo dalle turbolenze esterne;
- alimentare il diffusore con aria più energica;
- migliorare la stabilità aerodinamica;
- mantenere costante il bilanciamento della monoposto nelle diverse condizioni di gara.
Per questo motivo anche una piccola deformazione può alterare l’efficienza dell’intero pacchetto aerodinamico.
Il caso Hamilton: quando il bargeboard fa la differenza
L’incidente di Spa offre un esempio concreto.
Dopo il contatto con George Russell, la Ferrari SF-26 ha perso parte del proprio bargeboard e un elemento dell’endplate dell’ala anteriore.
Molti si sarebbero aspettati un crollo immediato delle prestazioni.
In realtà non è stato così.
Hamilton ha continuato a mantenere un passo competitivo nel primo stint, segno che il danno non compromette istantaneamente il comportamento della vettura.
Con il passare dei giri, però, la perdita di qualità dei flussi diretti verso il fondo ha iniziato a influenzare progressivamente il bilanciamento della SF-26, rendendo più difficile preservare pneumatici e prestazioni.
È proprio questa evoluzione a dimostrare quanto sia sofisticato il funzionamento dell’aerodinamica moderna.

Perché le immagini televisive non bastano
Uno dei limiti della regia televisiva è che difficilmente permette di comprendere il lavoro svolto da componenti così piccoli.
Le telecamere mostrano il pezzo mancante, ma non possono visualizzare il comportamento dei flussi d’aria.
Per questo motivo le illustrazioni tecniche rappresentano uno strumento fondamentale: consentono di seguire il percorso dell’aria e di capire come un elemento apparentemente secondario influenzi il rendimento complessivo della monoposto.
Video | Race Tech #161
Nel corso dell’ultima puntata di Race Tech, gli ingegneri di NewsF1 analizzano nel dettaglio il danno riportato dalla Ferrari SF-26 e spiegano, attraverso immagini e simulazioni, perché il bargeboard abbia un ruolo così importante nell’aerodinamica di una Formula 1 moderna.
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L’analisi NewsF1
L’episodio di Spa dimostra che in Formula 1 non esistono componenti “secondari”. Il bargeboard non è progettato per produrre direttamente carico aerodinamico, ma per garantire che il fondo vettura lavori nelle condizioni ideali. È un elemento che orchestra il comportamento dei flussi e contribuisce alla stabilità dell’intera piattaforma aerodinamica.
Il caso Hamilton è quindi molto più di un semplice episodio di gara: è un esempio concreto di come l’efficienza di una monoposto dipenda dall’interazione tra decine di componenti, spesso invisibili agli occhi del grande pubblico. Ed è proprio questa complessità che rende l’analisi tecnica uno degli strumenti più affascinanti per comprendere la Formula 1 moderna.
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