Monza doveva essere la gara della riscossa. La Ferrari arrivava nel Gran Premio d’Italia con il peso delle aspettative di un intero popolo e con il racconto di una squadra pronta a riaprire il Mondiale Costruttori. Invece il weekend di Monza ha raccontato una verità completamente diversa: la Ferrari oggi non sta lottando per il titolo, sta semplicemente partecipando al campionato.
- Il problema della Ferrari non è soltanto Leclerc, è la leadership
- Gli errori di Leclerc diventano errori della squadra
- Ferrari parla di squadra, ma non si comporta da squadra
- Due piloti forti possono convivere solo con una macchina dominante
- Monza dimostra che il Mondiale Costruttori è praticamente finito
- Vasseur non è riuscito a gestire il momento più delicato della stagione
- Ferrari partecipa al Mondiale, non lo combatte
- L’editoriale NewsF1
È una differenza enorme. E fa ancora più male perché arriva davanti ai tifosi di casa, nella gara che avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta della stagione.
Questo non è un articolo contro Charles Leclerc o Lewis Hamilton. È un editoriale contro una gestione che continua a ripetere gli stessi errori e che, dopo Monza, non può più essere difesa.

Il problema della Ferrari non è soltanto Leclerc, è la leadership
Il tema principale non è l’incidente della Prima Variante o il ritiro di Leclerc alla Curva Alboreto. Quelli sono gli effetti. La causa è molto più profonda.
Fred Vasseur continua a ripetere che lascia libertà ai propri piloti. È una frase che suona bene davanti ai microfoni, ma la Formula 1 non si vince con gli slogan. Si vince con una squadra che ha regole chiare, responsabilità precise e qualcuno che prende decisioni quando serve.
A Monza tutto questo è mancato.
Leclerc e Hamilton si trovano ruota a ruota alla Prima Variante. Charles chiude la porta con troppa aggressività, Hamilton finisce nella ghiaia e perde immediatamente una quantità enorme di posizioni. La gara della Ferrari numero 44 è compromessa dopo poche centinaia di metri.
Il punto è semplice: un Gran Premio non si vince alla prima curva, soprattutto quando il pilota all’interno è il tuo compagno di squadra.

Gli errori di Leclerc diventano errori della squadra
Charles Leclerc ha sbagliato. È inutile girarci intorno.
Prima compromette la gara di Hamilton con una manovra evitabile. Poi, pochi giri dopo, finisce violentemente contro le barriere alla Curva Alboreto, mettendo fine alla propria gara e provocando la bandiera rossa.
Due errori nello stesso Gran Premio.
Ma la domanda che ci poniamo è un’altra: perché continuano a ripetersi?
Anche nella gara precedente Leclerc aveva ignorato una chiamata del muretto. Anche lì Ferrari aveva lasciato correre. Nessuna presa di posizione, nessun richiamo pubblico, nessun segnale di disciplina.
Quando un comportamento si ripete, non è più soltanto responsabilità del pilota. Diventa responsabilità della squadra che lo permette.
Ferrari parla di squadra, ma non si comporta da squadra
C’è una parola che ricorre continuamente nelle dichiarazioni di Maranello: squadra.
Ma essere una squadra non significa soltanto dirlo.
Essere una squadra significa proteggere il risultato collettivo anche quando bisogna prendere decisioni scomode. Significa dire a un pilota che certe situazioni non possono più ripetersi. Significa mettere il Mondiale davanti agli interessi individuali.
Oggi questa sensazione non esiste.
Leclerc appare sempre più un pilota lasciato libero di seguire il proprio istinto, anche quando quell’istinto diventa dannoso per il team.
Hamilton, dall’altra parte, paga il prezzo di una gestione che non riesce a imporre regole uguali per tutti.
Due piloti forti possono convivere solo con una macchina dominante
La storia della Formula 1 è piena di esempi.
Senna e Prost potevano permettersi una rivalità interna perché la McLaren era imprendibile.
Hamilton e Rosberg hanno combattuto fino all’ultima gara perché Mercedes aveva un vantaggio enorme su tutti.
Ferrari oggi non è in quella situazione.
La SF-26 rincorre Mercedes, McLaren e Red Bull. Ogni punto perso pesa il doppio. Ogni contatto interno è un regalo agli avversari.
Pensare di affrontare un Mondiale lasciando due piloti completamente liberi di ostacolarsi significa ignorare quarant’anni di storia della Formula 1.
Monza dimostra che il Mondiale Costruttori è praticamente finito
Il dato più duro arriva guardando la classifica.
Mercedes esce da Monza con il massimo dei punti possibili grazie alla doppietta Antonelli-Russell. Ferrari raccoglie soltanto il risultato di Hamilton, mentre Leclerc resta a zero.
Il distacco aumenta ancora.
E soprattutto aumenta la sensazione che la Ferrari non abbia più il controllo della stagione.
Nelle ultime gare la Scuderia aveva almeno mostrato una macchina competitiva. A Monza, invece, la SF-26 è sembrata inferiore a Mercedes, inferiore a McLaren e anche alla Red Bull di Verstappen.
Il Gran Premio che doveva riaprire il campionato lo ha praticamente chiuso.
Vasseur non è riuscito a gestire il momento più delicato della stagione
Il lavoro di un team principal non si misura soltanto sugli aggiornamenti tecnici o sulle conferenze stampa.
Si misura quando la squadra entra in crisi.
A Monza serviva qualcuno che mettesse ordine.
Serviva qualcuno che ricordasse ai piloti quale fosse l’obiettivo della Ferrari.
Serviva qualcuno che impedisse di buttare via punti preziosi tra compagni di squadra.
Questo non è successo.
Ed è per questo che Monza rappresenta il momento più difficile della gestione Vasseur.
Perché la Ferrari non perde soltanto una gara. Perde credibilità nella corsa al titolo.
Ferrari partecipa al Mondiale, non lo combatte
È la frase che sintetizza tutto il weekend.
Una squadra che vuole diventare campione del mondo non può permettersi errori ripetuti, tensioni interne e assenza di leadership.
Ferrari continua a parlare di crescita, di progetto e di libertà tra i piloti. Ma il Mondiale si vince con organizzazione, disciplina e decisioni.
Oggi manca tutto questo.
Monza certifica una realtà che ormai è difficile ignorare: la Ferrari non sta combattendo per il Mondiale Costruttori. Sta semplicemente partecipando al campionato, mentre gli avversari continuano a costruire il proprio vantaggio gara dopo gara.
L’editoriale NewsF1
Monza lascia una ferita profonda. Non perché Leclerc sia finito contro le barriere o perché Hamilton abbia perso posizioni alla Prima Variante. Lascia una ferita perché ha mostrato la Ferrari più fragile della stagione.
Una Ferrari senza una guida forte nei momenti decisivi.
Una Ferrari che continua a parlare di libertà quando servirebbero regole.
Una Ferrari che, davanti al proprio pubblico, ha dato l’impressione di non avere ancora la mentalità di una squadra che vuole vincere il Mondiale.
Ed è questa, più del risultato della domenica, la sconfitta più pesante dell’era Fred Vasseur.
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