Hamilton difende Vasseur: il problema Ferrari è nella struttura, non in un solo uomo

Vito Defonseca
14 Min Read
Ferrari F1 GP Olanda Hamilton Foto Credits X official Ferrari

Le parole pronunciate oggi da Lewis Hamilton a Sepang cambiano ancora una volta la prospettiva sulla crisi Ferrari. Il sette volte campione del mondo ha difeso apertamente Fred Vasseur, ma allo stesso tempo ha indicato qualcosa di molto più importante: il problema della Scuderia non può essere ricondotto esclusivamente al Team Principal.

Hamilton ha spiegato che, se si vogliono cercare responsabilità, bisogna “puntare il dito altrove”, sottolineando che ci sono persone al di sopra di Vasseur che fanno parte della struttura decisionale. Ha poi evidenziato come la posizione di Toto Wolff in Mercedes sia completamente diversa proprio per una questione di struttura.

Hamilton non ha fatto nomi e non ha indicato direttamente Benedetto Vigna o John Elkann. Ma il concetto è evidente: Vasseur non è l’unico uomo che decide il destino della Ferrari.

Ed è probabilmente questo il punto che dovrebbe essere discusso molto più seriamente.

Vasseur Ferrari F1 intervista esclusiva Guido Schittone foto credits media Ferrari
Vasseur Ferrari F1 intervista esclusiva Guido Schittone foto credits media Ferrari

Ferrari ha fallito, ma il problema non è soltanto Vasseur

Ferrari ha vinto due Gran Premi nel 2026.

Lewis Hamilton ha conquistato Barcellona, interrompendo la striscia di vittorie Mercedes. Fu una vittoria costruita anche attraverso una strategia a tre soste perfettamente eseguita, con Hamilton capace di costruire un vantaggio molto consistente nel finale. Antonelli si ritirò dopo aver danneggiato l’endplate anteriore mentre era secondo, mentre Leclerc fu costretto al ritiro per un problema al servosterzo.

La seconda vittoria arrivò a Silverstone con Charles Leclerc.

Anche qui Ferrari disputò una gara importante e Leclerc partì fortissimo, prendendo la testa della corsa da Kimi Antonelli. Ma bisogna raccontare tutta la gara.

Antonelli, dopo avere perso la posizione al via, riuscì infatti a tornare davanti a Hamilton e, con una strategia differente e gomme più fresche, iniziò a recuperare rapidamente sul ferrarista. Il distacco si stava riducendo quando, al giro 41, un problema al wheel shield anteriore sinistro della Mercedes costrinse Antonelli a fermarsi e gli fece perdere definitivamente la possibilità di giocarsi la vittoria.

Poi arrivò anche la Safety Car provocata dall’uscita di pista di Verstappen.

Leclerc vinse, e la vittoria resta pienamente sua. Ma è altrettanto corretto ricordare che la gara aveva assunto una direzione diversa prima del problema sulla Mercedes di Antonelli.

Insomma, due vittorie Ferrari ci sono state. Ma non raccontano una macchina che per tutta la stagione sia stata stabilmente la migliore.

Ed è qui che nasce il problema.

Ferrari F1 Undate Barcellona
Ferrari F1 Undate Barcellona Disegno Credits Salvatore Asero

Il mito della Ferrari con il telaio migliore

Per mesi abbiamo sentito ripetere che Ferrari avesse uno dei migliori, se non il migliore, telaio della Formula 1.

Ma oggi la situazione è molto più complessa.

Lo stesso Charles Leclerc ha riconosciuto che il vantaggio che Ferrari aveva mostrato in determinate aree è stato progressivamente ridotto dagli avversari. E Lewis Hamilton, proprio oggi, ha parlato apertamente delle difficoltà della Ferrari sul fronte della power unit, mentre Leclerc ha indicato problemi più ampi che coinvolgono anche telaio e aerodinamica.

Questo è fondamentale.

Perché continuare a raccontare Ferrari come una macchina straordinaria che viene frenata soltanto dal motore significa non voler vedere il problema nella sua interezza.

A Baku, per esempio, la Ferrari non ha semplicemente sofferto sui lunghi rettilinei. La SF-26 non è riuscita a trasformare nemmeno le sezioni lente del circuito in un vantaggio sufficiente.

E allora bisogna smettere di cercare ogni volta una spiegazione legata al singolo circuito.

Non può essere sempre colpa della pista.

Non può essere sempre il vento.

Non possono essere sempre le gomme.

Non può essere sempre il layout.

