Le voci sui contrasti interni alla Ferrari sono tornate. Succede quasi ogni stagione quando il titolo mondiale si allontana, ma questa volta arrivano da una firma autorevole come Giorgio Terruzzi, un giornalista che raramente rincorre lo scoop e che, negli anni, ha raccontato diverse dinamiche interne poi rivelatesi fondate.
- Vasseur divide, ma il problema è più grande del team principal
- La SF26 ha fatto passi avanti. Ma nel posto sbagliato
- La vera figuraccia è la power unit
- Le qualifiche restano il grande limite
- Il vantaggio nelle partenze è stato perso anche politicamente
- L’errore più grave di Vasseur: la gestione dei piloti
- C’è anche un problema di mentalità
- Il telaio basta per vincere qualche gara, non un Mondiale
- Le divisioni interne non aiutano
- Il vero problema è il progetto Ferrari
- Vasseur va sostituito?
- L’editoriale
In Redazione, queste indiscrezioni non sorprendono. Già due anni fa avevamo raccolto conferme sull’esistenza di tensioni tra l’amministratore delegato Benedetto Vigna e Frédéric Vasseur, una lotta di potere che avrebbe creato frizioni all’interno della Gestione Sportiva. Oggi, con una Ferrari ormai fuori dalla corsa iridata, quelle crepe sembrano semplicemente emergere con maggiore forza.
Ma il punto centrale non è capire se Vasseur sia o meno nel mirino. Il vero problema è un altro: Ferrari ha davvero un progetto per tornare a vincere il Mondiale?
Vasseur divide, ma il problema è più grande del team principal
Sul francese esistono due letture opposte.
Da una parte c’è chi ritiene che serva continuità e che cambiare ancora una volta il team principal significherebbe ricominciare da zero. Dall’altra ci sono i disfattisti che individuano in Vasseur il principale responsabile del fallimento Ferrari.
La realtà probabilmente sta nel mezzo.
Vasseur ha commesso errori evidenti nella gestione sportiva, ma ridurre tutto alla sua figura significa ignorare problemi strutturali che precedono il suo arrivo e che coinvolgono tutta la dirigenza Ferrari.
La SF26 ha fatto passi avanti. Ma nel posto sbagliato
Analizzando la stagione Ferrari emerge un dato interessante.
Sul fronte telaistico e aerodinamico la SF26 ha mostrato idee innovative. Diversi aggiornamenti introdotti durante l’anno sono stati successivamente reinterpretati o copiati dagli avversari.
Tra questi:

- il sistema FFTM nella zona dello scarico;
- la cosiddetta ” Ala Macarena “
- diverse soluzioni di gestione dei flussi nella parte posteriore della monoposto.
Insomma, Ferrari qualcosa di interessante lo ha prodotto.
Il problema è che nel regolamento 2026 il telaio da solo non basta.
La vera figuraccia è la power unit
Qui arriva il nodo della stagione.
Ferrari è un costruttore di motori. Da anni si sapeva che il regolamento 2026 avrebbe premiato chi fosse arrivato preparato sulla nuova power unit.
Il salto in avanti atteso non si è visto.
Anzi.
Da quanto emerso durante l’anno, Mercedes avrebbe costruito la power unit più competitiva dell’intero schieramento, con un vantaggio importante soprattutto nella parte elettrica e nella gestione software.
Ferrari, invece, sembrerebbe inseguire.
Ed è questo l’aspetto più preoccupante.

Non conta solo il motore termico
C’è un equivoco che continua a circolare anche sui social e su YouTube.
Molti parlano esclusivamente del motore endotermico, spiegando cilindri, combustione e compressione come se fosse ancora il fattore dominante.
Non è così.
Con il regolamento 2026 la differenza la fanno soprattutto:
| Area | Quanto pesa oggi |
|---|---|
| Parte elettrica | Recupero ed erogazione energia. |
| Software | Gestione intelligente della potenza durante il giro. |
| Integrazione PU-telaio | Come viene sfruttata tutta l’energia disponibile. |
È un concetto spiegato più volte anche nei nostri approfondimenti tecnici di Race Tech.
Ed è proprio lì che Ferrari sembra aver perso terreno.
Le qualifiche restano il grande limite
Un altro difetto cronico riguarda la qualifica.
Ferrari continua a soffrire soprattutto con la mescola più morbida.
Paradossalmente il direttore tecnico è uno specialista proprio della gestione pneumatici, eppure la SF26 fatica ancora a estrarre il massimo dalla gomma C5 e dalle compound più soffici sul giro secco.
In gara il passo spesso c’è.
In qualifica manca.
E partire dietro significa compromettere ogni domenica.
Il vantaggio nelle partenze è stato perso anche politicamente
Nelle prime gare Ferrari aveva trovato una soluzione efficace nella gestione delle partenze.
Successivamente quella soluzione è stata vietata dalla FIA.
Qui entra in gioco anche il peso politico della Scuderia.
Ancora una volta Ferrari è sembrata incapace di difendere una propria innovazione regolamentare, mentre altri team sono riusciti più spesso a tutelare le proprie interpretazioni tecniche.
È un tema che si ripete da anni.

