Ferrari F1, il vero problema della SF-26 è la batteria? Il segreto Mercedes a Monza

Francesco Maria Pedicini
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mercedes Ferrari Monza. foto credits Media Pirelli foto Getty

A Monza la Mercedes di Antonelli ha mostrato un vantaggio impressionante nella gestione dell’energia. Il vero problema della Ferrari F1 SF-26 potrebbe essere la batteria.
Il Gran Premio d’Italia 2026 ha lasciato un’immagine molto chiara dei rapporti di forza tra i costruttori di Formula 1. A Monza, dove la componente motoristica e l’efficienza aerodinamica assumono un’importanza fondamentale, la Mercedes ha mostrato ancora una volta una capacità di sfruttare la propria power unit che, almeno su questo tipo di tracciato, sembra superiore a quella della Ferrari.

A prendersi la vittoria è stato Kimi Antonelli, autore di una rimonta straordinaria dalla 19ª posizione fino al primo posto. Una delle imprese più difficili da realizzare proprio a Monza, dove partire così indietro normalmente significa compromettere definitivamente la gara. Antonelli, invece, è riuscito a risalire il gruppo sfruttando ritmo, strategia e una power unit Mercedes estremamente efficace nella gestione dell’energia. La FIA ha confermato il successo dell’italiano davanti al compagno George Russell e a Max Verstappen.

L’arma in più della Mercedes: l’energia elettrica

Il dato più interessante emerso da Monza non riguarda necessariamente soltanto la potenza del motore termico. Nel regolamento 2026 la componente elettrica ha assunto un peso enormemente maggiore rispetto al passato e, proprio per questo, la capacità di una power unit di recuperare, immagazzinare e successivamente rilasciare energia può fare una differenza enorme. La Mercedes sembra avere un vantaggio particolarmente evidente proprio in questo settore. Antonelli, nel corso della gara, è riuscito più volte a sfruttare l’energia disponibile per attaccare e superare gli avversari. La sensazione è che la W17 disponga di una capacità di erogazione elettrica particolarmente efficace nei momenti decisivi, permettendo alla monoposto di trasformare l’energia accumulata dalla batteria in prestazione immediatamente utilizzabile. Non si tratta quindi semplicemente di parlare di “cavalli” in più o in meno. Nel 2026 bisogna guardare all’intero sistema: motore termico, batteria, recupero dell’energia, gestione elettronica e modalità con cui l’energia viene rilasciata durante il giro. Ed è proprio questo uno degli aspetti che potrebbero spiegare una parte del divario visto a Monza.

Ferrari Gara Monza F1 2026
Ferrari Gara Monza F1 2026 foto credits Media pirelli Foto Getty

Ferrari, un weekend al di sotto delle aspettative

Per Ferrari il Gran Premio d’Italia è stato invece un appuntamento molto difficile.

Charles Leclerc è stato costretto al ritiro dopo un incidente nelle prime fasi della gara, mentre Lewis Hamilton ha concluso al sesto posto. Il risultato ufficiale conferma quindi una giornata decisamente negativa per la Scuderia, soprattutto considerando che Monza rappresenta uno degli appuntamenti più importanti dell’intero campionato per il team di Maranello. Hamilton, in alcuni momenti, è riuscito a rimanere vicino agli avversari e a effettuare alcuni sorpassi. Il problema, però, è stato riuscire a trasformare quel vantaggio momentaneo in un vero ritmo di gara. La Ferrari sembrava riuscire ad avvicinarsi, ma non sempre disponeva dell’energia necessaria per completare il processo di sorpasso e, soprattutto, per costruire un margine una volta conquistata la posizione.

Il problema è davvero il motore termico?

Nel corso della stagione si è discusso molto delle possibili cause del deficit Ferrari. Una delle ipotesi riguarda il turbocompressore. Il turbo Ferrari sarebbe stato oggetto di attenzione per le sue dimensioni e per la capacità di lavorare efficacemente agli alti regimi. A Monza è stata introdotta una soluzione aggiornata, con dimensioni comparabili ma un differente disegno delle giranti. Un’altra area riguarda il sistema di raffreddamento. Ridurre la massa radiante significa poter ottenere potenziali vantaggi aerodinamici, ma comporta inevitabilmente un lavoro più complesso per mantenere temperature e affidabilità all’interno delle finestre operative corrette. E poi c’è una terza questione, molto più difficile da verificare dall’esterno: la scelta dei materiali e delle temperature di esercizio della testata e del motore termico. Sono tutti elementi che possono incidere sulle prestazioni, ma sarebbe sbagliato individuare oggi una singola causa certa senza avere accesso ai dati interni dei costruttori.

Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari
Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari

La vera incognita potrebbe essere la batteria

Ed è proprio qui che si arriva forse al punto più interessante. Il problema Ferrari potrebbe non essere concentrato principalmente sul motore a combustione interna, ma sulla parte elettrica della power unit. Il regolamento 2026 ha modificato radicalmente il rapporto tra componente termica ed elettrica. Con un sistema molto più importante dal punto di vista energetico, la batteria e la capacità di gestire l’energia diventano elementi strategici. Naturalmente non conosciamo i materiali utilizzati dai diversi costruttori, né possiamo sapere con precisione come siano progettate internamente le rispettive batterie. Sono informazioni estremamente sensibili e costituiscono, a tutti gli effetti, uno dei grandi segreti tecnologici della Formula 1. Tuttavia, quello che si vede in pista può fornire alcuni indizi. A Monza la Mercedes ha dato l’impressione di riuscire a sfruttare l’energia elettrica con una continuità e un’efficacia superiori. La rimonta di Antonelli, culminata con il sorpasso decisivo su Russell, rappresenta sotto questo punto di vista un caso particolarmente interessante. La strategia e la gestione degli pneumatici hanno avuto un ruolo fondamentale, ma la capacità della Mercedes di produrre prestazione nei momenti decisivi è stata evidente.

ferrari F1 Motore Power unit
ferrari F1 Motore Power unit

Un anno di ritardo nello sviluppo?

C’è poi una seconda chiave di lettura, decisamente più ampia e che deve necessariamente rimanere nel campo delle ipotesi. Ferrari potrebbe aver pagato una preparazione meno lunga rispetto alla concorrenza nell’affrontare il nuovo regolamento sulle power unit. Quando il regolamento 2026 è stato definito, i costruttori hanno dovuto affrontare una rivoluzione tecnica profonda. Mercedes, dal canto suo, aveva già maturato una lunga esperienza nel settore delle power unit elettrificate e, soprattutto, aveva sviluppato competenze specifiche attraverso il programma Mercedes-EQ in Formula E. Ferrari, invece, arrivava da anni estremamente complessi. Il 2020 rappresentò uno dei momenti più difficili della storia recente della Scuderia, mentre nel 2021 il reparto motori era già impegnato nello sviluppo della power unit destinata al regolamento 2022. In altre parole, una parte significativa delle risorse tecniche e progettuali doveva essere destinata al progetto che avrebbe accompagnato la Formula 1 verso la generazione a effetto suolo. È quindi plausibile ipotizzare che Ferrari abbia dovuto distribuire risorse, uomini e competenze su più programmi contemporaneamente. Se questa ricostruzione fosse corretta, il problema attuale non sarebbe nato nel 2026. Sarebbe il risultato di una vera e propria cascata di decisioni e ritardi tecnologici accumulati negli anni precedenti.

La Formula 1 del 2026 non perdona i piccoli gap

In Formula 1 un piccolo deficit tecnico non rimane necessariamente piccolo. Su un circuito come Monza, caratterizzato da lunghi rettilinei e numerose frenate ad alta velocità, anche pochi punti percentuali di efficienza energetica possono trasformarsi in decimi preziosi sul giro. Se la Ferrari dispone di un sistema leggermente meno efficiente nella fase di rilascio dell’energia, il problema può manifestarsi in accelerazione, in uscita dalle chicane e soprattutto nei sorpassi. Il risultato è una monoposto che magari riesce a stare vicino all’avversario, ma non riesce a completare l’attacco oppure, una volta superato il rivale, non dispone della stessa capacità di costruire immediatamente un margine. A Monza questo tipo di deficit viene inevitabilmente amplificato.

Cosa può fare Ferrari? La prima risposta dovrà arrivare dallo sviluppo tecnico.

Ferrari ha bisogno di una collaborazione sempre più stretta con Shell per quanto riguarda carburante e lubrificanti, perché con le nuove power unit anche la chimica del carburante può diventare un elemento determinante per ottenere efficienza e prestazioni.

La seconda risorsa è invece il tempo. Ogni chilometro percorso dalla SF-26 rappresenta una quantità enorme di dati raccolti. Ogni gara permette agli ingegneri di capire dove la power unit funziona, dove perde efficienza e soprattutto dove Mercedes riesce a ottenere qualcosa in più. Questa esperienza accumulata durante il 2026 potrà trasformarsi in sviluppo per il futuro. Ferrari, inoltre, non sembra intenzionata ad abbandonare la propria filosofia progettuale. Il punto non sarà necessariamente copiare Mercedes, ma capire come sfruttare al massimo le caratteristiche della propria power unit.

Monza potrebbe quindi essere stata una delle peggiori piste possibili per mettere in mostra i limiti della Ferrari. Ma proprio per questo la prossima parte della stagione sarà fondamentale. Il comportamento della SF-26 sui circuiti caratterizzati da una maggiore esigenza di carico aerodinamico, da curve più lente e da una diversa distribuzione del recupero energetico potrà fornire una risposta molto più completa. Se il deficit Ferrari dovesse ridursi sensibilmente, allora Monza potrebbe essere considerata soprattutto come una pista particolarmente favorevole alla Mercedes.Se invece il problema dovesse ripresentarsi anche su circuiti completamente differenti, allora diventerebbe sempre più difficile parlare soltanto di caratteristiche del tracciato.

Una cosa, però, è ormai evidente: il Gran Premio d’Italia ha acceso i riflettori sulla vera battaglia tecnologica della Formula 1 2026.E questa battaglia non si combatte soltanto con il motore termico. Si combatte soprattutto con l’energia. Antonelli e Mercedes, a Monza, hanno dimostrato di saperla sfruttare alla perfezione. Ferrari dovrà capire molto rapidamente come colmare quel piccolo, ma pesantissimo, divario.

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