di Giuly Bellani 

La terra dei canguri, alla vigilia, doveva essere il primo terreno di caccia della Ferrari per confermare le buone impressioni viste nei test di Barcellona dello scorso febbraio. La realtà, invece, ci dice che Ferrari esce da Melbourne con un bottino di 22 punti e con una prestazione tra sabato e domenica, davvero opaca e inaspettata.

Nelle ultime ore, un po’ tutti gli addetti ai lavori stanno cercando delle risposte alla prestazione incolore della Rossa sul circuito australiano, un circuito che le Ferrari, degli ultimi anni, non hanno mai particolarmente “digerito” nonostante, nelle precedenti edizioni del 2017 e 2018,avessero fatto bottino pieno con Sebastian Vettel. In quel caso strategia del muretto, furbizia del pilota e qualche disattenzione del muretto della Mercedes avevano permesso alla Ferrari di iniziare il campionato nel modo migliore.

Eppure lo stesso Sebastian Vettel, recentemente, ha proprio fatto notare come nel 2018, i test invernali della Ferrari risultassero non così confortanti come quelli visti quest’anno, nel quale si era detto molto soddisfatto:”Nel 2018 avevo vinto, è vero. In tanti però scordano che anche allora c’erano stati dei problemi. Eravamo giunti in Australia con numerosi dubbi – ricorda Vettel – soprattutto riguardo al retrotreno. In qualifica avevamo sofferto molto ed in gara ci era andato tutto bene.La vittoria dello scorso anno giunse grazie ad un colpo di fortuna, con la Virtual Safety Car. Quei problemi nel 2018 li risolvemmo prima del Bahrein:non ci resta altro da fare che ripeterci.”

Nelle ultime due giornate di test, però, sulla Sf90 si sono presentati dei problemi di affidabilità legati principalmente al turbocompressore e alla parte elettrica della PU Ferrari.

Alla fine dei test, abbiamo un pò tutti snobbato questi problemi di gioventù del propulsore Ferrari, poichè poteva essere indice di componenti molto usurati e quindi a fine vita dopo aver percorso un numero di km importante in tutto l’arco dei test. Eppure alcuni sospetti erano nell’aria.

Ferrari a Melbourne: non solo la livrea era opaca…

Ferrari si è presentata a Melbourne con un carico di aspettative molto elevato, pronta a confermare il buono stato di forma della monoposto italiana visto a Barcellona. Qualcosa però, sin dalle prove libere non è andato come nei piani previsti dai tecnici della Rossa, poichè si è vista in pista una vettura stabile ma “lenta”, presentando un evidente sottosterzo nelle poche curve lente dell’Albert Park e una velocità di punta e anche nei vari settori molto più bassa della Mercedes. Il dato più evidente è risultato essere, che la Sf90 perdeva in ogni settore il confronto con la W10 di Hamilton e Bottas, sia a livello di velocità sul giro che in percorrenza di curva.

Il pensiero comune, dopo le prove libere di venerdì era che Ferrari stesse nascondendo quelle che sono le carte, che avrebbe mostrato solo sabato in qualifica. A mio parere, la regola del nascondino è un qualcosa che verosimilmente non comprendo, poiché la bontà di un pacchetto la si vede spingendo e portando al limite una monoposto.

Inoltre già al venerdì i piloti della Ferrari lamentavano dello scarso grip della monoposto con le gomme Pirelli, rea di non riuscire a mantenerle nella finestra ottimale di funzionamento e creando un consumo anomalo e più rapido della mescola (dimostrato dalla simulazione di passo gara, dove si notava il crollo di prestazioni con le gomme più morbide mentre con la Hard il problema si stabilizzava). Lo stesso Vettel ha detto nel dopo gara di Melbourne “Non avevamo grip e la trazione era scarsa: se realizzi di non poter fare ciò che vuoi, tutto diventa più complicato”.

Le qualifiche del sabato hanno detto che Vettel e Leclerc si sono presi dagli 8 al secondo di svantaggio dal poleman Lewis Hamilton. Un risultato amaro, che ha confermato le problematiche dovute ad un set up non ideale e all’utilizzo di mappature meno spinte impiegate dei due piloti. Problemi alla PU o non necessità di portare il propulsore ai massimi regimi,consapevoli del fatto di non riuscire a combattere contro le frecce d’Argento? Qualcuno parla di problemi al turbo, il quale soffrirebbe del cosiddetto “turbo lag”, ovvero di un ritardo nell’erogazione della potenza, che andrebbe a mettere in crisi il sistema di recupero dell’energia (MGU-K) rendendolo inefficiente e sottoposto a vibrazioni anomale. Tutte supposizioni e la verità come sempre sta nel mezzo.

