La Ferrari continua a perdere terreno contro Mercedes: velocità, harvesting e gestione dell’energia evidenziano i problemi tecnici della SF-26.
- Il problema non è soltanto la velocità massima
- Mercedes riesce a sfruttare meglio l’energia
- La Ferrari perde proprio dove dovrebbe difendersi
- A Baku il problema Ferrari è diventato evidente
- Mercedes ha superato Ferrari anche nella storia dei motori
- Il problema non si risolve soltanto cambiando Vasseur
- Il dato dei 34 km/h è un campanello d’allarme
- Ferrari deve recuperare terreno sulla SF-26
- La Ferrari deve capire perché Mercedes è più efficiente
La crisi della Ferrari non si può spiegare soltanto attraverso i risultati ottenuti in pista. Il problema della SF-26 sembra essere diventato soprattutto tecnico, con la Power Unit e la gestione dell’energia elettrica che rappresentano uno dei punti più delicati del confronto con Mercedes.
A Baku la situazione è apparsa particolarmente evidente.
Nel podcast A Ruote Ferme, analizzando il momento della Scuderia dopo il Gran Premio dell’Azerbaigian, è stato citato un dato particolarmente significativo: nelle ultime cinque gare la Ferrari avrebbe accusato mediamente un gap di circa 34 km/h rispetto a Mercedes sul giro secco, considerando il riferimento di velocità discusso durante la trasmissione.
Un numero enorme, che aiuta a comprendere quanto sia complicata la situazione tecnica della SF-26.

Il problema non è soltanto la velocità massima
Il dato dei 34 km/h non deve essere interpretato semplicemente come una differenza di velocità massima sul rettilineo.
Il tema discusso nel podcast riguarda infatti la capacità della monoposto di gestire e distribuire l’energia durante il giro.
Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi più interessanti della Ferrari 2026.
A Baku la SF-26 non ha sofferto soltanto sui lunghi rettilinei. Anche nel settore centrale, quello più guidato, la Ferrari avrebbe mostrato difficoltà legate alla necessità di recuperare una maggiore quantità di energia.
Il risultato è un compromesso particolarmente penalizzante: la vettura deve sacrificare velocità per poter arrivare nelle condizioni corrette sul successivo tratto ad alta velocità.
Ferrari e il problema dell’harvesting
Uno dei termini tecnici più importanti per comprendere la situazione è harvesting.
Il sistema permette alla Power Unit di recuperare energia durante il giro per ricaricare la batteria. Quell’energia può poi essere utilizzata attraverso il deployment, cioè durante le fasi nelle quali la potenza elettrica viene nuovamente trasferita alle ruote.
Secondo l’analisi fatta nel podcast, la Ferrari sarebbe meno efficiente di Mercedes nella fase di recupero dell’energia.
E questo crea una conseguenza a catena.
Se la SF-26 deve recuperare più energia, può essere costretta a modificare il proprio comportamento in determinate parti del giro. A Baku, secondo quanto discusso durante la trasmissione, questo avrebbe contribuito a limitare la velocità della Ferrari anche nel settore centrale.
Non è quindi soltanto una questione di cavalli disponibili.
È una questione di come la Power Unit riesce a produrre, recuperare, immagazzinare e utilizzare l’energia nell’intero giro.

Mercedes riesce a sfruttare meglio l’energia
Il confronto con Mercedes rende il problema ancora più evidente.
La prestazione non nasce soltanto dalla potenza pura del motore. Power Unit, aerodinamica, resistenza all’avanzamento, gestione dell’energia e capacità di sfruttare la vettura nelle diverse fasi del giro contribuiscono tutti al risultato finale.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende particolarmente complicata la situazione della Ferrari.
Una monoposto può avere una buona base aerodinamica e una buona capacità di percorrenza in curva, ma se il sistema di propulsione non riesce a garantire l’energia necessaria nelle fasi decisive del giro, una parte del potenziale del telaio rimane inutilizzata.
La conseguenza è che un problema della Power Unit può trasformarsi in un problema dell’intera monoposto.
La Ferrari perde proprio dove dovrebbe difendersi
Il paradosso per Maranello è che la SF-26 avrebbe dovuto poter sfruttare maggiormente alcune delle proprie caratteristiche nel settore più guidato.
Nel podcast viene invece sottolineato come la Ferrari fosse in difficoltà anche nel tratto centrale di Baku, proprio perché la gestione dell’energia condizionava il comportamento della monoposto.
Questo significa che il problema della Power Unit finisce per avere conseguenze anche sul telaio.
È un punto fondamentale.
Quando una vettura deve modificare il proprio comportamento per recuperare energia, il problema non rimane confinato al rettilineo. Può influenzare accelerazione, velocità in uscita dalle curve e comportamento complessivo della monoposto.
Ed è proprio questo che rende particolarmente pesante il confronto con Mercedes.
A Baku il problema Ferrari è diventato evidente
Il Gran Premio dell’Azerbaigian ha portato il problema alla luce in maniera particolarmente evidente.
La pista di Baku, con i suoi lunghi rettilinei e le numerose fasi di accelerazione, rappresenta uno dei circuiti nei quali efficienza aerodinamica e gestione dell’energia hanno un peso enorme.
La Ferrari ha sofferto proprio nei momenti nei quali era necessario riuscire a combinare velocità, efficienza e disponibilità di energia.
Non era quindi soltanto una questione di risultato finale.
Era la distanza prestazionale rispetto a Mercedes a destare attenzione.
Il problema è diventato ancora più evidente osservando il comportamento della SF-26 lungo l’intero giro.
Mercedes ha superato Ferrari anche nella storia dei motori
C’è poi un altro dato simbolico emerso durante il podcast.
Con la vittoria ottenuta a Baku, Mercedes ha superato Ferrari nella classifica dei successi come motorista, raggiungendo quota 252 vittorie secondo il dato citato nella trasmissione.
Per Ferrari, una squadra la cui storia è indissolubilmente legata alla propria tradizione motoristica, è un sorpasso dal forte valore simbolico.
Ancora più significativo se avviene proprio in un periodo nel quale la Power Unit Ferrari appare in difficoltà rispetto a quella Mercedes.
La situazione racconta quindi due aspetti differenti.
Da una parte c’è la storia, con Mercedes che ha raggiunto e superato Ferrari nel numero di vittorie ottenute come motorista.
Dall’altra c’è il presente, nel quale Mercedes sembra avere trovato una maggiore efficienza nell’interpretazione tecnica delle nuove Power Unit.

