Il weekend di Monza potrebbe aver lasciato conseguenze molto più pesanti degli appena otto punti raccolti dalla Ferrari davanti ai tifosi. Secondo indiscrezioni provenienti dal paddock, i vertici del Cavallino non avrebbero gradito quanto accaduto nel GP d’Italia e la posizione di Frédéric Vasseur sarebbe tornata sotto osservazione. Ma il vero problema di Ferrari va oltre il team principal.
- Monza riporta Vasseur al centro del dibattito
- Il problema non nasce a Monza: Hamilton-Leclerc era una bomba annunciata
- La scelta Hamilton aveva davvero senso?
- Due galli nello stesso pollaio funzionano solo con una monoposto dominante
- Ferrari ha perso uomini prima ancora di prendere Hamilton
- Vasseur ha costruito la sua Ferrari: cambiarlo oggi risolverebbe davvero il problema?
- Horner e Coletta: perché i loro nomi iniziano a circolare
- Il vero problema Ferrari è la leadership sportiva
- Analisi NEWSF1
Monza doveva essere il simbolo della rinascita Ferrari. La SF-26 arrivava nel Tempio della Velocità con la nuova Power Unit ADUO 2, una settimana intera di entusiasmo costruita attorno agli aggiornamenti tecnici e la speranza di rilanciare la corsa al Mondiale davanti al pubblico di casa.
La domenica ha prodotto l’effetto opposto.
Ferrari ha chiuso il weekend con appena otto punti, una gara compromessa nei primi giri e una Mercedes che ha conquistato Monza con Andrea Kimi Antonelli davanti ai tifosi della Rossa. È un’immagine che pesa molto più della classifica.
Secondo quanto riportato da The Race, citando fonti interne al paddock, quanto accaduto a Monza non sarebbe stato accolto positivamente dalla dirigenza Ferrari e avrebbe aumentato la pressione attorno a Frédéric Vasseur.

Monza riporta Vasseur al centro del dibattito
Le indiscrezioni non parlano di un esonero imminente.
Parlano di una Ferrari che avrebbe iniziato a interrogarsi sulla direzione intrapresa dal progetto SF-26 dopo uno dei weekend più deludenti della stagione. La presenza a Monza del presidente John Elkann e dell’amministratore delegato Benedetto Vigna avrebbe reso ancora più delicata la valutazione interna del Gran Premio.
Sotto osservazione non ci sarebbe soltanto la gestione della gara italiana, ma anche alcune decisioni prese durante tutta la stagione: lo sviluppo della monoposto, la gestione della Power Unit e, soprattutto, il modo in cui Ferrari continua ad amministrare il rapporto tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

