Il mondiale a Maranello manca da troppo tempo, più orecisamebte dal 2007 quando Kimi Raikkonen portò alla gloria il cavallino Rampante. Il 2022 sembrava fosse l’anno giusto per tornare ad alzare un trofeo che ormai sembra irraggiungibile. Ma i numerosi errori di strategie, tra i tanti problemi avuti, hanno letteralmente regalato il titolo (il secondo) a Max Verstappen e alla Red Bull che torna così a vincere anche il titolo costruttori.

Ma ciò che in assoluto preoccupa è l’assenza di una leadership onnipresente da parte del presidente della Ferrari John Elkann.

Luca Cordero di Montezemolo ha guidato il team due volte alla grandezza, durante l’era di Niki Lauda e del magnifico Michael Schumacher. Successivamente Sergio Marchionne, che ha rilevato l’azienda (la Scuderia in primis), ha provveduto a smantellare, addirittura minando e tentando di cancellare l’importanza del ruolo di si Montezemolo nella storia illustre della squadra.

Marchionne è venuto a mancare nel luglio 2018, e cinque anni dopo il pasticcio che ha architettato si sta manifestando a Maranello, dove regna la confusione dopo le dimissioni di Mattia Binotto che hanno lasciato la grande scuderia italiana senza un team principal.

“La Ferrari mi sta tanto a cuore e devo dire che vedo un’azienda senza leadership. Gli errori clamorosi durante il mandato di Binotto? Ai miei tempi anche noi abbiamo commesso degli errori, come è successo alla Mercedes e alla Red Bull. Solo la Ferrari è esposta a molta più attenzione mediatica. E la Ferrari non perdona niente perché è la Ferrari”, ha commentato di Montezemolo.

“Mattia Binotto è abbastanza intelligente da proteggere sempre la sua squadra, capace di prendersi proiettili per la sua gente. Gli errori devono essere compresi e poi corretti. Binotto è un ottimo direttore tecnico, ma dirigere il reparto corse della Ferrari è diverso”.

Quanto al futuro team principal della Scuderia, l’italiano ha fatto i conti:

“La Ferrari è come la bandiera italiana, un monumento nazionale. Prima di portare Jean Todt a Maranello nel 1993, ho pensato a lungo a questa scelta. C’era un enorme circo nei media. Se ora cercassi un nuovo capo, guarderei anche fuori dalla Formula 1. Tuttavia, se prestiamo solo attenzione a ciò che stanno facendo la Red Bull Racing o la Mercedes-Benz, il problema non sarà risolto. Dobbiamo reinventarci e creare una nuova dinamica. La Ferrari ha costruito un’auto estremamente competitiva. Una persona sola non vince titoli mondiali. La Formula 1 è uno sport di squadra”.

Quanto a Ferrari, l’uomo, la leggenda, il mito, di Montezemolo ha dichiarato:

“Aveva le sue manie: non è mai andato a Roma in vita sua, non ha mai preso un aereo o un ascensore. Quando Ferrari fece l’affare con L’Avvocato (Gianni Agnelli), la sua firma fu fatta al pianterreno di Corso Marconi. Ma era un uomo straordinario. Mi ha insegnato due cose: non mollare quando le cose vanno male; chiedi sempre di più, a te stesso e ai tuoi collaboratori, quando le cose vanno bene. Aveva un talento naturale per il marketing: il cavallino di Baracca, le macchine tutte rosse, l’astuzia di far aspettare anche se la macchina era pronta. La Ferrari per Enzo era come una bella donna che si fa desiderare”, ha dichiarato Montezemolo.

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