Monza ha lasciato una sentenza pesantissima sulla stagione Ferrari. Probabilmente il Gran Premio d’Italia ha messo la pietra tombale sul Mondiale Costruttori e, di conseguenza, anche sulle residue speranze nel Mondiale Piloti. Il problema non è soltanto il risultato di Monza, ma il momento in cui è arrivato: Ferrari ha perso altri punti preziosi quando il campionato entra nella fase decisiva.
- Monza ha deciso il Mondiale Ferrari, ma non perché Mercedes sia imbattibile
- Mercedes ha dominato Monza, ma Monza è una pista estrema
- Olanda e Austria raccontano una Ferrari diversa
- Le critiche alla Ferrari sono giuste, ma la santificazione Mercedes è eccessiva
- Madrid assomiglia molto più a Barcellona che a Monza
- Madrid sarà il vero banco di prova dell’ADUO2
- Ferrari può ancora vincere delle gare nel 2026
- Madrid dirà la verità sulla SF-26, non sul Mondiale
Da qui nasce però un equivoco che si sta diffondendo in queste ore. Si parla di Monza come se fosse la cartina tornasole dell’intero Mondiale di Formula 1, quasi fosse la prova definitiva che Mercedes sia diventata la vettura da battere su qualsiasi circuito.
Secondo me è un errore di analisi.
Monza ha deciso il Mondiale in termini di classifica e di punti, non ha deciso il valore assoluto della Ferrari SF-26. Dal punto di vista tecnico resta una pista estremamente particolare, forse la meno rappresentativa dell’intero calendario. Ed è proprio per questo che Madrid potrebbe raccontare una storia molto diversa.
Monza ha deciso il Mondiale Ferrari, ma non perché Mercedes sia imbattibile
Il GP d’Italia pesa tantissimo nella corsa ai titoli.
Ferrari arrivava a Monza già con poco margine e il weekend italiano ha trasformato un ritardo recuperabile in uno svantaggio che, realisticamente, diventa quasi impossibile da colmare. In questo senso Monza rappresenta un verdetto: il Mondiale Costruttori e il Mondiale Piloti sono ormai fortemente indirizzati.
Ma attenzione a non confondere due concetti diversi.
Una cosa è dire che Ferrari ha perso il campionato per i punti lasciati per strada. Un’altra è dire che Mercedes sarà dominante fino alla fine della stagione.
Sono due affermazioni molto diverse.

Mercedes ha dominato Monza, ma Monza è una pista estrema
A Monza abbiamo visto praticamente tutti i motorizzati Mercedes essere competitivi. Non è una coincidenza.
Il circuito italiano è quello che esalta più di ogni altro la Power Unit, la gestione dell’energia e l’efficienza sui lunghi rettilinei. È normale che una monoposto con un vantaggio nella parte elettrica possa amplificare il proprio potenziale.
Ferrari, invece, era consapevole di arrivare sul circuito peggiore possibile per le caratteristiche della SF-26.
L’aggiornamento ADUO2 serviva proprio a ridurre questo deficit.
Olanda e Austria raccontano una Ferrari diversa
Chi guarda soltanto Monza rischia di dimenticare cosa è successo nelle gare precedenti.
In Olanda e in Austria Ferrari aveva il potenziale per stare davanti alla Mercedes. La SF-26 era competitiva sia sul giro secco sia sul passo gara, ma il risultato finale non ha premiato Maranello.
Perché?
Ancora una volta strategie discutibili, gestione del weekend e occasioni perse hanno impedito alla Ferrari di raccogliere tutto il valore della monoposto.
Questo significa che il problema Ferrari non è sempre stato la prestazione.
Le critiche alla Ferrari sono giuste, ma la santificazione Mercedes è eccessiva
Ferrari merita le critiche ricevute.
Tre weekend consecutivi hanno mostrato una squadra incapace di massimizzare il potenziale della SF-26. Errori al muretto box e decisioni discutibili hanno pesato almeno quanto alcune difficoltà tecniche.
Quello che convince meno è la narrazione opposta.
Sembra quasi che Mercedes abbia ormai chiuso ogni discorso tecnico e che vincerà tutte le gare da qui alla fine del campionato.
La stagione, però, racconta altro.
Mercedes è stata molto forte in alcuni circuiti, ma non è stata la vettura di riferimento in ogni appuntamento.
Madrid assomiglia molto più a Barcellona che a Monza
Se esiste una pista capace di rappresentare il valore complessivo di una Formula 1, quella non è Monza.
Circuiti come Barcellona — e, per caratteristiche, anche il nuovo Madring — mettono alla prova ogni aspetto della monoposto: aerodinamica, trazione, gestione gomme, frenata, cambi di direzione e bilanciamento.
Sono piste decisamente più rappresentative del campionato.
Ed è proprio qui che Ferrari aveva mostrato una SF-26 competitiva.

Madrid sarà il vero banco di prova dell’ADUO2
Il nuovo circuito di Madrid offrirà un contesto completamente diverso.
La Power Unit continuerà ad avere un ruolo importante, ma conteranno molto di più equilibrio aerodinamico, efficienza complessiva e gestione degli pneumatici.
Sarà il primo weekend nel quale capire se il recupero mostrato dall’ADUO2 può trasformarsi in prestazione reale su una pista “normale”.
Per questo Madrid vale molto più di Monza per giudicare la crescita Ferrari.

Ferrari può ancora vincere delle gare nel 2026
Qui sta il punto più importante.
Sono convinto che Ferrari possa ancora vincere gare da qui alla fine del campionato. L’ADUO2 rappresenta un passo avanti reale e ci sono circuiti molto più favorevoli della pista italiana.
Questo, però, non cambia la situazione del Mondiale.
Anche se Ferrari dovesse conquistare una o più vittorie, potrebbero essere successi che arrivano troppo tardi per riaprire la corsa ai titoli.
Monza, da questo punto di vista, ha già presentato il conto.
Madrid dirà la verità sulla SF-26, non sul Mondiale
Il Gran Premio di Madrid non riaprirà il Mondiale Costruttori né quello Piloti. Monza ha probabilmente chiuso quel capitolo con i punti persi nel momento più delicato della stagione.
Madrid servirà invece a rispondere a una domanda diversa e molto più tecnica: quanto vale davvero la Ferrari SF-26 fuori dall’anomalia di Monza?
Se la Ferrari tornerà vicina alla Mercedes — o addirittura davanti — significherà che il GP d’Italia è stato soprattutto una pista estrema che ha esaltato le caratteristiche della Power Unit Mercedes.
Il Mondiale può essere ormai deciso, ma la valutazione tecnica della Ferrari è ancora tutta da scrivere.
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