Il problema non si risolve soltanto cambiando Vasseur
Ed è qui che il dato tecnico diventa importante anche per il dibattito sul futuro della Ferrari.
Nelle ultime settimane il nome di Frédéric Vasseur è tornato al centro delle discussioni sul futuro della Scuderia, mentre Christian Horner ha apertamente parlato di Ferrari come di un possibile scenario particolarmente importante per lui.
Ma il problema evidenziato dalla SF-26 va oltre il nome del Team Principal.
Cambiare una figura al vertice non modifica automaticamente una Power Unit, un sistema di recupero dell’energia o un progetto tecnico.
La Ferrari deve innanzitutto capire perché Mercedes riesca a estrarre più prestazione dall’intero sistema, soprattutto nei circuiti dove l’efficienza energetica e la velocità sui rettilinei diventano determinanti.
Il tema della leadership può quindi essere discusso separatamente dal problema tecnico.
La SF-26 ha bisogno di sviluppo, comprensione dei propri limiti e soprattutto di una direzione tecnica capace di recuperare il terreno perso.
Il dato dei 34 km/h è un campanello d’allarme
Il numero più impressionante rimane quindi quello citato durante A Ruote Ferme: circa 34 km/h di differenza media rispetto a Mercedes nel riferimento discusso sul giro secco delle ultime cinque gare.
Va precisato che non si tratta di un dato ufficiale FIA presentato come classifica della velocità massima, ma di un dato tecnico riportato e discusso durante il podcast.
Il suo significato, però, si inserisce in un quadro più ampio che a Baku è stato evidente: Ferrari ha sofferto sul fronte della velocità e della gestione energetica, mentre Mercedes ha dimostrato una capacità superiore di sfruttare il proprio pacchetto.
Ed è proprio questo il punto che dovrebbe essere analizzato a Maranello.
Non basta avere una macchina competitiva in alcune condizioni. Bisogna riuscire a portare tutta l’energia disponibile nel punto del giro in cui serve davvero.
A Baku Mercedes ci è riuscita meglio.
La Ferrari, ancora una volta, no.
Ferrari deve recuperare terreno sulla SF-26
Il vero interrogativo adesso riguarda il futuro della SF-26 e soprattutto la capacità della Ferrari di intervenire sui problemi che il 2026 ha messo in evidenza.
Il lavoro non riguarda soltanto la ricerca di maggiore potenza.
La sfida è più complessa: migliorare l’efficienza del sistema, recuperare energia in maniera più efficace, gestire meglio il deployment e permettere al telaio di esprimere tutto il proprio potenziale.
È una questione che coinvolge quindi l’intero progetto.
Perché se la Power Unit obbliga la monoposto a perdere velocità o a modificare il proprio comportamento per recuperare energia, anche il lavoro fatto sull’aerodinamica e sul telaio rischia di essere vanificato.
Ed è questo uno degli aspetti più preoccupanti emersi dall’analisi di Baku.
La Ferrari deve capire perché Mercedes è più efficiente
Il dato dei 34 km/h, al di là del metodo con cui viene costruito il riferimento, rappresenta quindi un campanello d’allarme.
Non racconta da solo tutta la crisi della Ferrari, ma aiuta a comprendere la dimensione del problema.
La SF-26 deve recuperare terreno soprattutto nell’integrazione tra Power Unit, batteria, harvesting, deployment, aerodinamica e telaio.
Mercedes, invece, sembra riuscire a far funzionare questi elementi in maniera più efficace.
Ed è proprio qui che si giocherà una parte importante del futuro della Ferrari nel 2026.
La domanda non è quindi soltanto quanto manca alla Mercedes.
La vera domanda è quanto tempo servirà alla Ferrari per capire dove sta perdendo quei secondi e come recuperare la prestazione senza compromettere il resto della monoposto.
Dopo Baku, il dato dei 34 km/h rende ancora più evidente la dimensione della sfida.
E per Maranello il tempo per trovare le risposte sta diventando sempre più importante.
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