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C’è una frase pronunciata durante la nostra diretta A Ruota Libera che farà discutere. Marco Asfalto, commentando il disastro Ferrari di Monza, ha detto senza mezzi termini: “Qui Leclerc va mandato una settimana dallo psicologo.”
- Monza racconta un Leclerc diverso dal solito
- Il problema non è il talento, è la pressione
- L’arrivo di Hamilton ha cambiato gli equilibri in Ferrari?
- La Ferrari dovrebbe aiutare Leclerc, non lasciarlo solo
- “Serve uno psicologo”: cosa intendeva davvero NewsF1
- Hamilton e Leclerc non possono correre uno contro l’altro
- Il vero errore di Vasseur è aver sottovalutato il lato umano
- L’editoriale NewsF1
- Guarda la puntata completa di A Ruota libera
È una provocazione? Sì. Ma nasce da una riflessione molto più profonda di quella che può sembrare a caldo.
Questo editoriale non vuole mettere in discussione il talento di Charles Leclerc. Al contrario. Il problema è proprio questo: uno dei piloti più forti della Formula 1 sta dando l’impressione di correre con un peso mentale enorme sulle spalle. E Monza, forse più di qualsiasi altra gara di questa stagione, lo ha mostrato davanti a tutti.
Monza racconta un Leclerc diverso dal solito
Il Gran Premio d’Italia è durato pochissimo per Charles Leclerc, ma in quei pochi giri è successo praticamente di tutto.
Alla Prima Variante arriva un duello durissimo con Lewis Hamilton. Leclerc chiude la traiettoria con troppa aggressività e accompagna il compagno di squadra nella ghiaia, compromettendo immediatamente la gara della Ferrari numero 44.
Pochi minuti dopo arriva il secondo episodio.
Alla Curva Alboreto, la vecchia Parabolica, Leclerc perde il controllo della SF-26 e finisce violentemente contro le barriere, mettendo fine alla sua gara e provocando la bandiera rossa.
Due episodi nello stesso Gran Premio. Due errori pesantissimi. Due situazioni che, secondo noi, raccontano soprattutto uno stato mentale.
Il problema non è il talento, è la pressione
Durante la diretta NewsF1 abbiamo detto una cosa precisa: Leclerc sembra guidare con troppa foga.
Quando Charles sente di dover fare la differenza, spesso prova ad andare oltre il limite della macchina. È una caratteristica che conosciamo da anni. Tante volte questa aggressività gli ha regalato pole position straordinarie o giri da fenomeno. Altre volte, però, gli presenta il conto.
A Monza è successo esattamente questo.
La sensazione è che Leclerc abbia cercato di vincere il Gran Premio alla prima curva. E quando un pilota prova a risolvere tutto nei primi trecento metri di gara, significa che sta correndo anche contro qualcosa che ha dentro.

L’arrivo di Hamilton ha cambiato gli equilibri in Ferrari?
Qui arriva il punto più delicato del nostro editoriale.
Marco Asfalto ha parlato apertamente di un possibile complesso di inferiorità sportivo nei confronti di Lewis Hamilton. Non come giudizio clinico, ma come lettura di quello che si vede in pista.
Per anni Leclerc è stato il volto della Ferrari.
Il pilota simbolo.
L’uomo su cui Maranello ha costruito il progetto.
Poi arriva Hamilton.
Sette volte campione del mondo.
Un personaggio enorme anche dal punto di vista mediatico.
A Monza Hamilton arriva con una Ferrari F40, diventa il centro dell’attenzione, porta con sé un’immagine e un peso mediatico che inevitabilmente cambiano gli equilibri all’interno della squadra.
È umano che tutto questo possa creare pressione.
Il problema è come la Ferrari gestisce quella pressione.
La Ferrari dovrebbe aiutare Leclerc, non lasciarlo solo
Qui entra in gioco Fred Vasseur.
Secondo noi il team principal ha una responsabilità enorme.
Una squadra di Formula 1 non gestisce soltanto strategie, aerodinamica e pit stop. Gestisce persone.
Gestisce emozioni.
Gestisce due piloti che stanno vivendo situazioni completamente diverse.
Leclerc è il pilota che da anni porta sulle spalle le speranze Ferrari.
Hamilton è il campione arrivato per vincere subito.
Se all’interno della squadra nasce una competizione psicologica, è il team principal che deve intervenire.
Invece la sensazione è opposta.
Ferrari continua a ripetere che i piloti sono liberi di correre. Ma essere liberi non significa essere lasciati soli.
“Serve uno psicologo”: cosa intendeva davvero NewsF1
La frase pronunciata in diretta va contestualizzata.
Nessuno sta dicendo che Charles Leclerc abbia un problema di salute mentale o una diagnosi.
Il senso era un altro.
In qualunque squadra sportiva di alto livello esistono psicologi dello sport che lavorano quotidianamente con gli atleti. È normale. Succede nel calcio, nel tennis, nel ciclismo e anche in Formula 1.
L’idea espressa durante la diretta è semplice: Leclerc ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a gestire questa pressione, a trasformare l’aggressività in lucidità e a non sentire Hamilton come un avversario interno da battere a tutti i costi.
Perché quando la pressione prende il sopravvento, il rischio è quello visto a Monza.
Hamilton e Leclerc non possono correre uno contro l’altro
La Ferrari continua a parlare di squadra.
Ma una squadra che punta al Mondiale Costruttori non può permettersi che i propri piloti si tolgano punti a vicenda.
Hamilton perde posizioni per il contatto.
Leclerc si ritira.
Ferrari raccoglie pochissimo proprio nella gara di casa.
Il problema non è scegliere un pilota numero uno. Il problema è stabilire regole chiare quando il risultato della squadra viene prima di quello individuale.
Su questo, Monza è stato un fallimento totale.
Il vero errore di Vasseur è aver sottovalutato il lato umano
La Formula 1 moderna è fatta di simulazioni, dati e strategie.
Ma resta uno sport di uomini.
Se un pilota vive un momento di difficoltà mentale, la squadra deve accorgersene prima che diventi un problema in pista.
Secondo noi Ferrari ha sottovalutato questo aspetto.
Ha lasciato crescere la tensione interna tra Hamilton e Leclerc senza intervenire davvero.
E Monza è diventata la conseguenza di settimane in cui nessuno ha rimesso ordine.
L’editoriale NewsF1
Charles Leclerc resta uno dei piloti più veloci della Formula 1. Nessuno mette in discussione il suo talento.
Ma proprio perché è un fuoriclasse, Ferrari deve proteggerlo anche dal punto di vista mentale.
A Monza abbiamo visto un pilota troppo nervoso, troppo aggressivo e troppo desideroso di dimostrare qualcosa. Abbiamo visto anche una squadra incapace di gestire quella situazione.
Per questo la frase della nostra diretta va letta nel modo giusto: non è un attacco a Leclerc, ma una critica alla Ferrari.
Perché oggi il problema non è soltanto Charles. Il problema è una squadra che non sembra avere gli strumenti per aiutare il proprio pilota nel momento più delicato della stagione.
Guarda la puntata completa di A Ruota libera
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