Il problema non nasce a Monza: Hamilton-Leclerc era una bomba annunciata
Quello visto alla Prima Variante non è un episodio isolato.
Il dualismo tra Hamilton e Leclerc accompagna Ferrari ormai da diverse gare. A Monza è semplicemente esploso davanti a tutti.
Charles Leclerc chiude Hamilton alla Prima Variante, costringendolo sulla ghiaia e compromettendo immediatamente la gara del compagno di squadra. Pochi minuti dopo arriva anche l’errore alla Curva Alboreto, che mette fine alla corsa del monegasco.
Due episodi nello stesso Gran Premio che riaprono una domanda inevitabile: Ferrari può davvero continuare a lasciare due piloti liberi di lottare quando il Mondiale richiederebbe una gestione diversa?
La scelta Hamilton aveva davvero senso?
Qui nasce una riflessione più profonda.
Quando Ferrari annunciò Lewis Hamilton, molti raccontarono l’idea di un campione chiamato ad accompagnare Leclerc nella crescita della squadra.
Una lettura che oggi appare molto difficile da sostenere.
Hamilton non arriva a Maranello per fare il gregario. Arriva per vincere. E quando torna competitivo, come sta accadendo nel 2026, inevitabilmente entra in competizione diretta con Leclerc.
Ferrari si ritrova così con due piloti che puntano allo stesso obiettivo, senza una gerarchia definita.
Due galli nello stesso pollaio funzionano solo con una monoposto dominante
La storia della Formula 1 dice una cosa abbastanza chiara.
Le grandi coppie di campioni hanno convissuto quando la macchina era nettamente superiore al resto del gruppo.
La McLaren di Senna e Prost dominava il campionato. La Mercedes di Hamilton e Rosberg aveva un vantaggio enorme sul resto della griglia.
La Ferrari del 2026 non si trova in quella situazione.
Quando non hai la monoposto migliore, ogni punto perso in uno scontro interno pesa il doppio.
Ed è esattamente quello che Monza ha mostrato.
Ferrari ha perso uomini prima ancora di prendere Hamilton
C’è anche un altro tema che torna inevitabilmente d’attualità.
Negli ultimi anni Ferrari ha visto partire diverse figure tecniche importanti e ha attraversato una profonda riorganizzazione interna.
Il progetto SF-26 nasce proprio durante questa fase di ricostruzione, con nuovi responsabili tecnici e una struttura modificata rispetto alle stagioni precedenti.
La domanda che oggi molti si pongono è semplice: era quello il momento giusto per aggiungere anche un sette volte campione del mondo dentro una squadra ancora in fase di costruzione?
Vasseur ha costruito la sua Ferrari: cambiarlo oggi risolverebbe davvero il problema?
Frédéric Vasseur è arrivato a Maranello con carta bianca per costruire il proprio gruppo di lavoro.
In questi anni Ferrari ha inserito uomini scelti direttamente dal team principal francese e ha riorganizzato diversi reparti tecnici e sportivi.
Per questo motivo un eventuale cambio non sarebbe un’operazione semplice.
Sostituire Vasseur significherebbe intervenire su una struttura costruita proprio da lui, con il rischio di aprire un’altra fase di transizione mentre il regolamento 2026 è appena iniziato.

Horner e Coletta: perché i loro nomi iniziano a circolare
Le indiscrezioni del paddock hanno inevitabilmente fatto emergere anche possibili alternative.
The Race cita Christian Horner come una figura che Ferrari aveva già valutato in passato e Antonello Coletta come un dirigente molto stimato all’interno del gruppo Ferrari grazie ai risultati ottenuti nel WEC.
Al momento, però, si parla soltanto di scenari e valutazioni. Nessuna decisione sarebbe stata presa e non esisterebbe un piano B già definito.
Il vero problema Ferrari è la leadership sportiva
L’aspetto più preoccupante emerso da Monza non è soltanto tecnico.
Ferrari continua a trasmettere la sensazione di una squadra che reagisce agli eventi invece di anticiparli.
Il contatto tra Leclerc e Hamilton arriva dopo altri episodi di tensione nelle gare precedenti. Eppure non sembra esserci un codice di comportamento chiaro quando i due piloti si trovano ruota a ruota.
Le grandi squadre, nei momenti decisivi della stagione, prendono decisioni anche impopolari. Ferrari, almeno finora, ha scelto di non farlo.
Analisi NEWSF1
Monza non decide il futuro di Frédéric Vasseur, ma cambia inevitabilmente il livello della pressione che grava sul team principal Ferrari.
Le indiscrezioni riportate da The Race raccontano una dirigenza insoddisfatta del weekend italiano, ma il problema non può essere ridotto a un solo nome. La SF-26 ha mostrato limiti tecnici, il muretto continua a lasciare dubbi e il dualismo tra Hamilton e Leclerc rischia di costare punti pesantissimi proprio mentre Mercedes appare molto più organizzata nella gestione dei propri piloti.
Ferrari è davanti a un bivio: continuare con l’attuale progetto chiedendo a Vasseur una svolta immediata, oppure mettere in discussione la leadership della squadra. Dopo Monza, la sensazione è che a Maranello non sia più sotto esame soltanto la SF-26, ma l’intera direzione sportiva del Cavallino.
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