Quando lo stesso problema si ripresenta con caratteristiche differenti, bisogna guardare alla struttura.

Elkann Vigna FERRARI F1 GP USA
Elkann Vigna FERRARI F1 GP USA Press Office
Foto credits Scuderai Ferrari

Il problema Ferrari è strutturale

Ed è qui che le parole di Hamilton diventano molto interessanti.

Vasseur può avere responsabilità. Personalmente, ritengo che il francese non abbia dimostrato di possedere il carisma e l’autorità che aveva Jean Todt nella Ferrari dell’epoca d’oro.

Ma questo è un altro discorso.

Perché sostituire Vasseur e basta non cambierebbe automaticamente Ferrari.

Se domani arrivasse Christian Horner, non troverebbe una squadra nuova.

Troverebbe Ferrari.

Troverebbe gli stessi processi decisionali, gli stessi livelli gerarchici, gli stessi rapporti fra reparto tecnico e management, le stesse modalità di investimento e, soprattutto, la stessa cultura aziendale.

E quindi la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Vasseur è l’uomo giusto?”

La domanda vera è:

“La struttura Ferrari è organizzata per vincere un Mondiale di Formula 1?”

Perché sono due cose completamente diverse.

Il caso del motore: non è soltanto una questione di motoristi

Prendiamo la Power Unit.

Nel 2026 la componente elettrica è diventata enormemente più importante rispetto alla precedente generazione regolamentare. Il nuovo sistema richiede competenze profonde non soltanto nel motore endotermico, ma anche in MGU-K, elettronica di potenza, batterie e gestione dell’energia. Mercedes stessa descrive il proprio reparto HPP come una struttura che integra tutte queste competenze.

E qui c’è un nome che dovrebbe far riflettere: Lorenzo Sassi.

Sassi è un ex Ferrari. Dopo avere lavorato a Maranello sul progetto delle Power Unit, nel 2017 passò a Mercedes AMG High Performance Powertrains. Oggi è F1 Engineering Director di HPP.

Il punto non è sostenere che Sassi, da solo, abbia costruito il motore Mercedes.

Sarebbe una semplificazione.

Il punto è un altro: le persone possono cambiare ambiente e trovare strutture differenti, risorse differenti e metodologie differenti.

Mercedes, inoltre, ha sviluppato una competenza importante anche attraverso la Formula E. La stessa Mercedes-AMG HPP ricorda di avere conquistato sia il titolo Piloti sia quello Costruttori nelle stagioni 7 e 8 della Formula E.

Questa esperienza non significa automaticamente che Mercedes abbia vinto la sfida tecnica 2026 esclusivamente grazie alla Formula E.

Ma dimostra una cosa fondamentale: la conoscenza tecnologica si costruisce investendo, sperimentando e anticipando i cambiamenti.

Ed è questo il tipo di domanda che Ferrari dovrebbe porsi.

Anticipare la tecnologia, non inseguirla

Il punto non è sapere oggi chi abbia progettato meglio una singola parte della Power Unit.

Il punto è capire chi ha iniziato prima a prepararsi per il futuro.

Quando arrivano regolamenti completamente nuovi, non basta prendere gli ingegneri migliori e dirgli di costruire un motore.

Bisogna avere anni di ricerca, simulazioni, banchi prova, esperienza nel controllo dell’energia, software, elettronica di potenza, batterie, sistemi ibridi e soprattutto una struttura capace di far dialogare tutte queste competenze.

Questa è una responsabilità che va molto oltre il Team Principal.

Vasseur non può decidere da solo la strategia tecnologica complessiva di Ferrari.

E nemmeno Horner potrebbe farlo.

Horner avrebbe più carisma, ma non sarebbe la soluzione magica

Christian Horner possiede certamente un’esperienza e un carisma che potrebbero consentirgli di esercitare una forte influenza all’interno di una struttura.

Ma anche Horner, da solo, non potrebbe risolvere il problema Ferrari.

Potrebbe probabilmente imporsi maggiormente, chiedere cambiamenti, modificare alcuni processi e pretendere maggiore autonomia.

Ma se il vertice aziendale non costruisse intorno a lui una struttura coerente, il risultato sarebbe inevitabilmente limitato.

E questo riporta esattamente alle parole di Hamilton.

Il problema non è soltanto chi siede sulla poltrona del Team Principal. È come funziona tutto ciò che sta sopra, intorno e sotto quella poltrona.

Anche la gestione dei piloti fa parte del problema

C’è poi un’altra componente: la gestione sportiva.

Qui Vasseur ha inevitabilmente una responsabilità maggiore.

