Ferrari ADUO2 contro ADUO1: cosa cambia davvero nella Power Unit della SF-26

Vito Defonseca
8 Min Read
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Perché la Ferrari continua a faticare in qualifica anche con la nuova Power Unit ADUO2? È la domanda che molti tifosi si sono posti dopo il Gran Premio di Madrid, dove la SF-26 ha mostrato un passo gara competitivo ma ha confermato le difficoltà sul giro secco.

Durante la puntata 166 di Race Tech, l’ingegnere Riccardo Romanelli ha affrontato proprio questo tema, spiegando perché il dibattito sull’ADUO2 rischia di concentrarsi sull’aspetto sbagliato. Il punto, infatti, non è soltanto quanti cavalli abbia guadagnato il motore Ferrari, ma come la Power Unit utilizza l’energia elettrica lungo tutto il giro. È qui che, secondo l’analisi tecnica di NewsF1, si gioca oggi una parte importante della differenza tra Ferrari e Mercedes.

ADUO1 e ADUO2: due evoluzioni della stessa Power Unit Ferrari

L’ADUO è il sistema introdotto dalla FIA nel 2026 per consentire ai costruttori di motori rimasti indietro di sviluppare ulteriormente la propria Power Unit durante la stagione. Ferrari ha ottenuto due opportunità di aggiornamento e ha introdotto prima ADUO1 e successivamente ADUO2.

È importante chiarire subito un aspetto: ADUO2 non è un motore completamente nuovo. Si tratta dell’evoluzione della stessa Power Unit della SF-26, con interventi consentiti dal regolamento FIA su diversi componenti del sistema ibrido e del motore endotermico.

La domanda, quindi, non è se Ferrari abbia cambiato motore, ma dove siano stati concentrati gli sviluppi.

Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari
Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari credit video Formula1.com rielaborato

Il vero errore è guardare solo il motore termico

Uno dei concetti più interessanti emersi nell’analisi di Riccardo Romanelli riguarda proprio questo punto. Secondo l’ingegnere, si sta dando troppa importanza al guadagno della parte endotermica della Power Unit.

L’ADUO2 introduce un miglioramento del motore termico, ma si parla di un incremento limitato, nell’ordine di pochi cavalli. Da solo, questo non può spiegare il distacco che Ferrari continua a mostrare in qualifica rispetto ai migliori motori della griglia.

Romanelli sottolinea che oggi una Formula 1 2026 non si valuta più soltanto dalla potenza massima del V6 turbo, perché la componente elettrica pesa in modo decisivo sulla prestazione complessiva.

La gestione dell’energia è la vera differenza

La Formula 1 2026 ha cambiato profondamente il modo di utilizzare la Power Unit. Il sistema elettrico non serve semplicemente ad aggiungere potenza: decide quando e per quanto tempo quella potenza viene utilizzata.

È il cosiddetto deployment, cioè la distribuzione dell’energia elettrica durante il giro.

Secondo Romanelli, alcune Power Unit riescono a mantenere la spinta elettrica praticamente fino al punto di frenata, mentre altre esauriscono il contributo dell’MGU-K decine di metri prima. Quando questo accade, il pilota si ritrova improvvisamente con la sola potenza del motore termico proprio nella fase finale del rettilineo.

È un dettaglio quasi invisibile in televisione, ma sul cronometro può valere diversi centesimi in ogni rettilineo.

F1 News formula 1 2026 Mercedes Motori
F1 News formula 1 2026 Mercedes Motori credits media Mercedes

Perché Mercedes continua ad essere il riferimento

Il Gran Premio di Madrid, secondo Race Tech, non è il circuito ideale per giudicare la potenza pura dei motori. Mancano lunghi rettilinei e grandi accelerazioni da basse velocità. Eppure un dato continua a ripetersi.

Le vetture motorizzate Mercedes restano costantemente davanti, sia con la Mercedes ufficiale sia con McLaren. Questo porta Romanelli a una conclusione precisa: il vantaggio della Power Unit Mercedes sembra essere soprattutto nella gestione dell’energia elettrica e nella capacità di distribuirla durante tutto il giro.

Ferrari ha ridotto parte del gap con ADUO2, ma non ha ancora raggiunto lo stesso livello di efficienza nell’utilizzo della componente ibrida.

Madrid dimostra che il problema Ferrari non è solo il motore

C’è un altro elemento che emerge dalla gara di Madrid.

Leclerc ha disputato uno stint lunghissimo con le gomme di partenza, mantenendo un ritmo competitivo senza il crollo prestazionale visto in passato. Questo, secondo Romanelli, è il segnale che la SF-26 ha risolto diversi problemi strutturali nella gestione della vettura e degli pneumatici.

Se il degrado fosse stato elevato, Ferrari avrebbe perso rapidamente posizioni. Invece la monoposto è rimasta competitiva sul passo gara.

Il problema principale resta quindi la qualifica, dove pochi decimi possono significare tre o quattro posizioni sulla griglia.

ADUO2 migliora la Power Unit, ma non cambia i valori della stagione

Durante Race Tech viene ribadito un concetto molto netto: ADUO2 non è un “game changer”.

Gli aggiornamenti della Power Unit possono modificare leggermente i valori in campo, ma non ribaltano una stagione già avviata. Oggi le differenze tra i costruttori dipendono da un insieme di fattori: gestione elettrica, software della Power Unit, integrazione con l’aerodinamica attiva e comportamento della monoposto.

Per questo Ferrari può migliorare senza che il cronometro racconti immediatamente un salto evidente.

Il deployment decide ormai il tempo sul giro

Romanelli utilizza un esempio molto semplice: una Formula 1 può arrivare negli ultimi metri di un rettilineo con tutta la potenza disponibile oppure perdere improvvisamente il contributo elettrico prima della frenata.

In quel momento il pilota accelera ancora, ma con una potenza sensibilmente inferiore.

È proprio questa continuità nell’erogazione che oggi distingue le migliori Power Unit della griglia. La potenza massima conta, ma conta ancora di più come viene utilizzata durante ogni fase del giro.

Ferrari guarda anche al futuro

Con ADUO2 Ferrari ha sfruttato una delle opportunità di sviluppo previste dal regolamento FIA. L’obiettivo non è soltanto recuperare qualcosa nella stagione 2026, ma accumulare esperienza sulla nuova generazione di Power Unit.

Secondo l’analisi di NewsF1, gli aggiornamenti introdotti oggi rappresentano soprattutto un lavoro di affinamento della gestione energetica, un settore destinato ad avere un peso ancora maggiore nelle prossime stagioni.

Conclusioni

L’ADUO2 non trasforma improvvisamente la Ferrari SF-26 nella vettura più veloce della griglia. L’analisi tecnica di Race Tech porta invece a una conclusione diversa: il miglioramento della parte endotermica esiste, ma è limitato, mentre il vero terreno di sviluppo è la gestione dell’energia elettrica.

È qui che Ferrari sta cercando di recuperare terreno, lavorando su deployment, integrazione tra motore termico ed ERS e utilizzo della potenza lungo tutto il giro. Madrid, più che certificare un problema di cavalli, ha mostrato quanto oggi la Formula 1 si giochi sulla qualità della gestione della Power Unit.

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