Christian Horner a Maranello potrebbe davvero cambiare il destino della Ferrari? Peter Windsor solleva un dubbio tutt’altro che banale: un team principal, da solo, non può rendere veloce una macchina. Ma proprio la storia della Red Bull suggerisce quale dovrebbe essere la vera missione di Horner: ricostruire l’area tecnica, scegliere gli uomini e avere la libertà di metterli nelle condizioni di lavorare.
Il nome di Christian Horner continua inevitabilmente a orbitare attorno alla Ferrari. E nelle ultime ore l’ipotesi ha assunto un significato ancora diverso dopo le dichiarazioni dello stesso ex team principal della Red Bull, che ha definito Maranello il “sogno” e il grande “gigante addormentato” della Formula 1. Horner ha persino spiegato che Ferrari sarebbe l’unica squadra per la quale sarebbe disposto a tornare senza pretendere una partecipazione azionaria.
Ma la domanda decisiva è un’altra: cosa potrebbe realmente fare Horner per riportare la Ferrari a vincere?
È proprio questo il tema affrontato da Peter Windsor. Nel corso della sua analisi, il giornalista britannico pone una domanda molto semplice: “Se porti Christian Horner in Ferrari, cosa può davvero cambiare?” Secondo Windsor il principale problema della Ferrari non sarebbe il muretto, né tantomeno la qualità dei suoi piloti. A Maranello ci sono Charles Leclerc e Lewis Hamilton, due piloti che certamente non hanno bisogno di presentazioni, e anche sul piano operativo Windsor non individua una situazione completamente disastrosa. Il problema, molto più semplicemente, è che serve una monoposto più veloce.
Ed è qui che il discorso su Horner diventa particolarmente interessante. Windsor osserva infatti che neppure Horner potrebbe presentarsi a Maranello e garantire che la Ferrari dell’anno successivo sarebbe automaticamente al livello di Mercedes o McLaren. Potrebbe migliorare l’organizzazione, rendere più chiari i processi decisionali, costruire una metodologia più ordinata. Ma nessun team principal può promettere da solo una macchina vincente.

Horner non dovrebbe progettare la Ferrari: dovrebbe creare chi può farlo
Christian Horner non è Adrian Newey. Non è un progettista e non sarebbe certamente lui a disegnare il fondo, le sospensioni o l’aerodinamica della futura Ferrari.
Il valore di Horner dovrebbe essere un altro: costruire intorno alla monoposto una struttura tecnica capace di produrre una vettura vincente. Ed è esattamente ciò che accadde nei primi anni della Red Bull. Quando Horner arrivò nella squadra nel 2005 trovò un reparto tecnico privo, secondo il suo stesso racconto, di una direzione sufficientemente chiara. Aerodinamica, dinamica del veicolo e ufficio progettazione lavoravano con strutture che avevano bisogno di essere coordinate diversamente. La risposta di Horner fu andare a prendere quello che considerava il miglior tecnico disponibile: Adrian Newey. Non si limitò però ad assumerlo, gli permise di diventare il riferimento attorno al quale ricostruire la filosofia tecnica della squadra.
Anni dopo Horner avrebbe raccontato un episodio estremamente significativo: davanti a chi sosteneva che Newey avrebbe dovuto adattarsi ai processi già esistenti nella vecchia struttura Jaguar, la sua posizione fu sostanzialmente opposta. Era la squadra a dover creare le condizioni per sfruttare Newey, non Newey a doversi piegare alla squadra.
Quella decisione cambiò la storia della Red Bull.
Newey arrivò all’inizio del 2006 e il successo non fu immediato. Servirono anni per modificare infrastrutture, strumenti e metodo di lavoro. La prima vittoria arrivò nel 2009; dal 2010 iniziò poi il ciclo mondiale con Sebastian Vettel.
È questo che spesso si dimentica quando si parla di Horner.
Il suo capolavoro non fu progettare una Red Bull.
Fu creare l’ambiente nel quale uomini come Newey potessero progettare la migliore Red Bull possibile.

È questa la vera domanda che dovrebbe porsi la Ferrari
Per questo l’eventuale arrivo di Horner avrebbe poco senso se si limitasse a un semplice cambio sulla poltrona del team principal.
Cambiare Fred Vasseur con Christian Horner, lasciando immutati processi, gerarchie e struttura tecnica, difficilmente rappresenterebbe una rivoluzione.
La situazione diventerebbe completamente diversa se Ferrari decidesse invece di affidare a Horner un mandato pieno per riorganizzare la Gestione Sportiva. Carta bianca. Possibilità di individuare gli uomini che ritiene necessari. Libertà di intervenire sulla struttura tecnica. Responsabilità chiare. Una catena di comando semplice. E soprattutto la possibilità di costruire una squadra intorno ai migliori specialisti disponibili, esattamente come avvenne quando Red Bull decise di puntare su Newey. Non bisognerebbe chiedere a Horner: “Puoi progettare una Ferrari più veloce?”
La domanda dovrebbe essere:
“Puoi costruire un’organizzazione capace di progettare una Ferrari più veloce?”
Horner e Ferrari: il nome conta meno del potere che gli verrebbe concesso
Paradossalmente, quindi, le parole di Windsor non smontano necessariamente l’ipotesi Horner. Possono invece indicare la condizione fondamentale perché abbia successo.
Lo stesso Windsor ricorda che uno dei passaggi decisivi nella crescita della Red Bull fu proprio l’arrivo di Newey e riconosce a Horner il merito di averlo portato nella squadra e di essere riuscito a metterlo nelle condizioni di esprimersi.
Ed è questa esperienza che Ferrari dovrebbe acquistare, più ancora dell’uomo che abbiamo visto per vent’anni al muretto Red Bull.
Horner conosce il processo attraverso il quale una squadra viene trasformata. Sa cosa significa reclutare tecnici di altissimo livello, costruire una gerarchia, proteggerla dalle interferenze e creare una cultura nella quale ogni reparto lavori verso lo stesso obiettivo.
Alla Red Bull non arrivò trovando una macchina campione del mondo. Contribuì a costruire la struttura che, qualche anno più tardi, quelle macchine campioni del mondo sarebbe riuscita a produrle. Ed è probabilmente questo il motivo per cui l’ipotesi Ferrari merita attenzione. Non perché Christian Horner possa arrivare a Maranello con una bacchetta magica. E nemmeno perché il suo curriculum garantisca automaticamente un Mondiale.
Ma perché se Ferrari gli affidasse realmente le chiavi della propria ricostruzione tecnica, dandogli la stessa libertà di scegliere uomini, ruoli e metodo che ebbe nella costruzione della Red Bull, allora Horner potrebbe creare le condizioni perché Maranello torni finalmente a produrre con continuità una macchina da titolo.
Il vero interrogativo, dunque, non è soltanto se Horner verrà alla Ferrari. Se arrivasse, la Ferrari sarebbe davvero disposta a dargli carta bianca? Perché senza quella, Horner sarebbe soltanto un altro nome importante seduto al muretto. Con quella libertà, invece, potrebbe provare a fare a Maranello ciò che fece molti anni fa a Milton Keynes: non costruire personalmente una macchina vincente, ma costruire la squadra capace di farlo.
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