Gestire contemporaneamente Charles Leclerc e Lewis Hamilton richiede una struttura sportiva estremamente solida. Strategie, gerarchie operative, comunicazione interna, sviluppo della vettura e gestione delle aspettative devono funzionare come un unico sistema.

Ma anche in questo caso Vasseur non è l’unico responsabile.

Esiste una struttura sportiva.

Esistono tecnici.

Esistono responsabili di reparto.

Esistono livelli manageriali superiori.

Ed è proprio questa complessità che rende semplicistica l’idea secondo cui basterebbe sostituire Vasseur per risolvere tutto.

Elkann e il problema della comunicazione al vertice

C’è poi un’altra questione che personalmente considero importante: la presenza pubblica del vertice Ferrari.

John Elkann e Benedetto Vigna non sono figure paragonabili, per esperienza diretta nella gestione di una squadra di Formula 1, a uomini come Jean Todt, Ross Brawn e Luca Cordero di Montezemolo.

Il confronto storico è inevitabilmente diverso: Todt era il Team Principal, Brawn il direttore tecnico e Montezemolo il presidente. Erano ruoli differenti e una struttura costruita su competenze specifiche.

Ma proprio per questo il confronto fa emergere una domanda.

Chi rappresenta oggi una visione sportiva complessiva della Ferrari Formula 1?

Perché Vasseur è il Team Principal, ma sopra di lui esiste un management aziendale.

E le parole di Hamilton hanno riportato proprio questo elemento al centro del dibattito.

La Ferrari di Montezemolo, Todt e Brawn non funzionava così

Non si tratta di rimpiangere automaticamente il passato.

La Formula 1 è cambiata.

Sono cambiate le regole, i budget, le tecnologie, il personale e persino il modo di gestire una squadra.

Ma la Ferrari vincente di quegli anni aveva una caratteristica fondamentale: ogni livello della struttura aveva una funzione precisa e una leadership riconoscibile.

Montezemolo rappresentava la direzione politica e aziendale.

Todt guidava la squadra.

Brawn guidava l’area tecnica.

E intorno a loro c’era una struttura di competenze costruita nel tempo.

Non era un singolo uomo a vincere.

Era un’organizzazione.

Ed è proprio questo che oggi sembra mancare alla Ferrari.

Non serve un nuovo capro espiatorio

Per questo motivo, trasformare Christian Horner nel nuovo salvatore di Maranello sarebbe un errore di prospettiva.

E trasformare Fred Vasseur nel capro espiatorio sarebbe altrettanto semplicistico.

Vasseur può essere giudicato per i risultati ottenuti e per le sue capacità di leadership. Personalmente non ritengo che abbia dimostrato di possedere il carisma di un Jean Todt.

Ma la sostituzione di Vasseur, da sola, non cambierebbe la Ferrari.

Servirebbe qualcosa di molto più profondo.

Una riorganizzazione della struttura.

Una diversa catena decisionale.

Una strategia tecnologica più lungimirante.

Investimenti mirati nelle aree che saranno decisive nei prossimi cicli regolamentari.

Una gestione sportiva più forte.

E soprattutto una leadership aziendale capace di assumersi la responsabilità del progetto Formula 1 nel suo complesso.

Hamilton ha quindi centrato il problema

Ed è proprio per questo che le dichiarazioni di Lewis Hamilton sono probabilmente più importanti di tutte le indiscrezioni su Horner.

Hamilton non ha chiesto la sostituzione di Vasseur.

Ha fatto qualcosa di diverso.

Ha detto, in sostanza, che Vasseur non è l’intera Ferrari.

Ci sono persone sopra di lui.

C’è una struttura.

Ci sono responsabilità che attraversano diversi livelli.

E ci sono cambiamenti che, secondo Hamilton, andrebbero fatti anche se lui non ha voluto specificare quali.

Questa è la parte realmente interessante della sua dichiarazione.

Perché Ferrari può cambiare Vasseur.

Può prendere Horner.

Può prendere un altro Team Principal.

Può cambiare dieci ingegneri.

Può portare a Maranello nuovi tecnici.

Ma se non cambia il modo in cui l’intera organizzazione pensa, investe, decide e lavora, il rischio è semplicemente quello di cambiare le persone lasciando intatto il problema.

E forse è proprio questo il punto che Ferrari dovrebbe finalmente affrontare.

**Non chiedersi soltanto chi debba guidare la Ferrari.

Chiedersi perché la Ferrari, con tutte le risorse che possiede, non riesca ancora a costruire una struttura capace di vincere.**

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