oggi si chiude un’era nel mondo della Formula 1, Bernie Ecclestone, padre padrone del Circus, dopo le promesse fattegli da Liberty Media, nuovo gestore della Formula 1 , è stato gentilmente accompagnato alla porta.

Dopo una tentata carriera da pilota, alla ricerca di un modo di sfondare nel mondo delle corse, Bernie , grazie al suo fiuto per gli affari e con investimenti molto intelligenti, divenne il manager di alcuni piloti. Uno dei suoi assistiti però perì in un incidente, e questo lo portò nuovamente al ritiro. Il richiamo delle corse però era troppo forte ed alla prima occasione acquistò il team Brabham , in un’epoca in cui i piccoli garagisti potevano dire la loro nella Formula 1. Quando i team decisero di organizzarsi per avere voce in capitolo in materia di sicurezza e regolamenti, la capacità manageriale del piccolo inglese lo portò a diventare fondamentale, comprendendo l’importanza dei diritti televisivi per questo sport. L’uomo della TV potè così diventare, nel giro di qualche decennio, il padrone assoluto della Formula 1.

Ora, si sa che chi lascia la strada vecchia per la nuova… ma in effetti, la strada “vecchia” era veramente piena di buche. Ecclestone ha fatto sì tantissimo per la sicurezza, ma ha trasformato il mondo della formula uno in uno spettacolo noioso. Cercando di accontentare tutti, è finito con lo scontentare il pubblico, i piloti ed i team owner, con costi che crescono di decine di milioni all’anno e con soluzioni per evitare questi aumenti spropositati che non fanno altro che peggiorare le cose. Qualifiche cervellotiche, circuiti in cui i sorpassi sono impossibili, regole di difficile comprensione e team cannibali hanno portato il fan medio prima ad addormentarsi sul divano,poi a lasciar perdere proprio la formula uno, andando a paragonare i piloti moderni ai vari Gilles Villeneuve, con un risultato impietoso.
Vecchio, Bernie lo è davvero ed oramai non è più la TV a dominare il mondo dei media. Addirittura il manager si era rivolto alla stampa lamentandosi della noia in cui era caduta la sua creatura, ed è assai poco comprensibile perchè se ne lamentasse e non facesse qualcosa per cambiare l’inerzia delle cose.
Tralasciando tutti gli scandali e le dichiarazioni maschiliste e antisemite di cui, ad un appassionato di Formula Uno, importa poco, il regno della Noia di Bernie pare finalmente essere giunto al termine.
Ed ora cosa ci aspetta?
L’America
Loro ci sanno fare con lo spettacolo, sebbene il loro concetto di racing è completamente diverso. In tutte le categorie americane è il pilota ad eccellere, i campionati sono monomarca o quasi ed i budget molto bassi, basti pensare alle lamiere di cui è fatta la Nascar, quando nel vecchio continente anche i quindicenni guidano auto con telaio in carbonio.
Eppure una cosa è risaputa: gli americani amano lo spettacolo. E non è la formula 1 il nostro spettacolo preferito? Se accendiamo la televisione la domenica pomeriggio, smettendo di ascoltare i parenti che chiacchierano, nostra moglie, i nostri figli, la suocera ed il cane della cognata, non è per vedere piloti che rischiano il sorpasso sul filo dei 300 km/h?
Oppure vogliamo sentire le comunicazioni tra pilota e muretto in cui il primo si lamenta che l’avversario gli ha chiuso la traiettoria. Vielleneuve ed Arnoux, Senna e Prost, non facevano a ruotate? Si maledicevano dagli abitacoli, ma duellavano in pista. E quello che usciva dalla curva davanti era il vincitore. Che le sospensioni siano idrauliche o meccaniche, che l’ala fletta sotto carico, al tifoso non importa nulla. Noi vogliamo vedere sorpassi e duelli…e se alla fine, la vettura che taglia per prima il traguardo è rossa, tanto meglio.
Ing. Werner Quevedo Twitter 

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