L’armonia in casa Ferrari del dopo Silverstone e le speranze di titolo hanno lasciato spazio a polemiche e nervosismo.
È difficile tracciare un bilancio oggettivo della Ferrari dopo la debacle di Monza e dopo la gara incolore di Madrid.
Rapporti tesi tra Hamilton e Leclerc?
Il rapporto tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc dopo la tappa italiana, al netto delle smentite di circostanza, sembra essere definitivamente compromesso e spaventa ancora di più la mancanza di polso da parte del team principal Frederic Vasseur, tra l’altro pubblicamente scaricato da Hamilton nel post gara di Monza.
È inutile rimarcare gli errori del team o cercare più colpe di un pilota rispetto a un altro. Monza ha detto soprattutto che la Ferrari non è più la stella più luminosa a portare avanti i sogni e le speranze del pubblico italiano.
Vedere Andrea Kimi Antonelli salire in cattedra con una maturità disarmante, prendersi la scena, dominare e mostrare al mondo intero cosa significa trasformare il talento puro in risultato immediato, fa da specchio impietoso alla situazione a Maranello.
Il fattaccio tra Hamilton e Leclerc alla Prima Variante è sintomo di un nervosismo che ha raggiunto il culmine. In appena otto settimane, la favola d’estate si è trasformata in un incubo d’inizio autunno. Se dopo l’esaltante vittoria di Silverstone la Ferrari veniva raccontata come una seria pretendente all’iride, oggi la realtà restituisce un ambiente polverizzato dalle rivalità interne e dall’assenza di una linea strategica chiara.
Madrid dal canto suo ha soltanto confermato una discesa già iniziata da qualche mese, con la Ferrari che anche sul nuovo circuito nella capitale spagnola si è dimostrata quarta forza in pista. L’entusiasmo e le speranze dei primi mesi hanno lasciato spazio a frustrazione e rassegnazione. A poco valgono le parole di Hamilton, il quale, al termine dell’ultimo gran premio sul nuovo circuito del Madring ha dichiarato di sentirsi ancora in lotta, anche se non è chiaro per cosa.

Ferrari all’ennesimo anno zero?
Parlare di fronde interne o schieramenti nel team è forse eccessivo (almeno in questa stagione) e non restituisce la mediocrità nella quale la Ferrari è attanagliata da diversi anni a questa parte. È quasi grottesco però notare come la Ferrari continui a essere l’unico team dell’intera griglia in cui le rivalità intestine e le incomunicabilità tra i reparti tecnici siano diventate una regola anziché un’eccezione.
Un’anomalia che non può essere imputata solo al team principal di turno o a qualche fantomatico direttore tecnico. La fotografia ci restituisce un ambiente in cui manca visione e controllo da parte di chi sta al vertice. E dopo ogni stagione leggermente al di sotto delle aspettative, ripartono i soliti discorsi sul team principal, ormai unico colpevole che deve essere messo sulla graticola ogni 3-4 anni.
Guardando a questa stagione, Frederic Vasseur è il principale responsabile? Chiaramente no. Vasseur è l’uomo giusto? Ecco forse questa è una domanda più corretta. Ma la risposta non la può dare certo una tifoseria costantemente divisa su tutto.
E allora ecco che ripartono tutti i discorsi sulla vettura, sul fantomatico motore 2027 che deve essere la panacea di tutti i mali. La Formula 1 è ovviamente uno sport in cui la tecnica e l’ingegneria hanno il sopravvento sul resto, ma oggi alla Ferrari manca quello spirito e quella passione da parte di chi comanda che ha contribuito a creare la leggenda attorno alla Rossa.
Di Ferrari rischia di rimanere soltanto un marchio globale da tirare a lucido per le trimestrali di Borsa, un guscio d’oro perfetto per gli sponsor ma vuoto di quell’ossessione per la vittoria che ne ha fatto la storia. Se la pista smette di essere il fine e diventa un mero palcoscenico aziendale, la mediocrità tecnica ed emotiva non è più un incidente di percorso: diventa una conseguenza inevitabile.
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