Monza è sempre stata conosciuta come il Tempio della Velocità, il circuito dove i motori esprimevano tutta la loro potenza e dove si registravano le velocità massime più elevate della stagione. Nel 2026, però, qualcosa è cambiato profondamente. Il nuovo regolamento tecnico ha trasformato il modo in cui le monoposto accelerano e gestiscono l’energia, al punto che il GP d’Italia ha raccontato una realtà completamente diversa da quella a cui eravamo abituati.
- Monza 2026: velocità massime più basse del previsto
- Il regolamento 2026 ha cambiato la Formula 1
- Cos’è il deployment e perché è diventato decisivo
- Il fenomeno del super clipping spiegato semplice
- Ferrari e Mercedes: due modi diversi di usare l’energia
- Perché Monza mette in crisi la Ferrari
- Il Tempio della Velocità è diventato un laboratorio energetico
- Cosa ci insegna Monza in vista delle prossime gare
L’analisi tecnica dei dati di Monza mostra che oggi il circuito italiano non è più la pista più veloce del Mondiale, e il motivo va ben oltre la semplice aerodinamica.
Monza 2026: velocità massime più basse del previsto
Per decenni Monza è stata la pista dei 360 km/h, dei motori scarichi e delle ali ridottissime. Con le monoposto 2026, invece, le velocità di punta sono diminuite rispetto al passato e, in alcuni casi, risultano inferiori anche a quelle registrate su altri circuiti del calendario.
Non significa che le vetture siano meno potenti. Significa che il regolamento ha cambiato completamente il modo in cui quella potenza viene utilizzata durante il giro.
Le nuove monoposto devono gestire con molta più attenzione l’energia elettrica disponibile e questo modifica profondamente il comportamento nei rettilinei più lunghi.

Il regolamento 2026 ha cambiato la Formula 1
La rivoluzione introdotta dalla FIA riguarda soprattutto la Power Unit.
Le monoposto dispongono di una componente elettrica molto più importante rispetto agli anni precedenti. Il motore elettrico contribuisce in maniera decisiva all’accelerazione, ma deve essere alimentato da una quantità di energia limitata da utilizzare nell’arco del giro.
Questo significa che ogni squadra deve decidere dove utilizzare la batteria e dove, invece, risparmiare energia.
Il risultato è una Formula 1 molto più strategica dal punto di vista energetico.
Cos’è il deployment e perché è diventato decisivo
Una delle parole chiave del 2026 è deployment.
Con deployment si indica il modo in cui la Power Unit distribuisce la potenza elettrica lungo il giro. Non basta avere energia disponibile: conta soprattutto quando e come viene utilizzata.
A Monza questo aspetto è diventato evidente.
Le Mercedes riescono a mantenere una spinta elettrica più costante lungo i rettilinei, mentre Ferrari e altre squadre mostrano un calo di accelerazione nella parte finale delle lunghe percorrenze.
È qui che nasce una parte importante del vantaggio Mercedes.
Il fenomeno del super clipping spiegato semplice
Il concetto tecnico che ha caratterizzato Monza è il super clipping.
Quando la batteria esaurisce l’energia disponibile durante una lunga accelerazione, il motore elettrico riduce progressivamente il proprio contributo. La monoposto continua ad accelerare grazie al motore termico, ma perde quella spinta aggiuntiva che aveva nei primi metri del rettilineo.
Il pilota percepisce un’auto che “smette di spingere” quando supera una certa velocità.
A Monza questo fenomeno è stato visibile soprattutto nei rettilinei più lunghi.

Ferrari e Mercedes: due modi diversi di usare l’energia
L’analisi dei dati mostra una differenza molto interessante.
Ferrari riesce ad essere competitiva nelle prime fasi dell’accelerazione, ma Mercedes mantiene una disponibilità di energia più efficace fino alla fine del rettilineo.
Questo significa che il vantaggio non dipende soltanto dalla potenza del motore termico, ma dall’efficienza complessiva dell’intero sistema ibrido.
Batteria, MGU-K, elettronica di potenza e software lavorano insieme per determinare la velocità finale.
Perché Monza mette in crisi la Ferrari
Il circuito italiano rappresenta probabilmente la pista più difficile per la SF-26.
Le lunghe accelerazioni consumano rapidamente la batteria e obbligano Ferrari a gestire con attenzione il deployment. Quando l’energia diminuisce, la Mercedes continua invece a mantenere una spinta più costante.
È uno dei motivi per cui il nuovo aggiornamento ADUO2 della Power Unit Ferrari è stato introdotto proprio a Monza: serviva verificare quanto fosse stato ridotto il gap nelle condizioni peggiori possibili.
Il Tempio della Velocità è diventato un laboratorio energetico
La Formula 1 2026 ha cambiato l’identità di Monza.
Oggi non vince soltanto chi ha il motore più potente, ma chi riesce a utilizzare meglio ogni megajoule disponibile durante il giro. L’efficienza della parte elettrica è diventata importante quanto la potenza del motore termico.
Per questo Monza non può più essere considerata semplicemente il circuito della velocità massima: è diventata la pista che misura meglio di tutte la qualità della gestione energetica delle nuove Power Unit.
Cosa ci insegna Monza in vista delle prossime gare
Il GP d’Italia ha evidenziato che Ferrari ha compiuto un passo avanti con l’aggiornamento ADUO2, ma ha anche mostrato dove il lavoro deve continuare. Circuiti più guidati e con rettilinei meno estremi potrebbero valorizzare meglio la SF-26, mentre Monza resta il test più severo per valutare l’efficienza delle nuove Power Unit.
La stagione 2026 sta dimostrando che la velocità pura non basta più. Nel nuovo regolamento conta soprattutto chi riesce a trasformare l’energia disponibile nella prestazione più efficace per l’intero giro.
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