La gara ha confermato ancora di più le difficoltà della Ferrari, che in un primo scorcio di gara è sembrata tenere il ritmo di Lewis Hamilton, bruciato al via dal miglior Bottas visto in questi anni. Questa convinzione è nata dal fatto che Ferrari ha provato l’ormai usuale Undercut sul pilota inglese della Mercedes, anticipando di parecchio il primo e unico pit stop, coperto immediatamente dalla squadra anglo tedesca. A seguito del pit stop il ritmo del tedesco, dopo aver realizzato il miglior giro in quel momento (l’ottavo miglior giro della gara) ha perso man mano ritmo rispetto ai primi 3, effettuando in diversi momenti la procedura del “lift and coast”, e cioè l’anticipato rilascio dell’acceleratore sul rettilineo, particolare udibile vedendo uno degli on board di Vettel, oltre che ad un pesante fuel saving.

Le difficoltà del tedesco (costretto a tirare i remi in barca per arrivare a fine gara), hanno agevolato il ritorno prepotente di Charles Leclerc, che a differenza del compagno ha effettuato il pit stop secondo quanto previsto dai tecnici della Pirelli, montando però le gomme Hard (Vettel aveva montato le medie) guadagnando terreno sino a raggiungere a 2 secondi proprio il compagno di squadra.

GP d'Australia 2019 - Domenica - Charles Leclerc - Melbourne 2019

Proprio in quel momento avviene la comunicazione radio tra Leclerc e il suo ingegnere di pista, dove il pilota monegasco chiede se deve sopravanzare Vettel o rimanere dietro di lui: “Ma lui sta rallentando o cosa? Che succede ragazzi? Sono veramente lento! Seriamente……”. Il team chiede al pilota numero 16 di aumentare il gap dal compagno di team fino ai 5 secondi per tentare di realizzare il giro più veloce della gara, che come sappiamo da quest’anno consentirà ai piloti che sono tra i primi dieci, di guadagnare un punto extra per il campionato piloti e costruttori.

Nel corso degli ultimi giri, avviene un retroscena: Jock Clear, ingegnere di pista di Leclerc, chiede al suo pilota di cambiare il settaggio della PU in “modalità gara”, facendo presagire che il pilota monegasco avesse usato la “modalità save” per gran parte del gp australiano.Inoltre viene chiesto al pilota della Ferrari di tenere come passo gara di riferimento un 1.25.5 , ma i giri successivi dimostreranno che Leclerc non ha fatto meglio del tempo di 1.26.9.

Team order Vettel-Leclerc: Giusto o sbagliato?

Nel dopo gara di Melbourne, non sono state poche le critiche nei confronti della Ferrari, per aver già dato il primo ordine di scuderia nella gara inaugurale del 2019. Ai più, è semplice dire che Sebastian Vettel doveva lasciare strada al compagno di squadra, che in quel momento era più veloce del tedesco. Ma se per un attimo ci immedesimassimo in uno dei due ingegneri di pista dei piloti oppure sullo stesso Mattia Binotto, avremmo sicuramente osservato un particolare fondamentale: il possibile scambio di posizioni avrebbe cambiato il bottino di punti raccolto dalla Ferrari?

Ragionando in quest’ottica, ritengo che il team order della Ferrari sia stato corretto.Questo solo perchè se ci fosse stata la reale possibilità di andare a superare chi era in terza posizione, e cioè Verstappen , il muretto della Rossa avrebbe permesso a Leclerc una chance. Dal momento che questo non era possibile, anche visto il passo tenuto dal pilota olandese della Red Bull, lasciare Vettel davanti o viceversa, non sarebbe cambiato nulla per il team e quindi è stato giusto congelare le posizioni.

Ferrari verso il riscatto nel deserto del Bahrain

Ferrari è uscita molto provata dal weekend australiano, accortasi sin dal venerdì di aver adottato delle scelte sbagliate a livello di set-up e qualche problema di affidabilità che ha condizionato in modo rilevante le prestazioni della SF90. La peculiarità, al momento, è quella di capire i motivi per cui non si è riusciti a trovare la quadra sulla pista dell’Albert Park e il prossimo appuntamento a Sakhir, su una pista molto più tecnica e indicativa Ferrari potrebbe tornare ad essere quella monoposto agile e veloce vista a Barcellona. Per questo motivo queste due settimane, saranno cruciali, in fabbrica a Maranello per risolvere i problemi visti a Melbourne.

Il Bahrain sarà un banco di prova, oltre che per il motore Ferrari, anche per verificare la bontà dell’innovativa ala anteriore della Ferrari, osservata da molti ai test di Barcellona, ma che in Australia non sembra abbia dato quei riscontri positivi che ci si aspettava. Sarà un banco di prova anche per la squadra capitanata da Mattia Binotto, per vedere se sarà immediata la capacità di reazione alle difficoltà incontrate lo scorso weekend.

Eppure, concludendo, la sola presenza di Binotto sia come responsabile tecnico che come capo della gestione sportiva è un aspetto non da trascurare, poichè nonostante la bravura dell’italo-svizzero, egli ha bisogno di persone di un certo spessore a fianco per poter seguire al meglio lo sviluppo della SF90. Per chi mastica un pò di calcio, per esempio, é risaputo che,puoi avere in squadra anche il Ronaldo della situazione, ma se dietro non hai una difesa e non c’è gioco di squadra, è facile perdere la bussola.

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