L’errore più grave di Vasseur: la gestione dei piloti
Se c’è una critica diretta da rivolgere al team principal riguarda la gestione interna della coppia Hamilton-Leclerc.
Quando un pilota esce realisticamente dalla corsa al titolo, una squadra che vuole vincere normalmente concentra le risorse sull’altro.
Ferrari non lo ha fatto.
Vasseur, poche gare fa, rivendicava con orgoglio la libertà lasciata ai due piloti.
Una scelta condivisibile in teoria.
Molto meno quando il Mondiale richiede decisioni nette.
Continuare a trattare entrambi allo stesso modo ha significato disperdere punti, strategie e opportunità.
C’è anche un problema di mentalità
Più delle prestazioni, colpisce la cultura interna.
In una recente intervista un tecnico Ferrari ha definito “iconica” la nuova Ferrari perché nata da un regolamento completamente nuovo, arrivando a confrontarla con la Ferrari dell’epoca Schumacher.
Un paragone discutibile.
Una precisazione storica
La prima Ferrari progettata per Michael Schumacher fu la Ferrari F310 del 1996. Successivamente arrivarono la F310B del 1997 e la F300 del 1998, monoposto profondamente diverse ma costruite in un’epoca tecnologica completamente differente.
Confrontare una vettura del 2026 con una Ferrari di quasi trent’anni prima per rivendicare una superiorità tecnologica è sostanzialmente una banalità: è ovvio che un progetto moderno disponga di strumenti, materiali e conoscenze infinitamente superiori.
Il punto non è essere più sofisticati.
Il punto è vincere.
E la SF26, almeno oggi, non è una monoposto campione del mondo.
Il telaio basta per vincere qualche gara, non un Mondiale
Ferrari può ancora vincere alcune gare.
Su circuiti dove il peso della power unit è inferiore e conta maggiormente il comportamento del telaio, la SF26 può essere competitiva.
Questo però non cambia il quadro generale.
Una macchina equilibrata può conquistare successi episodici.
Un Mondiale richiede la migliore combinazione possibile tra:
- power unit;
- telaio;
- aerodinamica;
- gestione gomme;
- strategie;
- organizzazione del team.
Ferrari oggi non sembra eccellere contemporaneamente in tutti questi aspetti.
Le divisioni interne non aiutano
Se le indiscrezioni fossero corrette, Vasseur avrebbe anche un problema di leadership.
Negli ultimi anni il team principal avrebbe costruito un gruppo dirigente composto da diversi uomini di fiducia provenienti dall’area francofona.
L’obiettivo era probabilmente creare una squadra compatta.
Il risultato, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche e fonti interne, sarebbe stato invece l’opposto: accentuare la divisione tra gruppi già esistenti all’interno della Gestione Sportiva.
Ed è esattamente ciò che una Ferrari in ricostruzione non può permettersi.
Il vero problema è il progetto Ferrari
Alla fine tutto porta alla stessa domanda.
Ferrari ha un progetto credibile per vincere il Mondiale?
Oggi la risposta appare negativa.
Prendere Hamilton, affiancarlo a Leclerc, affidare la squadra a Vasseur, sviluppare una monoposto interessante aerodinamicamente ma non dominante nella power unit, perdere peso politico e continuare a vivere tensioni interne racconta una squadra che sembra procedere per aggiustamenti successivi, non secondo una strategia costruita anni prima.
Ed è questo il punto più preoccupante.
Vasseur va sostituito?
La questione non è così semplice.
Vasseur non appare il principale artefice di tutti i problemi Ferrari, ma nemmeno il leader che finora è riuscito a trasformare la Scuderia in una squadra capace di vincere un titolo mondiale.
Gestire Ferrari è probabilmente il compito più difficile della Formula 1: bisogna unire reparti, assorbire pressioni politiche, costruire una cultura vincente e prendere decisioni impopolari quando servono.
Cambiare il team principal, da solo, non garantirebbe alcuna svolta.
L’editoriale
Ferrari può continuare a vincere qualche Gran Premio, può portare aggiornamenti interessanti e può anche costruire una delle monoposto più sofisticate del paddock.
Ma senza una power unit di riferimento, senza una direzione tecnica perfettamente allineata, senza una leadership forte e senza una mentalità realmente orientata al titolo, il rischio è quello già visto troppe volte negli ultimi anni: partecipare al Mondiale, non dominarlo.
Il problema, insomma, non è soltanto Frédéric Vasseur.
Il problema è che oggi la Ferrari non sembra ancora avere un progetto completo e coerente per tornare campione del mondo.
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